PARLANO DI NOI:

Timossi Giampiero
Il Signore è la loro forza. Loro sono la forza di mezza serie A. «Veramente tanti fratelli giocano anche in B e C e praticano altri sport». Doverosa precisazione e così sia. Storia degli Atleti di Cristo e della «rinascita » di Nicola Legrottaglie. Uno che nell' estate 2007 doveva lasciare la Juventus, a prezzo di saldo. Aveva un piede sull' aereo, pronto per volare a Istanbul, tra gli «infedeli» del Besiktas. Racconterà il difensore: «Dietro le difficoltà c' è sempre un proposito». Il suo è (anche) quello di volare, in Champions e in campionato, aspettando il Chelsea e inseguendo l' Inter. Legrottaglie che non sbaglia una partita, che torna in Nazionale dopo quattro anni e che appena può s' intrufola nell' area avversaria. Uno che fa gol, come a Bergamo, nell' ultima domenica d' Avvento. Segna e poi mostra quello che sta scritto sotto la maglia bianconera: «Gesù Vive». Alleluia. La strada «Perché chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre. Questo dice Cristo». Tomas Guzman si limita a ricordarlo. Guzman è l' uomo della rinascita. Perché se amate il nuovo Legrottaglie, dovete pensare alla fiducia che gli ha dato il suo allenatore, Ranieri. Ma non dovete dimenticare un attaccante arrivato dal Paraguay alla Juve, dieci anni fa. Guzman ora ha 26 anni e gioca nel Piacenza. Ha già girato mezza Italia. Legrottaglie lo ha incontrato sulla via di Siena. Era il gennaio del 2006. Non è stata una folgorazione, ma quasi. Guzman racconta: «Nicola è rinato, ma in lui c' era un terreno fertile, sapevo che aveva ricevuto un' educazione cristiana, che voleva capire meglio il senso delle nostre vite. Ci siamo incontrati, è nata un' amicizia, con me e con mia moglie Sara. Ha iniziato a frequentare la nostra casa e poi i nostri gruppi di incontro. Preghiamo, studiamo la Bibbia, testimoniamo quello che Gesù è per noi. Così siamo rinati. Nicola, io e tanti altri atleti». Nel nome del figlio «Gli Atletas de Cristo» nascono in Brasile, nel 1984. L' iniziativa parte da due calciatori, Joao Leite e Baltazar. In Italia gli Atleti di Cristo s' incontrano dal 2000. Succede così: Vicenza-Perugia, prima del fischio d' inizio. Marco Aurelio, un vicentino, si avvicina a un avversario: «Dio ti benedica ». L' avversario, Zé Maria, gli risponde: «Amen». Racconta Guzman: «Ai nostri incontri gli atleti sono sempre più numerosi e questo ci riempie il cuore di gioia. I nomi? Molti sono noti, altri non tocca a me farli». Cristo è la forza di Kakà, Amauri, Rubinho, Renato Bondi che gioca ad Arezzo e Francesco Favasuli che sta alla Cavese. Calciatori bravi, belli, corteggiati e (più o meno) ricchi. Guzman sorride: «Nella Bibbia molti ricchi sono amati da Dio. Certo, la ricchezza non deve mai essere avidità e il denaro non può essere il principio che regola la nostra vita. Ma può essere un mezzo per aiutare chi è meno fortunato di noi». Eduardo Galeano ha scritto: «Le gentilezze provocano gratitudine».
** KAKA' E' LA STELLA MA QUANTI SPORTIVI
Tra i calciatori il più famoso è Kakà (Milan) ma gli Atleti di Cristo sono ormai un esercito. Esempi? Rubinho (Genoa), Ze Maria, Vidigal (Amadora), Santos (Reggina), Favasuli (Cavese), Bondi (Arezzo), l' arbitro brasiliano Marques. Negli altri sport: Ricardinho (Treviso) e Vissotto (Trento) per il volley, Ratti nel ciclismo.