PARLANO DI NOI:

Pino Vaccaro
MALNATE
Oltre mille persone hanno ascoltato in religioso silenzio la testimonianza
di
Nicola Legrottaglie.
Il campione della Juventus e della nazionale si è raccontato giovedì sera nella
parrocchia di San Martino a Malnate davanti a una folla immensa, nella quale è
spiccata la presenza di tanti giovanissimi, bambini e ragazzi delle scuole
calcio.
Il "patto" con Gesu’
Giocatori in erba con gli stessi sogni del bambino Nicola Legrottaglie che
all’età di 13 anni, tra le mura della sua cameretta chiese ingenuamente a Gesù
di farlo diventare un calciatore, con la promessa che da grande avrebbe poi
fatto il missionario e diffuso la sua parola. Quel bambino, che di domenica
andava in chiesa solo per far felice una madre molto religiosa, è cresciuto,
acquistando una consapevolezza nuova verso la spiritualità fino a diventare
un’atleta di Cristo, un uomo che cammina con le proprie gambe con una serenità
interiore disarmante. Ora il difensore centrale bianconero è un’altra persona e
si è raccontato per più di due ore. «Volevo diventare un calciatore fin da
piccolo – ricorda Legrottaglie – mio padre mi ha trasmesso la grande passione
per il calcio, mia madre, invece, guardava con diffidenza quel mondo e mi
portava in chiesa con la forza. In quel momento mi raccontava delle cose che non
potevano soddisfare le mie esigenze, ma pur di non deluderla andavo in chiesa. A
distanza di molti anni ho raccolto quei frutti che mia madre aveva seminato».
Grazie mamma
La gavetta, con la trafila nelle squadre giovanili, poi le categorie minori
fino alla serie A e poi addirittura la nazionale; per Nicola è stato come
toccare il cielo con un dito, il massimo dei sogni: «Mi chiedevo – ripete il
difensore - per quale motivo tornando a casa ero triste. Eppure avevo tutto ciò
che si poteva sognare, un contratto milionario, le belle macchine, le donne. Ho
cominciato a pensare alle parole che mi diceva mia madre e ho capito che aveva
ragione». Un vortice di domande, di dubbi e di profonde riflessioni stravolgono
i suoi pensieri e il suo spirito: «Mi sono accorto che c’era qualcosa che non
andava, il pensiero della morte mi ha avvicinato a Dio, non mi spiegavo che
senso avesse nascere per poi dover morire. Mi sono avvicinato a Dio, ho affidato
la mia vita a Dio, ho bussato alla porta del Signore. Lui non fa distinzione con
nessuno, dà una chance a tutti, bussate alla sua porta». Per la sua conversione
è stato decisivo l’incontro con il senese
Tomas Guzman:
Legrottaglie va a Siena dopo la prima difficile stagione con la casacca
altrettanto bianconera della Juve. «Ho visto nei suoi occhi una luce diversa –
racconta – mi ha aiutato, parlavamo della Bibbia e di Gesù. Da quel momento ho
iniziato a camminare da solo».
Una nuova missione
Legrottaglie si ritrova prima come uomo e poi come calciatore, riconquista la
maglia della Juventus e poi anche quella della nazionale. Gesù diventa il
riferimento assoluto della sua esistenza e senza imbarazzi lo ha raccontato ai
tanti bambini che, alla fine, lo hanno subissato di domande prima di assalirlo
per gli autografi e le foto di rito. Nel frattempo Nicola ha dato vita alla «Missione
Paradiso» e si divide ogni settimana tra Torino e Milano per condividere con
un’ottantina di persone l’amore e la fede per il Signore.
