Alex Dias Ribeiro

Alex Dias Ribeiro

Automobilismo - Formula 1

Brasile

Alex è solitamente tranquillo quando non è alla guida della sua auto. Ma era temuto come un tornado, il "terrore" del campionato di Formula 1, come la stampa britannica lo definì negli anni ‘70. Non è mai stato campione mondiale, né ha mai stabilito un nuovo straordinario record, né era il pilota più giovane o più veloce o più affermato di tutti i piloti di Formula 1. Tuttavia, Alex divenne celebre a livello mondiale per la scritta JESUS SAVES (CRISTO SALVA) applicata sempre sulla vettura. La sua personale testimonianza e il suo impegno cristiano andarono sempre di pari passo con la carriera automobilistica. Oggi è direttore esecutivo degli Atleti di Cristo in Brasile.

Sono riuscito a raggiungere la massima velocità alla terza curva del circuito di Watkins Glen negli USA. Ho tirato al massimo la terza della mia Copersucar, finché il motore non ha iniziato a ruggire a 9.800 giri al minuto, per poi inserire la quarta. Ho tolto rapidamente il piede dalla frizione e ho sentito in pieno la potenza della Ford Crossworth 500 cavalli vapore sul dorso! Poi, con stupore, ho realizzato che lo sterzo era venuto fuori con la colonna e tutto il resto! E stavo andando a 240 km/h! Istintivamente ho rimesso lo sterzo al suo posto e, miracolosamente, si è sistemato! Sono tornato lentamente ai box, con la consapevolezza che sarebbero stati i miei ultimi momenti da pilota. Ero stato in tanti posti, avevo sperimentato tante emozioni e un sacco di problemi ma, soprattutto, avevo fatto ciò che avevo sempre sognato di fare: guidare in corsia di sorpasso dicendo al mondo che Cristo salva. Sono entrato nei box, ho frenato e sono andato via per sempre. Era la fine di Alex Dias Ribeiro nel circuito di Formula 1 e anche la fine del logo CRISTO SALVA nei più veloci circuiti del mondo. Sembrava la fine di un sogno e di un ideale, quasi la morte di una visione. Per molti anni ho sentito l’amarezza di quel momento. Dovevo affrontare una nuova, dura realtà dopo aver abbandonato la mia carriera di pilota. Avevo desiderato così ardentemente diventare campione del mondo, ma a quel punto dovevo mandar giù la sconfitta (e sapeva di amaro). Il mio primo lavoro al ritorno dall’Europa è stato quello di rivenditore di auto a Brasilia.

Alla fine di quell’anno, 1981, ho pubblicato il libro "More Than Conquerors", che racconta le mie esperienze da pilota. Poi ho comprato una fattoria nello Stato di Goia e ho piantato 50.000 alberi di jojoba. Lavoravo fino all’esaurimento e vivevo quasi da Indiana Jones. Sono tornato in pista nel 1984 con il campionato automobilistico brasiliano. Alla fine di quell’anno avevo la possibilità di tornare in Europa, ma all’ultimo minuto i miei sponsor mi hanno abbandonato e, ancora una volta, sono rimasto solo. Di nuovo senza lavoro, mi sono buttato nel mercato azionario.

Guadagnavo molti soldi, ma ero quasi impazzito. L’esperienza del mercato azionario mi ha insegnato in maniera pratica che “dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”, come dice la Bibbia. Nel frattempo, ho iniziato a collaborare con gli Atleti di Cristo a Sao Paulo, nel momento in cui Silas e Muller stavano iniziando ad avere successo come grandi calciatori. Nel marzo del 1986 ho accettato il posto di direttore esecutivo degli Atleti di Cristo. Dopo tante preghiere e riflessioni, ho deciso di fare una follia: ho abbandonato ogni attività finanziaria e assunto la completa gestione dell’organizzazione gli Atleti di Cristo. Avevo bisogno di molta fede per fare quel passo: il mio stipendio si riduceva così a 25 dollari al mese (circa un terzo del nostro minimo salariale nazionale), che era quanto l’organizzazione poteva permettersi di pagarmi! All’inizio, pensavo di dedicare solo tre mesi della mia vita ad aiutare gli Atleti di Cristo. Dopodiché avrei cercato un lavoro part time, tentando di tenere entrambi i lavori. Ma non ha funzionato. Ancora oggi, dopo molti anni, mi ritrovo a lavorare a tempo pieno per gli Atleti di Cristo.

Molti anni dopo ho ascoltato la testimonianza di un portiere (dell’Atlético Mineiro) che diceva che quel matto che correva a 290 km/h aveva avuto un impatto nella sua vita. Soprattutto il fatto che il pilota avesse scritto sull’auto, sul casco e perfino sulla divisa: CRISTO SALVA! Quando quel portiere si sposò e andò in luna di miele, l’idea gli piacque così tanto che decise di stampare CRISTO SALVA sulla T-shirt. Tutti lo notavano, perché era il principale portiere della squadra brasiliana in quegli anni (dal 1979 al 1981). Le autorità sportive non apprezzarono l’idea e lo costrinsero a togliere quelle parole dalla divisa. Sostenevano che la legislazione non ammettesse pubblicità sulle uniformi dei giocatori. Anche un altro famoso calciatore, eccellente centravanti dello Stato di Goia, aveva sperimentato Gesù. Cambiò la sua vita, continuando a lavorare come calciatore. Giocò anche per il Brasile.

Un giorno lesse del portiere che aveva scritto sulla divisa CRISTO SALVA e il modo in cui rispose a quelli che gli dicevano di togliere quella “pubblicità”. Aveva detto: “Hanno tolto il nome di Cristo dalla mia uniforme, ma Lui vive nel mio cuore”. Questi due giocatori si incontrarono e capirono di avere molto in comune. Decisero di innalzare lo stendardo di Gesù Cristo contro ogni opposizione, anche nel mondo calcistico brasiliano. Divennero noti come Joao Leite, “portiere di Dio”, e Baltazar, attaccante di Dio”.

Solo allora ho realizzato che il tempo trascorso come pilota di Formula 1 non era stato vano. Sebbene abbia dovuto mandar giù un’amarezza dietro l’altra in quel periodo, la mia carriera inappagata ha contribuito, in qualche modo, ad avviare l’organizzazione gli Atleti di Cristo. Era proprio come un seme che muore nel suolo, ma che rinasce come pianta e produce molto frutto. Oggi siamo più di 6.000 atleti impegnati in ogni tipo di sport e, nel farlo, trasmettiamo il messaggio di Cristo ovunque andiamo.