PARLANO DI NOI:

Tiziana Garofalo
Se uno ha talento
non può perderlo improvvisamente. Se uno è destinato a far parlare di se non
deve necessariamente essere un protagonista anche fuori dal campo. Se uno è
calciatore lo è anche se non fa vita mondana ogni sera. Sorprende parlare con
Nicola Legrottaglie
ma non più di tanto, perché basta vederlo in
campo per capire che qualcosa è cambiato, che quella serenità di cui tanto parla
esiste davvero. Da giovane promessa, quando giocava nel Chievo delle favole,
adesso guarda la realtà delle cose anzi la realtà e la spiritualità delle
persone perché come dice il difensore bianconero: "Se tutti ci facessimo seguire
da 'leggi' divine tutto sarebbe diverso".
Nicola Legrottaglie, difensore della Juventus ed ora anche della
nazionale. Il suo, vista la prestazione contro la Georgia, è stato un gradito
ritorno in azzurro dopo ben quattro anni.
“Si e credo che per un calciatore la soddisfazione più grande sia quella di
vestire la maglia della nazione per cui si
gioca. Rappresenta il massimo, io do
grazie a Dio dopo un’assenza di quattro anni sono riuscito a vivere nuovamente
questa incredibile emozione, uguale come la prima volta che sono sceso in campo
con la maglia azzurra”.
Sarà contento Ranieri, che sembra averle dato le chiavi della difesa
bianconera. Un bel risultato soprattutto per un giocatore che tutti avevano dato
per smarrito e che invece ha saputo ritrovarsi grazie all’aiuto di “Qualcuno”
che non lascia mai soli.
“Assolutamente io non ringrazierò mai persone umane per questo. Certo qualcuno
mi è stato vicino nei momenti di difficoltà come ad esempio i miei genitori, mia
sorella, mio cognato e alcuni amici, quelli veri, però aldilà dell’essere umano,
devo ribadire ancora una volta che la forza me l’ha data il Signore perché solo
con lui potevo trovare una forza interiore capace di farmi riconquistare ciò che
avevo perso”.
Settimana impegnativa per lei: nazionale, campionato e poi il grande
ritorno in Champions League…
“Si diciamo che ultimamente gli impegni crescono, sono tanti, poi noi alla
Juventus, non abbiamo avuto tanto modo
di riposarci o di alternarci per i tanti infortuni che non permettono al tecnico
di cambiare. Quindi mi tocca un attimino “tirare la carretta” come si suol dire…
però fino a quando sto così bene fisicamente e riesco a mettermi al disposizione
della
squadra sono contento. Più gioco e più
arriva la fiducia”.
L’Inter ha Quaresma e Ibrahimovic, il Milan Kakà e Ronaldinho, voi forse
nomi meno blasonati e da jet set del calcio ma sembrate essere più squadra e
questo in una stagione lunga può essere la vera carta vincente.
“Io delle altre squadre in realtà non invidio nulla perché sono convinto che la
nostra squadra sia fortissima. E’ un gruppo molto compatto. Sono convinto che
faremo bene anche rispetto alle altre squadre. Quest’anno siamo migliorati e
faremo meglio dell’altro anno. I tempi sono giusti, c’è gente che ha fame di
vittorie e di far bene ed io non posso che essere contento di far parte di
questa squadra”.
Domenica c’è l’Udinese di Di Natale vero mattatore della prima giornata
di campionato. Da compagni di squadra in nazionale ad avversari per tre punti
utili alla classifica.
"Pensare alla classifica già alla seconda giornata di
campionato forse è un po’ prematuro.
Siamo ancora all’inizio però chiaramente sarà una bella
partita tra due squadre che stanno bene.
Per quel che riguarda Totò (ndr, Di Natale) credo che sia un fenomeno, quindi
bisogna trattarlo come tale, con il massimo dell’attenzione. E’ così forte che
tra lui e Ronaldinho credo che il giocatore dell’Udinese sia più decisivo alla
fine, quindi dobbiamo stare attenti e concentrati anche perché i nostri
avversari non sono solo Di Natale. L’Udinese ha una bella squadra con giocatori
forti. Sono da temere”.
Galliani è stato chiaro, il Milan punta allo scudetto, la Juventus a
cosa punterà?
“A tutto! Ovviamente vogliamo far bene e arrivare in fondo a tutte le
competizioni. E’ chiaro che all’inizio tutte le squadre vogliono vincere il
campionato, poi però solo con l’andare avanti della stagione, si capirà la forza
delle squadre e dove ciascuna di queste potrà arrivare”.
Parliamo un po’ di attualità extrscalcistica. In Italia non si riesce a
eliminare i teppisti dagli stadi. Ciò che è successo in Roma-Napoli ne è la
prova. Un peccato però negare a chi tifa realmente uno spettacolo come quello di
una partita di calcio.
“Si vede che alla fine negli stadi ci sono più teppisti che altro. Ecco perché
vengono chiusi. Forse però a questa gente si è anche data la possibilità di
entrare negli stadi. Credo che sia giusto rispettare le autorità, quello che
fanno credo che lo facciano in nome della giustizia. Io le rispetto ma non
condivido il fatto che persone del genere possono disturbare uno spettacolo
serio come il calcio. C’è gente che al mondo d’oggi non ha pudori ma soprattutto
valori soprattutto cristiani. Se facessimo guidare tutto non da leggi umane ma
divine si andrebbe molto meglio. Non ho dubbi”.
Tutti parlano di rinascita, di una nuova vita e di un Legrottaglie tirato a
lucido in campo e negli allenamenti. Ma fuori dal manto verde com’è oggi la vita
di Nicola, ragazzo di 32 anni?
“E’ ancora più lucida che in campo. Ho trovato nel mio interiore una forza
incredibile. Una volta che uno mette a posto l’anima, al di fuori è chiaro che
sta meglio. Avendo una visione diversa. Ho trovato una fede e un Dio che
gestisce la tua vita. Ora prendo la vita in un altro modo. Non sono il solo ma
fino a quando uno non la prova non può capire. Ora so che ciò che mi si diceva
da piccolo è vero: è meglio seguire percorsi spirituali che non carnali”.