PARLANO DI NOI: 


(21 novembre 2007)
 
Atleti di Cristo: una festa di fede
Legrottaglie: «Pace, amore, serenità: così è cambiata la mia vita»
 
Paolo Gentilotti

PIACENZA - «A un certo punto, mi sono fatto una domanda: cosa ci sto a fare nella vita? Le risposte le ho trovate nella Bibbia, in un contatto diretto con Dio. Ho capito che dovevo mettere la mia vita nelle sue mani. Una promessa che gli avevo fatto già quando avevo 13 ani, ma poi avevo dimenticato. Mi piaceva la vita del calciatore, frequentare gli ambienti vip. Mi sono ricordato nei momenti di difficoltà, quando sembrava che la mia carriera stesse per finire, di quel patto che avevo fatto con Dio: gli avevo chiesto di diventare un calciatore famoso, in cambio lo avrei onorato per sempre. Improvvisamente tutto è cambiato: ho trovato pienezza nella vita, la mia carriera ha ripreso vigore, oggi sono titolare nella Juve. E voglio trasmettere a tutti la parola di Dio».
Nicola Legrottaglie, difensore-goleador della Juve, non manca all'appuntamento con l'adunata dell'associazione "Atleti di Cristo", in scena al Park Hotel con la regìa del biancorosso Tomas Guzman. Una serata con forte sapore sudamericano, un tuffo in una realtà che sembra lontana anni luce dallo sfavillare conosciuto del calcio. Sono venuti da tante parti d'Italia e anche dalla Svizzera. Giocatori famosi come Legrottaglie, Vidigal del Livorno, Zè Maria, ex Perugia e Inter, ma anche molto meno famosi, come un gruppo di brasiliani che gioca a calcio a cinque in Abruzzo, un terzetto di rugbisti di serie A del Viadana, Giacomo Santini, che gioca a volley in A1 a Perugia, un maestro di arti marziali. E, come invitati, i biancorossi Patrascu, Rantier, Bianco, Wolf, Zammuto, Maurantonio e Capodici. Ci sono anche mogli, fidanzate, bambini, qualcuno stringe fra le mani la Bibbia e la consulta in continuazione.
Guzman dà il benvenuto, poi parte la musica. Una band vera e propria, con tanto di coriste. Bravi. Sul grande schermo scorrono le parole delle canzoni, parte un karaoke comune, tutti in piedi a battere le mani, agitare le bracia, segnare il ritmo con il corpo. Si cantano le lodi del Signore, in un clima di piacere estasiato, di sorrisi larghi come tutta la faccia.
È l'ora delle testimonianze. La prima di Legrottaglie. Aggiunge: «La mia fede era latente, quando ho incontrato Guzman a Siena, dove giocavamo insieme, lui mi ha fatto scoprire come non basti credere, ma farlo davvero, avere un rapporto continuo e diretto con Dio, essere coerenti anche nella vita. Cioè leali nello sport, ad esempio. Adesso cerco di trasmettere nel mio ambiente questa visione delle cose, la pienezza che dà questa nuova scoperta, una vera e propria rinascita. Vivo lo spogliatoio di una grande squadra, vi assicuro che campioni che dal di fuori sembrano avere di tutto e di più, molte volte sentono questo vuoto interiore, questa mancanza di appagamento. Voglio offrire loro una soluzione reale a questo problema».
Parlano anche altri, tutti a dire che nella vita i momenti difficili si superano grazie alla fede, che può regalare, se vissuta davvero, «pace, gioia, serenità e amore». Viviamo un'esperienza diversa, coinvolgente, un modo di vivere lo sport completamente diverso. Ma anche la vita.
Ricomincia la musica, tutti si rialzano in piedi, su un tavolino ci sono calendari e altro materiale che parla di questo rapporto senza intermediari con Dio. La fede è un dono, ma può bastare un incontro per fartela scoprire. Lasciamo la sala, tutti ci salutano così: «Dio ti benedica». Grazie, ce n'è sempre bisogno.

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