PARLANO DI NOI: 


(gennaio 2009)

Intervista a Favasuli

Vice-capocannoniere della Cavese con quattro reti all'attivo, di cui tre realizzate dal dischetto con gran freddezza.
Francesco Favasuli è una bella realtà della formazione biancoblù allenata da Andrea Camplone. Francesco è anche un «atleta di Cristo» e ne va fiero. Come per tanti altri suoi colleghi pallonari più famosi come Kaká e Legrottaglie su tutti, l'incontro con la religione ha illuminato il suo cammino. Francesco è nato il 24 agosto del 1983 nel cuore della Locride e qui il ragazzo di Calabria ha dato i primi calci al pallone. Poi il salto di qualità. Il viaggio della speranza per un talentuoso come lui ad Ascoli in cadetteria a 19 anni. Su quel palcoscenico ci resterà due anni. Poi il passo indietro al Teramo in C1 con non pochi problemi esistenziali. Dalle stelle alla polvere il passo rischia di essere brevissimo e pericoloso. Il giovane Favasuli non si ritrova più. A salvarlo però dalla crisi interiore un incontro illuminante. «Quando andai a Teramo conobbi- ricorda ancora con occhi lucidi Francesco - Marco Aurelio e Renato Bondi. Entrambi brasiliani, erano stati già contagiati dal movimento che è nato in Brasile nell'84 grazie ai calciatori Joao Leite e Baltazar, e che ha messo radici in Italia grazie proprio a Marco Aurelio nel 2000. Marco Aurelio e Bondi, che ho saputo essere stato un ex aquilotto - continua Favasuli - mi invitarono a casa loro per chiacchierare un po' e per descrivermi ciò che un atleta di Cristo faceva per testimoniare la sua fede. Mi accolsero con una bibbia in mano e leggemmo alcuni brani. Rimasi folgorato da quell'incontro e da allora sono diventato un atleta di Cristo e ne vado fiero». Ma cosa significa questo per un ragazzo in un mondo così ad alto rischio quale quello del calcio? «Avere il cuore leggero, affidandolo al Signore - aggiunge il centrocampista della Cavese - Ogni giorno della mia vita lo dedico a lui come anche tutto quello che riesco a fare sul campo. Il nostro fine è quello di testimoniare con il nostro comportamento, nel nostro piccolo, la grandezza del progetto divino che chiede a ciascuno di noi di vivere sulla strada del Vangelo». Gli «Atleti di Cristo» si ritrovano spesso per incontri comuni nei quali parlare delle loro esperienze e delle loro tensioni morali. «E' bello tutto ciò. Siamo sempre in molti in questi momenti comuni - continua Francesco - Quando posso non li diserto». Ragazzo semplice, alla mano. Senza fronzoli ma anche consapevole della sua fortuna. «Rispetto a tanti altri miei coetanei debbo essere grato a Dio per quei doni che mi ha dato. Economicamente sono un privilegiato perché non ho i problemi di tanti altri. Ma è proprio a chi sta peggio che noi dobbiamo guardare e fare il possibile per dargli una mano. Intanto voglio vivere il più semplicemente possibile e senza correre appresso ai miti consumistici che un altro dio, quello del danaro, richiama. L'incontro con gli «Atleti di Cristo» mi ha cambiato totalmente. Prima ero più egoista e istintivo. Non il successo in cima ai miei desideri, non i miti della macchina o delle belle donne - conclude Favasuli - Ora c'è molto di più, il Signore. E sono maturato, dentro e fuori dal campo».