Angelo Barbiera

Angelo Barbiera

Allenatore di Calcio

Italia

Altavilla (VI) - Campo Stadio “Divi Sport”. Angelo Barbiera ha appena finito l’allenamento dei suoi ragazzi e lì all’uscita dal campetto ci siamo noi pronto ad intervistarlo. Ha qualcosa da raccontarci sul calcio e sul suo rapporto con Dio.  

Angelo raccontaci qualcosa della tua vita attuale: sei sposato, hai dei figli, che attività svolgi?

Sono sposato e ho due figli: Gloria di 13 anni e Giuseppe di 11. Mia moglie si chiama Angela. Sono un imprenditore edile.

Il calcio è sempre stata una tua grande passione. Quando hai iniziato a giocare e in che squadre hai giocato? 

Ho giocato sempre e solo come dilettante nel settore giovanile dell’Alessandria, squadra della provincia di Agrigento. Ho iniziato a giocare a otto anni.

Quand’è, invece, che hai deciso di iniziare ad allenare?

Ho iniziato ad allenare quattro anni fa. Ho cominciato con i ragazzi dell’Unione Creazzo. Dopo ci sono stati problemi con questa società  e, lasciandoci da persone civili, ho cambiato squadra, andando a fare il mister per l’Union Altavilla, aggregata alla Divi Sport. Questa è la squadra di cui tuttora mi prendo cura.   

Oggi come oggi, guardando gli scandali che stanno colpendo il mondo del calcio, te la sentiresti di avviare in questo mondo anche tuo figlio? E che consigli gli daresti per evitare brutte esperienze?

Mio figlio già gioca a calcio, proprio nella squadra che alleno. Grazie a Dio, Giuseppe sta facendo un ottimo cammino spirituale e noto che questo lo trasmette anche sul campo da gioco. Non ha nessuna vergogna nel pregare prima di giocare. Quando segna alza le mani al cielo e ringrazia. Lo sente davvero quello che fa: il suo gesto non è solo un voler emulare i grandi campioni, tra cui il nostro Kakà. Inoltre ha sempre pronta, sotto il completino, la maglia con la scritta “GESU’ TI AMA” da mostrare ogni volta che segna. I consigli che ho dato a mio figlio sono gli stessi che ho dato a tutta la squadra. Mi sono raccomandato affinché siano atleti leali e con il senso della sportività. La malizia e la simulazione mi danno molto fastidio, quindi pretendo che la mai squadra non faccia questo genere di cose. Voglio che tra di loro siano uniti, sinceri e leali. In questo modo potranno vivere in modo pulito lo sport che amano.  

Tu dici che Gesù è “il tuo personale Salvatore”. Spiegaci meglio questa cosa.

Essendo cresciuto in una famiglia cattolica mi sono state presentate tante forme di salvezza: un qualsiasi santo mi dava la possibilità di andare in cielo. Oggi, però, so per certo che oltre a Gesù non c’è latro modo per essere salvati dalla perdizione eterna. Tutti gli altri metodi per arrivare in cielo che il mondo ci presenta sono “tranelli spirituali”. Gesù Cristo è l’unico che può portarti a Dio. La mia fede è racchiusa in questo vero, che si trova in Giovanni 14:6 e dice: “IO SONO (è Gesù che parla, ndr) LA VIA, LA VERITA’ E LA VIA; NESSUNO VIENE AL PADRE SE NON PER MEZZO DI ME”.

C’è qualche episodio della tua vita in cui puoi dire che Dio era affianco a te e ti ha preservato da qualche grande pericolo?

Ricordo, in particolare, un episodio in cui davvero posso dire che Dio era lì al mio fianco per proteggermi. Stavo lavorando e mentre ero su un impalcatura, non so come, si è sganciato qualcosa e sono caduto giù disintegrando col mio corpo tutti i vari pannelli di ferro che si trovano ad ogni piano della struttura mobile che permette a noi muratori di lavorare. Ho fatto un volo di sette metri. Il volo è stato molto pericoloso e doloroso, infatti una volta giunto in ospedale avevo riportato solo delle contusioni alle spalle, alla schiena e alle ginocchia). Può sembrare strano che dica “solo”, ma vi assicuro che un volo del genere accompagnato da tutti quegli urti poteva essere fatale. tuttavia il Signore era lì a vegliare su me.

I ragazzi che tu alleni sanno del tuo rapporto così speciale con Dio? Che cosa ne pensano? E i loro genitori? 

