PARLANO DI NOI:

Nicola Legrottaglie,
32 anni, difensore della Juventus e della Nazionale. Ha scritto il libro
autobiografico Ho fatto una promessa, che esce il 24 marzo. Un uomo di fede che
perdona tutti e che predica castità e vangelo. Vanity Fair l'ha incontrato...
Il Difensore di Dio
Nicola Legrottaglie,
difensore bianconero, è una vecchia conoscenza di Vanity Fair. Lo
intervistammo nell'autunno del 2003 quando, all'età di 27 anni, dopo una
stagione esaltante nel Chievo Verona, era appena stato comprato dalla
Juventus.
Pugliese, capelli lunghi con le mèche bionde, occhi azzurri, portamento elegante
(in campo lo chiamano "il duca"), oltre alle aspettative dei tifosi alimentava
quelle femminili, complice qualche vanità di troppo. Dopo essersi presentato
alla firma del contratto con la dirigenza bianconera in bermuda e ciabatte
infradito, per l'intervista era arrivato griffato dalla testa ai piedi e non si
era mai tolto gli occhiali da sole.
Raccontava di aver preso casa nella centralissima piazza Castello, affittando
l'ex appartamento di Pippo Inzaghi, "c'è pure la vasca idromassaggio"
precisava, fiero. Il passaggio alla Juve aveva quadruplicato il suo stipendio:
un milione di euro. Durante il servizio fotografico aveva chiesto di posare
mentre baciava la Bibbia, in omaggio alla sua religione evangelica.
Da quel giorno sono passati quasi sei anni, molte cose sono successe: il
calciatore è stato in prestito un anno al Bologna (2005) e un altro al Siena
(2006), la Juventus è stata travolta dal ciclone Calciopoli.
Legrottaglie a Torino è tornato solo quando la squadra, causa penalizzazione, è
dovuta ripartire dalla serie B. Ma è la sua vita, soprattutto, a essere
cambiata.
Lo racconta in Ho fatto una promessa (Piemme Editore), un libro
autobiografico, in libreria dal 24 marzo, che parla della sua esperienza di
fede. La metamorfosi non è solo spirituale: quando lo incontro ha i capelli di
un bel castano naturale, indossa jeans e una semplice maglietta girocollo
bianca. Non vive più in centro nell'ex casa di Inzaghi ma in una strada
periferica che il tassista non conosce, in un appartamento carino ma all'interno
di un palazzo popolare e anonimo.
Perché si è trasferito qui?
All'inizio è stata un'esigenza di mia madre: da Mottola (il suo paese
d'origine, ndr) ogni anno viene a stare due mesi da me a Torino e voleva un
appartamento da cui si potesse raggiungere a piedi la chiesa evangelica, che è
qui vicino. Ora è comodo anche per me, visto che anch'io frequento la comunità e
passo a pregare quasi tutte le sere.
Non le
manca l'idromassaggio?
Quello c'è anche qui (Indica il piano di sopra
dove ci sono il bagno e la camera da letto).
Però adesso lo farà da solo: ha dichiarato che da due anni pratica
l'astinenza sessuale.
Più di due. L'ultima ragazza l'ho avuta quando ho accettato Gesù dentro di
me, tre anni fa.
Eppure già sei anni fa, durante la nostra prima intervista, mi disse che era
religioso e leggeva la Bibbia ogni sera.
La leggevo e pregavo, ma per abitudine. Non avevo ancora sperimentato che
cosa significa veramente conoscere Gesù.
Com'è avvenuta questa esperienza?
Dopo il primo anno alla Juve, dove non ho passato bei momenti a livello
lavorativo, mi sentivo triste e vuoto: avevo tutto -soldi, successo, donne - ma
non ero contento. Mi sono allora venuti in mente i discorsi che mia madre mi ha
sempre fatto sull'importanza della ricchezza interiore rispetto a quella
esteriore. Ho capito che aveva ragione e ho fatto il passo verso la fede, ovvero
ho iniziato a leggere la Bibbia con più attenzione chiedendo a Dio di aiutarmi a
capirla: ci sono riuscito.
