PARLANO DI NOI:

Fuori dalla chiesa
Il calciatore
Francesco Favasuli,
capitano del Teramo, ha trovato la fede. Non l'ha trovata in una chiesa, o
attraverso un volantino, e nemmeno a un concerto evangelistico: in un momento di
crisi, tre stagioni fa, gli venne suggerito di leggere la Bibbia. A
suggerirglielo, e poi a seguirlo, furono due suoi colleghi:
Renato Rafael Bondi e
Marco Aurelio, due
calciatori brasiliani. Due Atleti di Cristo.
E pensare che c'è chi non vede l'utilità di iniziative che si pongano fuori dal
contesto della chiesa locale. Parliamo di organizzazioni come GBU, Gedeoni,
Atleti di Cristo - per non parlare di testate, emittenti e portali cristiani -,
che nonostante il loro costante impegno nel portare il messaggio di speranza del
vangelo, talvolta vengono viste con fastidio. «C'è già la chiesa», si sente
dire, a giustificare la tesi della scarsa utilità di strutture ulteriori.
E invece. Invece la chiesa non arriva ovunque, anzi. Ci sono settori specifici
della società dove la chiesa non riesce, per sue caratteristiche specifiche, a
entrare: come le università, come le scuole. Come gli stadi.
In contesti specifici, solo chi è del settore può capire. Capire i problemi, il
modo di vivere, i patemi, e suggerire efficacemente soluzioni non banali a
problemi. Problemi veri, ma che fuori dall'ambiente nemmeno si riescono a
cogliere come tali. Vale per lo studente, il professionista, l'atleta, il
personaggio dello spettacolo.
Non comprenderlo è insensibilità verso il bisogno di chi soffre e sta cercando
una soluzione.
Siamo diversi, veniamo da percorsi diversi. Non sempre la strada è la stessa. La
salvezza, quella sì: il riconoscimento del fallimento, l'accettazione del dono
di Gesù, la nuova vita. Ma poi le variazioni sul tema sono tante, perché il
mondo cristiano è ricco. Ed è giusto riconoscerlo.
A volte crediamo, speriamo, ci illudiamo di essere uguali; uno stampino ci
rassicurerebbe, per capire meglio il nostro percorso e quello degli altri. E
invece la vita, la conversione, l'esperienza cristiana - prima e dopo - è
diversa da persona a persona. La nostra esperienza potrà essere simile (ma non
uguale) a quella di altre dieci, cento, mille persone, ma diversa da quella di
altrettante.
L'importante è riconoscerlo, e vedere questa diversità per quel che è: una
ricchezza, una gloria a chi ha avuto la capacità di crearci così
meravigliosamente dissimili, una benedizione. Non un limite.