PARLANO DI NOI: 


(30 novembre 2007)

Uniti dalla religione evangelica, divisi dalla partitissima di San Siro

Legrottaglie e Kaká predicatori: «Viviamo seguendo la parola di Gesù»
Il bianconero si è convertito tre anni fa: «Sono sereno e rendo di più in campo». Il milanista educato ai precetti della Bibbia: «Vorrei diventare pastore»


Marina Salvetti

TORINO. E’ tutta una questione di scelta di vita. E abbracciare la fede, nel senso più profondo del termine, significa incardinare la propria esistenza su valori alla ricerca di una felicità che è di là da venire ma che può essere anche trovata nelle piccole cose di vita quotidiana. E chi, come
Nicola Legrottaglie e
Kaká, fa della competizione ai massimi livelli il proprio lavoro, ha un motivo in più per rispettare regole e avversari. Già, perché un Atleta di Cristo, ha il compito di professare il proprio credo attraverso il comportamento, dando l’esempio, cercando di essere campione anche fuori dal campo. Doveri in più, una stretta via da percorrere ma anche la gioia di vivere intensamente lo sport e non solo quello. E la fede non pesa mai, anzi aiuta. Perché, anche in campo, quando tutto sembra andare storto, esiste la consapevolezza interiore di poter ricorrere a un soccorso che può essere cercato solo da chi crede.
Uniti dalla fede, divisi dal campo. Legrottaglie e Kakà si troveranno l’uno contro l’altro domani sera a San Siro e vivranno la sfida con quell’espressione serena di chi è in pace con se stesso perché lo è con Dio. Il difensore come ha più volte spiegato nelle interviste, parla quotidianamente con Dio, ma lo fa nella dimensione privata, quando è in campo non ama esternare la sua religiosità, neppure facendosi il segno della croce; il fantasista, invece, vive la componente religiosa non solo all’interno della famiglia ma come espressione di vita. Non c’è quindi da stupirsi se al polso porta il braccialetto di metallo con la scritta Jesus, se gli scarpini che calza hanno cucita la scritta «Dio è fedele», se sotto la maglia rossonera indossa sempre una t-shirt con la scritta « I belong to Jesus » ( io appartengo a Dio), se dopo aver segnato un gol alza le braccia al cielo in segno di ringraziamento. Ogni aspetto della sua vita ruota intorno a Dio: dal matrimonio evangelico, celebrato nel dicembre 2005 a San Paolo, fino al figlio, che la moglie Caroline Celico attende, ritenuto un dono di Dio.
Profondamente religiosi, Legrottaglie e Kakà, ma diversi nell’approccio all’evangelismo. Fratello Nicola, come viene chiamato nelle riunioni della Chiesa evangelica di via Spalato, a Torino, o nella comunità di Beinasco, paese dell’hinterland, ha abbracciato la fede appena tre anni fa. «Stavo a Siena e a gennaio arrivò un ragazzo,
Tomas Guzman, dal Crotone. Un giorno mi chiese perché non credevo. È stato lì che ho aperto gli occhi e ho cominciato questo bellissimo cammino » . Il cambiamento è totale: addio allo sciupafemmine con l’aria da fighetto, le meches bionde e le occhiaie dopo le nottate in discoteca, nasce un nuovo Legrottaglie. «Riconosco il mutamento e, se mi guardo indietro, rivedo un tipo appariscente, superficiale. Ne ho fatte di notti al Toqueville o all’Hollywood. Se stavo dieci giorni senza una donna battevo la testa contro il muro, mentre adesso sono serenissimo anche senza, perché so che la persona giusta arriverà e quando la incontrerò sarà ancora più bello. Anche le prospettive sono diverse: se prima potevo essere contento di giocare bene qualche partita, ora la vittoria è seguire la parola di Gesù. Vivo seguendo la parola di Dio e gli insegnamenti della Bibbia».
Il Pallone d’Oro Kakà non ha avuto bisogno di essere folgorato dalla conversione perché fin da piccolo i genitori hanno educato lui e il fratello Digao alla confessione evangelica. «Io sono cresciuto con i precetti della Bibbia». E non perde occasione per ringraziare Gesù, senza tentennamenti o ripensamenti. Anzi, quando smetterà di giocare ha già in mente quale strada percorrere. «A fine carriera mi piacerebbe molto diventare un pastore evangelico. E’ un percorso impegnativo, bisogna studiare teologia, seguire un corso, approfondire lo studio della Bibbia. Non è così semplice applicare alla società di oggi cose scritte migliaia di anni fa. Ma proprio questo è il compito di un buon pastore: attualizzare l’insegnamento della Bibbia » . L’evangelizzazione è anche un obiettivo del bianconero Legrottaglie: « Mi piace condividere la fede e trasmetterla. Mi basta mettere il dubbio a chi mi ascolta, non pretendo molto di più. Mi impegnerò sempre di più per diffondere la parola di Cristo».
Giocatori, Atleti di Cristo e predicatori. La difficoltà sta però nel conciliare fede e calcio. «L’idea di guadagnare è passata in secondo piano - spiega lo juventino -, ma l’ambizione è anche più forte di prima: la mia serenità mi aiuta e fare bene il mio lavoro. Il materialismo è inevitabile quando circolano tanti soldi, gli uomini ne sono attratti. Ma per fortuna non sono solo».