Alessandro Mancini

Alessandro Mancini

Pro Tirino Calcio

Italia

Chi è Alessandro Mancini “calciatore” e come nasce la tua passione per il calcio?

Alessandro incomincia a tirare i primi calci ad un pallone all’età di 6 anni circa sotto il cortile di casa insieme agli amichetti del palazzo durante le solite interminabili partitelle pomeridiane. La passione per il calcio nasce in quel periodo vedendo giocare Del Piero in tv ed innamorandomi di questo sport bellissimo. Sin da quando ero bambino desideravo giocare in una squadra e frequentare una scuola calcio, ma le modeste condizioni economiche della mia famiglia non lo permettevano, sin quando un giorno, all’età di 11 anni, finalmente questo mio sogno diventa possibile ed inizio ad allenarmi con una squadra di Pescara, la città in cui sono nato e cresciuto. In campo cerco di dare sempre il meglio ed impegnarmi al massimo perché questo sport per me è unico e  riesce a dare grandi emozioni che aiutano anche a crescere.

E chi è, invece, l’Alessandro Mancini “uomo”?

Nella vita fuori dal campo sono un ragazzo semplice, di 20 anni, a cui piace divertirsi in modo sano, stare in compagnia e amo e cerco di rispettare al meglio questa vita preziosa che mi è stata donata e le persone che mi circondano. Studio Economia e Management, e cerco di essere testimonianza vivente dell’amore di Gesù per ognuno di noi in ogni situazione e contesto.

Come si è evoluta la tua carriera?

Ho iniziato a giocare ad 11 anni a livello regionale nel settore giovanile, dagli Esordienti agli Allievi, della FlaccoPorto Pescara: qui avevo iniziato giocando da attaccante, poi un caro allenatore ci ha visto bene e mi ha “inventato” difensore. Ai 17 anni, non essendo stato incomprensibilmente confermato, rocambolescamente vengo trasferito nella Juniores nazionale del Morro d’Oro: era la prima volta che giocavo un campionato così impegnativo. Qui colleziono un buon numero di presenze e calcisticamente cresco molto. L’anno successivo, essendo la Prima Squadra retrocessa in Eccellenza, non si riforma la Juniores e mi ritrovo svincolato. Nel frattempo avevo iniziato la mia conoscenza con Gesù e pregavo per una squadra e Dio in quell’estate risponde al di sopra delle mie aspettative: firmo per il Montesilvano, che militava in Eccellenza. Alcuni blocchi, interni ed esterni, che poi via via sono stati abbattuti, non mi hanno aiutato ad esprimermi al meglio e le presenze purtroppo sono state poche. L’estate successiva la società fallisce e mi ritrovo di nuovo senza squadra. Firmo con una società di Prima Categoria di Pescara nella quale gioco fino a questo dicembre, quando sono stato trasferito alla Spal Lanciano, di nuovo in Eccellenza. Finora la mia carriera, se così la si può chiamare, è stata molto travagliata sin dagli inizi e il Signore mi sta insegnando a non confidare sulle cose che ho in questa vita, ma piuttosto in Lui affinché le cose migliorino poiché ci ama grandemente e ha solo grandi propositi per i Suoi figlioli.

La maglia alla quale sei più legato?

Sicuramente ho passato dei begli anni con la FlaccoPorto, ma quella che finora porto più affezionatamente nel mio cuore è quella del Morro D’Oro con la quale ho vissuto delle grandi emozioni. E in quella stagione ho iniziato a conoscere Dio per quello che è, non come un qualcosa di astratto.

Come ti approcciavi al calcio prima dell’incontro con Gesù e come ti ci approcci ora?

Il calcio, come la mia fidanzata, prima di conoscere Gesù era il mio dio. Vivevo in funzione delle partite, delle prestazioni, dei miei sogni. Ero io che comandavo la mia vita e questo non mi dava serenità e pace interiore, e soprattutto quando non vedevo frutti o andavo in panchina ero molto nervoso.
La Bibbia dice:“Affida al Signore le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo”(Proverbi 16:3): da quando ho iniziato ad applicare questo proverbio nella quotidianità, la mia vita è cambiata e l’approccio con il calcio è nettamente diverso. Ora lo vivo più serenamente, cerco di onorare il Signore impegnandomi al meglio e sono consapevole e fiducioso che ogni cosa è nelle Sue mani. Lui ha cura di me e sa cos’è meglio per la mia vita.

Chi era Alessandro quando non era ancora credente?

Un ragazzo immerso nel mondo: ragazze, serate in discoteca, alcool ed anche alcune amicizie sballate mi stavano dilaniando dentro. Cercavo soddisfazione, appagamento alla mia sete interiore prendendo quello che il mondo mi offriva su un piatto d’argento facendolo luccicare ai miei occhi e questo all’inizio poteva anche sembrare piacevole, ma non faceva altro che allargare sempre di più quel vuoto che avevo dentro fino a farlo diventare una voragine. Ma poi all’improvviso, Lui…

Raccontaci come hai conosciuto e accettato Gesù nella tua vita.

