PARLANO DI NOI: 


(14 novembre 2007)

Nuovo Legrottaglie «La mia rinascita? Questione di fede»

«Guzman a Siena mi ha introdotto agli Atleti di Cristo Da allora tutto è cambiato, mi sento più forte e sereno»

Paolo Forcolin

VINOVO (To)  Appena dopo aver segnato a Parma il gol che dimezzava lo svantaggio della Juve (2-1), Nicola Legrottaglie si è diretto di corsa verso il centro del campo facendo ai compagni di squadra un gesto chiaro con la mano: «Avanti, non perdiamo tempo in festeggiamenti, ce la possiamo fare». Lo stesso, identico gesto che fece Luca Vialli dopo aver realizzato il secondo gol (che significava pareggio) alla Fiorentina nella partita poi risolta dal gol al volo di un giovanissimo Ale Del Piero (4 dicembre ' 94). E per poco (vedi annullamento di un gol regolare di Iaquinta)non finiva allo stesso modo. Legrottaglie come Vialli?
«Magari... No, vi assicuro che non sapevo di aver fatto una cosa simile a quella di Luca. Mi è venuto spontaneo e per questo, adesso, ne sono ancora più orgoglioso».

Significa che la mentalità della Juve (e dei suoi giocatori) non è cambiata.
«Giochiamo sempre per vincere, questo sì».

Da quasi ex, passaggio in Turchia sfumato per un nulla, a trascinatore della difesa. Che è successo?
«Che purtroppo Andrade si è fatto male e che il mister ha deciso di cambiare, in difesa. Io e Chiellini stiamo facendo bene, l' intesa cresce. A lui piace giocare centrale, io l' ho sempre fatto. Giorgio è un ragazzo intelligente e umile, mi ascolta».

Più in generale, invece? Il Legrottaglie che arrivò dal Chievo e il Legrottaglie di ora in cosa differiscono?
«In tutto credo. Ogni tanto guardo le partite di allora e mi chiedo come ho potuto fare certi errori».

E cosa si risponde?
«Che è cambiata la mia testa. Nel senso che ora sono sereno, tranquillo, responsabilizzato».

Merito di chi?
«Di persone e di circostanze. Potrei dire della Juve che mi ha mandato a Siena. Perché a Siena ho rivisto Guzman (Tomas Andres Guzman, paraguaiano, ora al Piacenza, ndr) e Guzman mi ha aperto la testa».

Nel senso?
«Che mi ha parlato degli "Atleti di Cristo". Ha trovato in me terreno fertile perché ho avuto un educazione profondamente cristiana. Lo sono diventato anch' io. E da allora è cambiato tutto, vita in senso generale e vita calcistica».

Quanti sono gli atleti di Cristo?
«In Sudamerica e specialmente in Brasile ce ne sono tantissimi. In Italia l' idea è stata portata da Chamot, Zè Maria, Marco Aurelio. Adesso siamo in 25, e non solo calciatori».

Il segreto del suo giocar bene sta nella serenità data dalla fede?
«In gran parte, sì».

Volendo essere coerente, vi saranno anche delle rinunce.
«Certo. Ma non mi pesano poi tanto».

Un atleta di Cristo dice bugie agli arbitri?
«No. E se l' arbitro sbaglia glielo dice pure, nei dovuti modi».

A proposito: continuano a farla pagare, alla Juve?
«Non credo ci sia malafede, ogni arbitro vuole far bene. Certo, è strano vederci primi nella classifica dei rigori subiti... Speriamo vada meglio nel girone di ritorno»

Che effetto fa avere un fan club con tanto di sito e con oltre 100 iscritti?
«Bellissima sensazione. Sono amici miei di Mottola, vicino a Taranto».

Tanta violenza. Perché?
«Vado spesso nelle carceri. Lì odiano chi ha una divisa. Poi escono e vanno a fare proselitismo in curva. Bisognerebbe non farli entrare».

Cosa avrebbe fatto lei a Bergamo?
«Non gliel' avrei data vinta. Avrei giocato. I violenti cercano solo pubblicità. Meglio l' indifferenza».

Chi vince lo scudetto?
«Può perderlo solo l' Inter, troppo superiore. Ma se si rilassa...Dietro vedo la Roma, che ha qualcosina in più, poi noi e la Fiorentina»
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