PARLANO DI NOI:

Massimiliano Nerozzi
Difensore per mestiere,
predicatore per passione,
Nicola Legrottaglie
mica poteva peccare sotto Natale. Buca di testa l’Atalanta, s’alza la maglietta
in un religiosissimo strip e mostra al mondo la parola del Signore: «Gesu
vive», scritto giallo su nero, le tinte dello sponsor. Mescolando sacro e
profano, il suo colpo volante e l’icona (sacra) della Juve, che ha piazzato
cinque gol di testa nelle ultime tre partite: la potenza nell’alto dei cieli.
Nel cammino della ripresa, lo imitera Amauri, praticamente un aviere, che pero
preferisce il samba e un bacio alla fede coniugale.
«Me lo sentivo che avrei fatto gol - racconta Legrottaglie - anche se una maglietta sotto me la infilo sempre, sperando di farla vedere». In fondo, per bacino di fedeli, ormai un prato da calcio e meglio di una cattedrale: «Volevo ricordare a tutti che Gesu vive, e non e una persona che sta nei presepi. Questo e il mio messaggio, e sono stato contento di averlo mostrato sotto Natale». L’anno scorso, dopo un gol segnato, ne aveva fatta vedere un’altra, bianca: «C’era scritto "Io appartengo a Gesu", ed e una maglietta con le maniche corte. Questa nera, invece, e quella invernale». Un corredo come fosse l’Ecclesiaste: a ogni stagione la sua predica. E pazienza, se poi nel sottopassaggio rivela un paganissimo amuleto, Gigi Del Neri, che a questi livelli lo battezzo: «Mi porta fortuna - aggiunge il difensore bianconero - e lui s’e messo a ridere dicendo che gli faccio gol nonostante mi faccia marcare da due giocatori».
L’arma da scasso della Juve viaggia ormai tre metri sotto al cielo: con questo strumento puoi sfruttare il fisico che hai, e che invece, spesso, agli altri manca. La via bianconera alla salvezza, quando le fortezze non hanno varchi: semplicemente, le sorvoli. Come Amauri, all’ultimo tuffo a Lecce, o contro il Milan. Come Chiellini, contro i rossoneri, o ieri, non fosse stato in fuorigioco. Contano i centimetri che puoi piantare in area, e in aria, ma conta pure il disporre di piedi in grado di armarli. Si puo fare in molti modi, spedendo il pallone da fermo, come in territorio atalantino: corner di Del Piero, deviazione di Legrottaglie; punizione di Marchionni, testata del brasiliano. Oppure puoi affrancare la palla in corsa, alla De Ceglie, contro Lecce e Milan, per le fiondate volanti di Amauri. Meglio ancora, imbastire qualche tattica, soprattutto sui calci da fermo, come da tempo fanno Ranieri e il suo vice, Damiano: l’ultima opzione e il corner lungo, lontano dal traffico dell’area piccola. Centro di Chiellini, contro la difesa di Ancelotti, ieri replay di Legrottaglie. Da settembre, sono gia otto i gol fabbricati cosi. Per questo, Amauri sta segnando come mai prima: «Conta il lavoro che si fa in settimana - spiega il brasiliano - e poi alla Juve ti capitano tante opportunita di segnare». E, alla fine, ti potrebbe capitare pure di vincere qualcosa: «Se l’Inter e la davanti - chiude Legrottaglie - vuol dire che se lo merita, ma noi dovremo fare i punti necessari per prenderci lo scudetto, se loro rallentassero». Affidandosi al cielo, in tutti i sensi.