Ho provato a far sapere loro della mia fede attraverso il mio comportamento quotidiano, anche perché ci sono orari molto precisi da rispettare. Negli strettissimi tempo che mi vengono concessi però ne ho approfitto per parlargli di Cristo. Un ragazzino, in particolar modo, mi ha fatto delle meravigliose domande “da grande”, sebbene sia così “piccolo”, chiedendomi chi era questo Gesù che conosco e dove può andare per conoscerLo. Ho provato a rispondere con tanta semplicità dicendogli che Lo può trovare anche nella sua piccola cameretta, l’importante è che Lo cerchi con tutto il suo cuore. Argomenti di questo genere, comunque, li ho pizzicati con vari ragazzini. Anche i genitori, quando i figli gli riferivano qualcosa delle mie parole, si sono interessati. Ho sempre cercato di rispondere senza essere aggressivo e allo stesso tempo però dando tutte le risposte del caso.

Sappiamo che sulle maglie delle squadra che alleni c’è stampato il logo degli Atleti di Cristo. Come mai? Come ha reagito la dirigenza? 

Questa è stata una iniziativa, di cui avevo accennato qualcosa a Marco Aurélio. Il nostro presidente mi ha subito sostenuto. Nel momento in cui ho chiesto alla società il permesso si sono presi un piccolo spazio di tempo per decidere. Mi hanno poi, però, dato l’assenso. Dovendo passare ad allenare gli allievi, quest’altro anno dovrò rifare la richiesta per mettere il logo sulle maglie.

Come credi di poter portare il messaggio dell’Evangelo nel mondo dello sport?

Quando un anima si converte in cielo gli angeli fanno festa. Per Dio è importante la salvezza anche di una sola anima. Dio potrà anche ritardare la venuta del Suo Figlio Gesù Cristo affinché un’anima possa afferrare la salvezza. E’ nostro compito, perciò, far sì che sempre più anime possano riappacificarsi con Dio. Personalmente, quindi, mi impegno a trasmettere sincerità, umiltà, correttezza e educazione nel linguaggio alle persone che mi circondano nel campo dello sport.  Tra gli obiettivi che mi sono proposto c’è quello di estirpare il linguaggio volgare che domina sui campi di calcio e, nel mio piccolo, almeno nella mia squadra ci sono riuscito. Spero di riuscirci anche con gli altri ragazzi che da qui al futuro allenerò, in primis nella squadra che mi sarà affidata a settembre.

Qualcuno “accusa” il gruppo degli Atleti di Cristo di essere settario e di volersi “sostituire” alle varie chiese. Cosa rispondi a queste persone?

Non è per nulla vera questa affermazione. Per me il gruppo degli Atleti di Cristo è una cosa molto sana e, mai e poi mai, qualcuno di noi ha pensato di sostituirsi alla chiesa, che è il corpo di Cristo. Anzi, il nostro obiettivo è quello di collaborare con le varie chiese nel lavoro di evangelizzazione.  

Come hai deciso di far parte degli Atleti di Cristo?

Ho deciso di farne parte perché hanno saputo coinvolgermi gradualmente. La prima volta che sono stato con loro la considerai come una cosa occasionale che era avvenuta in quel momento ma che non avrebbe avuto un seguito, la seconda perché ci ero stato la volta precedente e mi ero trovato bene, alla terza mi sentivo già più coinvolto fino a quando non ero arrivato a fare parte del gruppo senza neanche accorgermene.  

Hai un messaggio da lasciare a quanti stanno leggendo la tua intervista e che ancora non hanno sperimentato davvero l’amore di Cristo nella loro vita?

Il messaggio lo do ricollegandomi al versetto che ho citato prima: “IO SONO (è Gesù che parla, ndr) LA VIA, LA VERITA’ ELA VIA; NESSUNO VIENE AL PADRE SE NON PER MEZZO DI ME” (Giovanni 14:6).  Solo Gesù ha la potenza necessaria a salvarti. Solo a Cristo è concesso di fare da mediatore tra Dio e l’uomo. E’ necessario, per arrivare alla salvezza, passare attraverso la croce dove il Figlio di Dio è morto per noi. Arrenditi a Lui ed Egli ti darà la vita eterna. Metti alla prova Dio se no l’hai mai fatto. Dio ti benedica grandemente.

Intervista di Simon Pietro de Liso