ATLETI ALL'ESTERO:

Io sono nato in un’umile famiglia di San Paolo, nella parte più interna del Brasile. Qui lavoravamo trasportando le arance dalle piantagioni.
Quando iniziai a giocare a calcio con i XV de Jau (SP), le cose non andavano molto bene. La squadra stava attraversando una cattiva stagione, a tal punto che non poteva nemmeno permettersi di pagarci gli stipendi nei tempi previsti. Pensai anche di lasciare il calcio per lavorare in modo diverso, in quanto avevo davvero bisogno di aiutare economicamente la mia famiglia. In quel periodo, un mio amico (e compagno di club) mi invitò a partecipare ad un incontro degli Atleti di Cristo. Accettai l’invito e proprio lì imparai che Dio voleva avere una relazione personale con me. Sebbene avevo sentito parlare tante volte di Dio, solo lì realizzai che conoscerlo “per sentito dire” non era abbastanza. Decisi poi di cercare una relazione più intima con il Signore e Gli permisi ti diventare la mia guida in tutte le circostanze. Da quel momento le cose iniziarono ad andare bene nella mia vita e vi era una sensazione di pace: fui mandato a giocare in prestito per il San Paolo S. C., dove velocemente arrivai a diventarne un titolare dell’undici di partenza. Giocavo bene e la società mi propose un contratto. Era iniziata la mia carriera professionistica, che, oltre alla vittoria di tanti titoli, include la partecipazione ai Mondiali del 2002.
Giocare il Mondiale di calcio era un grande
desiderio della mia vita, quindi, lo reputo come un regalo di Dio per me. Oltre
a segnare il goal che
Giovanni 11:25: “Gesù disse: «Io sono la
risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà»”.