PARLANO DI NOI:

La pace degli atleti di Cristo
Carlo Nesti
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
“La pace vi lascio, la mia pace vi do. Non come la dà il mondo io ve la do”.
LA PACE DEGLI ATLETI DI CRISTO
Mi piace chiudere questi 2 anni di rubrica, fra Vangelo e sport, con una delle
frasi di Gesù più ricca di significati. E’ quella nella quale non ci viene
lasciata in eredità la “felicità”, come massimo traguardo di noi peccatori, ma
la “pace”. Nel termine “pace”, come lo stesso Gesù dice, da intendere in modo
diverso da quello terreno, c’è uno stato di beatitudine assoluto, ben
superiore alla semplice gioia.
Anche chi apparentemente dovrebbe possedere già qualsiasi cosa, come un ricco
calciatore professionista, sente l’esigenza di arrivare a questo stadio di
benessere spirituale: “Amico caro, ti parlo come uno che dalla vita ha avuto
tutto: soldi, donne, notorietà, ecc...ma fino a quando Dio non si e'
impossessato del mio cuore, completamente, ero un uomo pieno di dubbi, non ero
mai contento”.
Chi si confessa è il giocatore della Juventus
Nicola
Legrottaglie, che
dopo un periodo felice, che lo aveva portato sino alla Nazionale, ha
conosciuto un periodo bruttissimo, ma ora è tornato a esprimersi ai massimi
livelli. Si tratta di uno dei 25 “atleti di Cristo”, che risiedono in
Italia, e che trovano nella Bibbia le motivazioni per condurre la loro
carriera e la loro esistenza, secondo i principi cristiani.
Il traino è soprattutto sudamericano, tanto che Nicola ricorda che è stato un
paraguayano,
Tomas Guzman,
a Siena, a riportarlo sulla “strada giusta”, in un momento di grande
inquietudine e confusione. La chiave di tutto è capire che, nelle circostanze
positive, ma, in particolare, in quelle negative, Gesù è un amico fedele, e un
modello da seguire. Ora va in campo con una autorevolezza ritrovata.
Il più rappresentativo, a livello sportivo, dei 25 è sicuramente
Kaká del Milan, uno dei tanti brasiliani che fanno parte del
movimento. Ed è lui a svelare che nel 2002, quando il Brasile vinse i Mondiali,
la preghiera dei giocatori verdeoro non fu per conquistare la Coppa del Mondo,
ma perché, chiunque la conquistasse, quel giorno, onorasse il Signore. E il
destino ha voluto che fosse proprio il Brasile.