Se non avesse giocato male a pallone, quindi, non sarebbe successo?
A 13 anni avevo fatto una promessa: avevo detto a Dio che se mi avesse fatto
arrivare in serie A come calciatore, un giorno sarei diventato missionario. Lui
l'ha mantenuta mentre io l'avevo dimenticata, distratto dalle cose materiali. Il
periodo nero alla Juve è servito a ricordarmela. Oggi vorrei essere una luce per
chi lavora nel mio ambiente e sto lavorando per costruire missioni evangeliche
dove diffondere la parola di Gesù. A Torino organizzo già ogni lunedì sera degli
incontri, siamo più di 70 persone .
Da calciatore donnaiolo a predicatore.
Infatti nello spogliatoio qualcuno mi chiama così prendendomi in giro. Ma è
normale: chi non ha fatto la mia stessa esperienza non può capirmi. Le battute,
poi, sono soprattutto sull'astinenza sessuale.
Qualcuno mette in dubbio la sua virilità?
Quello no perché sono sempre stato chiaro sul perché lo faccio: seguo i
dettami della Bibbia e voglio preservarmi per la donna che diventerà mia moglie.
Ai compagni che mi fanno domande, spiego poi che l'astinenza serve a eliminare
ogni tipo di dipendenza: dall'alcol, droga o donne. Si fa l'errore di pensare
che se non fai sesso non stai bene, invece se tu non regali il tuo corpo alla
prima venuta e ti metti nelle mani di Dio, ti accorgi che il desiderio
addirittura svanisce.
Quindi lei adesso non prova
più desiderio sessuale.
Se conosco una ragazza e mi piace, provo attrazione,
ma rinunciare non mi costa fatica, mi viene naturale.
Quindi, se prova attrazione per una donna si frena.
La bacio. Di certo non ho rapporti completi; di una donna mi interessa più
conoscere l'anima del fisico. Se poi incontrassi quella giusta non starei a
lungo fidanzato, ma mi sposerei.
Quante storie caste ha avuto in questi tre anni?
Nessuna può definirsi "storia". Ho conosciuto qualche ragazza ma sentivo a
pelle che non era per me. Non mi lamento, è stata la volontà di Dio:
evidentemente in questi tre anni dovevo dedicarmi a lui senza distrazioni, per
crescere spiritualmente.
Che cosa deve avere una donna per essere quella giusta?
Sicuramente deve credere in Dio. Se fosse un'infedele sarebbe già un segnale
chiaro che mi arriva dal cielo.
Potrebbe sempre convertirla.
Certo. Come io mi sto preservando per lei, so che anche la mia futura moglie
sta facendo lo stesso.
Nel libro fa anche un appello ai calciatori omosessuali, costretti a vivere
nell'ombra, e dice che se hanno bisogno di parlare, lei è disponibile.
Vorrei dire loro che Dio ama tutti allo stesso modo, etero e omosessuali e
non devono sentirsi discriminati. E che leggere la Bibbia può aiutarli ad avere
tutte le risposte.
La Chiesa, però, condanna l'omosessualità.
Da credente seguo il Vangelo dove c'è scritto che uomo e donna sono creati
per essere una sola carne, non parla di due persone dello stesso sesso. Noto poi
che chi è omosessuale spesso si sente infelice e ha bisogno di comunicare,
perché sentirsi così fuori dal coro ti dà una sensazione di non essere a posto.
Io sono disponibile ad ascoltare.
Ha sentito la canzone di Povia Luca era gay al Festival di Sanremo?
Non ho visto il Festival ma ho presente la canzone. Anch'io ho avuto un
amico che ha fatto quel percorso, da omosessuale a etero, e penso che se c'è
riuscito lui possono farlo tutti.
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