PARLANO DI NOI:

I Seguaci di Cristo nello Sport Tarantino
Vissotto, Flavia Prado, Favasuli: Tra Fede e Sport
Giovanni di Meo
Inginocchiato
al centro del campo. Le braccia aperte verso il cielo, il volto quasi
trasfigurato: occhi chiusi, la bocca sussurra una preghiera. Un dialogo
silenzioso, intimo e profondo con Dio, mentre tutto intorno a te c’è la bolgia
infernale di uno stadio che celebra la sua liturgia, e ti adora come una
divinità pagana. Hai appena vinto la Coppa dei Campioni. Per capire cosa voglia
dire essere un “Atleta di Cristo”, l’immagine alla quale guardare è
quella di Ricardo Kakà.
Nella notte di Atene, il 23 maggio, mentre i suoi compagni si lasciavano andare
a feste scatenate il fuoriclasse brasiliano del Milan ha pregato, immortalato
dalle televisioni di mezzo mondo, dopo il successo rossonero sul Liverpool.
Chissà se faranno lo stesso
Francesco Favasuli,
Leandro “Leo” Vissotto e
Flavia Prado. Il calciatore
del Martina, il neo-opposto della Prisma e la cestista del Cras compongono
infatti la piccola colonia di Atleti di Cristo nella nostra provincia. A
loro va idealmente aggiunto
Nicola Legrottaglie,
che pur giocando lontano dalla Puglia, nella Juventus, è tarantino - mottolese,
per la precisione - di nascita. Anche lui ha abbracciato il movimento, costola
della Chiesa Evangelica, nato in Brasile nel 1984, su iniziativa dei calciatori
Leite e Baltazar ed importato nel nostro Paese, nel 2000, sempre da due
brasiliani, Marco Aurelio
e Ze Maria. “Visione”
ed obiettivi sono spiegati, sul web, dal sito atletidicristo.org: «Promuovere,
in ogni modo possibile, il messaggio del Vangelo attraverso lo sport, mandare
atleti, votati a Dio, in altre città e nazioni, affinchè possano proclamare il
messaggio dell’amore di Dio, preparare responsabili e collaboratori in grado di
evangelizzare e fare discepoli tra gli altri atleti». Ogni settimana gli
Atleti di Cristo, organizzazione autofinanziata, si incontrano a Piacenza,
con le rispettive famiglie, per una sorta di preghiera collettiva.
La prima a sbarcare a Taranto è stata Flavia Prado, brasiliana naturalizzata italiana, l’unica donna che fa parte della filiale italiana del movimento. «Per me far parte degli Atleti di Cristo significa far parte di un gruppo che fa dello sport un canale per parlare di Gesù. E’ anche una grande responsabilità far vedere la differenza nel nostro comportamento in campo, dove proviamo delle situazioni difficili, però è lì che comincia la testimonianza, la differenza degli atleti di Cristo» ha raccontato la giocatrice crassina.
L’incontro con Marco Aurelio e Renato Bondi è stato invece decisivo per la conversione del calciatore Francesco Favasuli, questa estate vicinissimo al trasferimento al Taranto dal Teramo, prima di essere dirottato al Martina. «In quel periodo - ha dichiarato al sito degli “atleti” - non stavo vivendo un bel momento per quanto riguardava la mia vita professionale. Facendo due chiacchiere con loro, mi invitarono a casa loro. Accettai l’invito e iniziarono a farmi leggere la Bibbia. Prima di allora non l’avevo mai letta in un modo così approfondito. Essa parlava davvero al mio cuore e, così, grazie a Dio per questo, conobbi il Signore Gesù Cristo, facendo di Esso il mio personale Salvatore. E’ stata un’esperienza bellissima, praticamente indescrivibile. Prima ero una persona che non ragionava e istintiva. Pensavo solo a fare successo nel mondo del calcio e a realizzare tutti i miei desideri materiali, come le belle macchine. Ora, invece, capisco che ogni cosa è nelle mani di Dio e ci sono cose molte più importanti del possedere una bella macchina. Sul piano personale, Gesù mi ha fatto molto maturare, sono diventato molto più riflessivo e, prima di reagire impulsivamente, rifletto attentamente su ciò che sto per fare». “Fratello in Cristo” (come si definiscono tra loro i membri del movimento) con Prado e Favasuli è anche Leo Vissotto. L’opposto scelto dalla Prisma Taranto per sostituire il connazionale Rodrigues Anderson è, con Sergio e Ricardinho, uno dei pallavolisti brasiliani che predicano il Vangelo in Italia. Per lui è Taranto la nuova frontiera dell’evangelizzazione, tra un muro ed una schiacciata.