PARLANO DI NOI: 


(14 Marzo 2009)

Se uno juventino segna un gol in chiesa
Oltre mille persone a Malnate per Legrottaglie, testimone di fede

Pino Vaccaro

MALNATE Oltre mille persone hanno ascoltato in religioso silenzio la testimonianza di Nicola Legrottaglie. Il campione della Juventus e della nazionale si è raccontato giovedì sera nella parrocchia di San Martino a Malnate davanti a una folla immensa, nella quale è spiccata la presenza di tanti giovanissimi, bambini e ragazzi delle scuole calcio.


Il "patto" con Gesu’
Giocatori in erba con gli stessi sogni del bambino Nicola Legrottaglie che all’età di 13 anni, tra le mura della sua cameretta chiese ingenuamente a Gesù di farlo diventare un calciatore, con la promessa che da grande avrebbe poi fatto il missionario e diffuso la sua parola. Quel bambino, che di domenica andava in chiesa solo per far felice una madre molto religiosa, è cresciuto, acquistando una consapevolezza nuova verso la spiritualità fino a diventare un’atleta di Cristo, un uomo che cammina con le proprie gambe con una serenità interiore disarmante. Ora il difensore centrale bianconero è un’altra persona e si è raccontato per più di due ore. «Volevo diventare un calciatore fin da piccolo – ricorda Legrottaglie – mio padre mi ha trasmesso la grande passione per il calcio, mia madre, invece, guardava con diffidenza quel mondo e mi portava in chiesa con la forza. In quel momento mi raccontava delle cose che non potevano soddisfare le mie esigenze, ma pur di non deluderla andavo in chiesa. A distanza di molti anni ho raccolto quei frutti che mia madre aveva seminato».

Grazie mamma
La gavetta, con la trafila nelle squadre giovanili, poi le categorie minori fino alla serie A e poi addirittura la nazionale; per Nicola è stato come toccare il cielo con un dito, il massimo dei sogni: «Mi chiedevo – ripete il difensore - per quale motivo tornando a casa ero triste. Eppure avevo tutto ciò che si poteva sognare, un contratto milionario, le belle macchine, le donne. Ho cominciato a pensare alle parole che mi diceva mia madre e ho capito che aveva ragione». Un vortice di domande, di dubbi e di profonde riflessioni stravolgono i suoi pensieri e il suo spirito: «Mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava, il pensiero della morte mi ha avvicinato a Dio, non mi spiegavo che senso avesse nascere per poi dover morire. Mi sono avvicinato a Dio, ho affidato la mia vita a Dio, ho bussato alla porta del Signore. Lui non fa distinzione con nessuno, dà una chance a tutti, bussate alla sua porta». Per la sua conversione è stato decisivo l’incontro con il senese
Tomas Guzman: Legrottaglie va a Siena dopo la prima difficile stagione con la casacca altrettanto bianconera della Juve. «Ho visto nei suoi occhi una luce diversa – racconta – mi ha aiutato, parlavamo della Bibbia e di Gesù. Da quel momento ho iniziato a camminare da solo».

Una nuova missione
Legrottaglie si ritrova prima come uomo e poi come calciatore, riconquista la maglia della Juventus e poi anche quella della nazionale. Gesù diventa il riferimento assoluto della sua esistenza e senza imbarazzi lo ha raccontato ai tanti bambini che, alla fine, lo hanno subissato di domande prima di assalirlo per gli autografi e le foto di rito. Nel frattempo Nicola ha dato vita alla «Missione Paradiso» e si divide ogni settimana tra Torino e Milano per condividere con un’ottantina di persone l’amore e la fede per il Signore.