PARLANO DI NOI:

PIACENZA
- «A un certo punto, mi sono fatto una domanda: cosa
ci sto a fare nella vita? Le risposte le ho trovate nella Bibbia, in un
contatto diretto con Dio. Ho capito che dovevo mettere la mia vita nelle sue
mani. Una promessa che gli avevo fatto già quando avevo 13 ani, ma poi avevo
dimenticato. Mi piaceva la vita del calciatore, frequentare gli ambienti vip.
Mi sono ricordato nei momenti di difficoltà, quando sembrava che la mia
carriera stesse per finire, di quel patto che avevo fatto con Dio: gli avevo
chiesto di diventare un calciatore famoso, in cambio lo avrei onorato per
sempre. Improvvisamente tutto è cambiato: ho trovato pienezza nella vita, la
mia carriera ha ripreso vigore, oggi sono titolare nella Juve. E voglio
trasmettere a tutti la parola di Dio».
Nicola
Legrottaglie,
difensore-goleador della Juve, non manca all'appuntamento con l'adunata
dell'associazione "Atleti di
Cristo", in scena al Park Hotel con la regìa del biancorosso
Tomas Guzman.
Una serata con forte sapore sudamericano, un tuffo in una realtà che sembra
lontana anni luce dallo sfavillare conosciuto del calcio. Sono venuti da tante
parti d'Italia e anche dalla Svizzera. Giocatori famosi come Legrottaglie,
Vidigal
del Livorno,
Zè Maria,
ex Perugia e Inter, ma anche molto meno famosi, come un gruppo di brasiliani
che gioca a calcio a cinque in Abruzzo, un terzetto di rugbisti di serie A del
Viadana, Giacomo Santini, che gioca a volley in A1 a Perugia, un
maestro di arti marziali. E, come invitati, i biancorossi Patrascu, Rantier,
Bianco, Wolf, Zammuto, Maurantonio e Capodici. Ci sono anche mogli,
fidanzate, bambini, qualcuno stringe fra le mani la Bibbia e la consulta in
continuazione.
Guzman
dà il benvenuto, poi parte la musica. Una band vera e propria, con tanto di
coriste. Bravi. Sul grande schermo scorrono le parole delle canzoni, parte un
karaoke comune, tutti in piedi a battere le mani, agitare le bracia, segnare
il ritmo con il corpo. Si cantano le lodi del Signore, in un clima di piacere
estasiato, di sorrisi larghi come tutta la faccia.
È l'ora delle testimonianze. La prima di Legrottaglie. Aggiunge: «La mia fede
era latente, quando ho incontrato Guzman a Siena, dove giocavamo insieme, lui
mi ha fatto scoprire come non basti credere, ma farlo davvero, avere un
rapporto continuo e diretto con Dio, essere coerenti anche nella vita. Cioè
leali nello sport, ad esempio. Adesso cerco di trasmettere nel mio ambiente
questa visione delle cose, la pienezza che dà questa nuova scoperta, una vera
e propria rinascita. Vivo lo spogliatoio di una grande squadra, vi assicuro
che campioni che dal di fuori sembrano avere di tutto e di più, molte volte
sentono questo vuoto interiore, questa mancanza di appagamento. Voglio offrire
loro una soluzione reale a questo problema».
Parlano anche altri, tutti a dire che nella vita i momenti difficili si
superano grazie alla fede, che può regalare, se vissuta davvero, «pace, gioia,
serenità e amore». Viviamo un'esperienza diversa, coinvolgente, un modo di
vivere lo sport completamente diverso. Ma anche la vita.
Ricomincia la musica, tutti si rialzano in piedi, su un tavolino ci sono
calendari e altro materiale che parla di questo rapporto senza intermediari
con Dio. La fede è un dono, ma può bastare un incontro per fartela scoprire.
Lasciamo la sala, tutti ci salutano così: «Dio ti benedica». Grazie, ce n'è
sempre bisogno.
(Potete guardare le foto dell'evento cliccando QUI)