PARLANO DI NOI:

Intervista
a Favasuli
Vice-capocannoniere
della Cavese con quattro reti all'attivo, di cui tre realizzate dal dischetto
con gran freddezza.
Francesco
Favasuli è una bella realtà della formazione biancoblù allenata da
Andrea Camplone. Francesco è anche un «atleta
di Cristo» e ne va fiero. Come per tanti altri suoi colleghi pallonari
più famosi come
Kaká e
Legrottaglie
su tutti, l'incontro con la religione ha illuminato il suo cammino. Francesco
è nato il 24 agosto del 1983 nel cuore della Locride e qui il ragazzo di
Calabria ha dato i primi calci al pallone. Poi il salto di qualità. Il viaggio
della speranza per un talentuoso come lui ad Ascoli in cadetteria a 19 anni.
Su quel palcoscenico ci resterà due anni. Poi il passo indietro al Teramo in
C1 con non pochi problemi esistenziali. Dalle stelle alla polvere il passo
rischia di essere brevissimo e pericoloso. Il giovane Favasuli non si ritrova
più. A salvarlo però dalla crisi interiore un incontro illuminante. «Quando
andai a Teramo conobbi- ricorda ancora con occhi lucidi Francesco -
Marco Aurelio e Renato
Bondi. Entrambi
brasiliani, erano stati già contagiati dal movimento che è nato in Brasile
nell'84 grazie ai calciatori Joao Leite e Baltazar, e che ha messo radici in
Italia grazie proprio a Marco Aurelio nel 2000. Marco Aurelio e Bondi, che ho
saputo essere stato un ex aquilotto - continua Favasuli - mi invitarono a casa
loro per chiacchierare un po' e per descrivermi ciò che un atleta di Cristo
faceva per testimoniare la sua fede. Mi accolsero con una bibbia in mano e
leggemmo alcuni brani. Rimasi folgorato da quell'incontro e da allora sono
diventato un atleta di Cristo e ne vado fiero». Ma cosa significa questo per
un ragazzo in un mondo così ad alto rischio quale quello del calcio? «Avere il
cuore leggero, affidandolo al Signore - aggiunge il centrocampista della
Cavese - Ogni giorno della mia vita lo dedico a lui come anche tutto quello
che riesco a fare sul campo. Il nostro fine è quello di testimoniare con il
nostro comportamento, nel nostro piccolo, la grandezza del progetto divino che
chiede a ciascuno di noi di vivere sulla strada del Vangelo». Gli «Atleti di
Cristo» si ritrovano spesso per incontri comuni nei quali parlare delle loro
esperienze e delle loro tensioni morali. «E' bello tutto ciò. Siamo sempre in
molti in questi momenti comuni - continua Francesco - Quando posso non li
diserto». Ragazzo semplice, alla mano. Senza fronzoli ma anche consapevole
della sua fortuna. «Rispetto a tanti altri miei coetanei debbo essere grato a
Dio per quei doni che mi ha dato. Economicamente sono un privilegiato perché
non ho i problemi di tanti altri. Ma è proprio a chi sta peggio che noi
dobbiamo guardare e fare il possibile per dargli una mano. Intanto voglio
vivere il più semplicemente possibile e senza correre appresso ai miti
consumistici che un altro dio, quello del danaro, richiama. L'incontro con gli
«Atleti di Cristo» mi ha cambiato totalmente. Prima ero più egoista e
istintivo. Non il successo in cima ai miei desideri, non i miti della macchina
o delle belle donne - conclude Favasuli - Ora c'è molto di più, il Signore. E
sono maturato, dentro e fuori dal campo».