Era un periodo in cui pensavo che la mia vita non avesse più un senso. Stavo molto male dentro, litigavo con tutti in famiglia, con la ragazza, a scuola, nella squadra, ed ogni minima scusa era buona per accendere un fuoco. Non avevo la minima idea di cosa fossero la pace e la serenità. Una sera, dopo un litigio, chiuso nella mia cameretta gridai a Dio dicendogli: “Se esisti fa qualcosa! Aiutami! Io sto morendo!” Circa un mese dopo, passeggiando un pomeriggio per il centro, vedo esposta da un’edicola la locandina del libro di Nicola Legrottaglie – “Ho fatto una promessa”. Stranamente, visto che non sono mai stato un grande lettore, ne vengo colpito e dopo esser stato fermo 5 minuti a fissare quella locandina e sentire una voce dentro di me che diceva di comprarlo, lo acquisto. Leggendolo noto come la sua vecchia vita era similissima alla mia del momento, e Dio tramite quel libro inizia dolcemente a parlare al mio cuore. Chiuso il libro incomincio ad analizzare la mia vita, mi rendo conto del peccato che stava governando la mia vita, i miei occhi incominciano ad aprirsi a cose che per me non esistevano, e per la prima volta spontaneamente prego Dio e gli dico, come ad un amico: “Grazie, perché mi hai dato un esempio affinché io conosca e segua l’unico vero esempio che è Gesù, Tuo figlio. Sento di seguirti, non ti prometto che ci riuscirò, ma ci proverò; al massimo posso solo guadagnarci…”, e ne ho guadagnato cento volte tanto! Conclusa quella preghiera, pace e serenità hanno riempito il mio cuore e provavo una gioia inspiegabile. Da lì ho compreso che Gesù aveva toccato il mio cuore e la mia vita. Ho ricominciato a leggere la Sua Parola, la Bibbia, che è l’unico strumento che abbiamo per conoscerlo e capire quale grande persona è e quanto ci ama, e ricomincio a frequentare la chiesa cattolica, nella quale sono cresciuto. Quell’anno avevo anche in squadra con me un mio carissimo amico e fratello credente, Filippo Reggimenti, con il quale parlavo di Gesù e mi confrontavo per saperne sempre di più. Leggendo la Parola però mi imbatto in alcuni passi un po’ “ambigui” che dicevano una cosa e che gli uomini non rispettavano (fra tutti Esodo 20:4 è stato quello che mi ha dato molto da pensare). Ero confuso e ho pregato il Signore di farmi luce sulla Sua via poiché era Lui che volevo seguire e non gli uomini, le istituzioni o le religioni. Risponde. Conosco due chiese evangeliche in quell’estate del 2010, una delle quali è quella che frequento attualmente dopo aver passato mesi ad accurarmi se rispettassero realmente la Parola continuando ovviamente a leggerla e studiarla. E’ una bellissima famiglia per me, e ringrazio Dio di avermi guidato in questa comunità nella quale sto crescendo tanto e di avermi dato dei ministri davvero in gamba.

Come ti ha cambiato l’incontro con Gesù?

Prima ero molto egoista, impaziente e vanitoso, pensavo solo a me e volevo tutto e subito come se mi fosse dovuto. Lo Spirito Santo ha iniziato una grande opera di cambiamento e rinnovamento in me, e molto altro ancora c’è da fare. Inoltre mi sta cambiando nelle relazioni con gli altri: prima ascoltavo poco e parlavo di più, adesso posso dire che sto imparando grazie al Signore a fare il contrario. Ho compreso che l’umiltà precede la gloria, che c’è più gioia nel dare che nel ricevere e che la scelta migliore e più saggia della mia vita l’ho fatta a soli 18 anni, e che è meglio farla il più presto possibile: dare la mia vita a Gesù.

Cosa speri per il tuo futuro lavorativo?

Continuo a sognare di giocare a calcio a livello professionistico nonostante questa strada per me sia sempre stata in salita, ma dal sacrificio nasce la soddisfazione e quanto più grande è il sacrificio tanto più grande sarà la soddisfazione. So però che seppur non dovesse essere così non mancherò di nulla, Dio mi darà qualcosa di migliore. Affido a Lui ogni mio giorno e il mio domani cercando sempre di servirlo al meglio e fare la Sua volontà. Con Gesù sono sicuro.

Cosa vuol dire per te essere “Atleta di Cristo”?

Per me è importante in quanto il calcio è uno sport molto seguito, non solo a livelli professionistici, ed è stato per anni un settore nelle mani del nemico che quindi necessita di buoni esempi, di luci, affinché quante più persone conoscano il vero Dio e non i falsi dèi di cui la nostra società oggi è piena. Inoltre per me significa giocare, lottare, sudare e vincere per Lui cercando di dare sempre una buona testimonianza e per questo motivo cerco di dare sempre il massimo.

Un’ultima domanda: qual è il messaggio di Alessandro Mancini a “colleghi” che vivono ancora lontani da Dio e dalla fede in Gesù Cristo?

Vorrei dire che niente al mondo è in grado di equivalere l’amore di Dio per te, che “Dio ha così tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figlio Gesù Cristo affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Gesù è in grado di sanare le ferite del tuo cuore, di darti un futuro glorioso senza che il tuo passato possa più giudicarti: il sangue di Gesù ti redime e cancella il tuo peccato. Non importa chi sei e cosa fai, Dio ti ama così come sei e vuole aiutarti a migliorare e con Lui lo si fa tanto!

“Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori” (Ebrei 4:7). Dio vi benedica!