Carlton Myers

Carlton Myers

Basket

Italia

Per chi è appassionato di altri sport e non ti conosce, chi è Carlton Myers? 

Carlton Myers è una persona normalissima, che da qualche anno - 22 precisamente - gioca a pallacanestro a livello professionale e che volge al termine della sua carriera. 

Quali sono stati i traguardi più importanti della tua carriera sportiva? 

Innanzitutto aver fatto parte della Nazionale, aver partecipato alle Olimpiadi - che credo sia un po’ il traguardo di ogni sportivo - soprattutto aver portato anche la bandiera e quindi rappresentato il Paese davanti a milioni di persone. Questo per me è stato non solo un onore ma anche un privilegio e una grande soddisfazione. E’ chiaro che non è stato il mio traguardo più importante nella vita, però sicuramente uno dei traguardi più importanti per quello che riguarda il lato sportivo. 

A 21 anni, hai debuttato nella Nazionale Italiana di Basket; quali emozioni hai provato quando hai indossato la maglia della Nazionale per la prima volta? 

Sono state tante le emozioni che ho provato, come nel giorno in cui sono entrato in campo ed ho disputato la mia “prima partita”, pur avendo giocato un solo minuto in occasione del mio esordio. Per quanto riguarda la Nazionale è stata un’emozione altrettanto forte, ancor più proprio perché indossavo quella maglia per la prima volta. Un “mix” di emozioni e soddisfazioni davvero incredibili. 

In seguito, sei diventato anche il capitano della Nazionale; con la fascia al braccio, come cambia il rapporto - in campo e nello spogliatoio - con gli altri compagni di squadra? 

Il capitano ha un ruolo particolare, è un punto di riferimento - il collante - tra la squadra e l’allenatore, ha delle grosse responsabilità proprio perché è il capitano di un gruppo di persone, un po’ come avviene tra i militari, se vogliamo fare un esempio. In questi due ambienti - differenti tra di loro - il capitano ricopre - in entrambi casi - un ruolo distintivo.

Durante la cerimonia di apertura ai giochi Olimpici 2000 di Sidney, sei stato il portabandiera ufficiale dell’Italia; quali sensazioni hai provato quel giorno e quale ricordo hai oggi di quell’esperienza? 

La prima cosa che mi viene in mente è che ero molto preoccupato di cadere! Mi avevano avvertito di non far toccare la bandiera a terra perché sarebbe stata cosa poco gradita, per cui il solo pensiero di poter inciampare o cadere in presenza di circa 120.000 persone sulle spalti e di milioni di telespettatori collegati via etere, nella consapevolezza di rappresentare in quel momento la mia nazione davanti al mondo intero, non mi lasciava del tutto tranquillo. A distanza di dieci anni, ho un bellissimo ricordo; una miscela di emozioni anche difficile da descrivere. Vedere davanti a me una pista di atletica completamente libera ed essere preoccupato di poter cadere, dovrebbe rendere bene l’idea di quale fosse il mio stato d’animo. 

Sei considerato un “record-man”nel mondo del basket; quale dei tuoi record ricordi con maggiore piacere? 

Beh, sicuramente ho un ricordo felice degli 87 punti realizzati in una sola partita, perché è stata un’impresa difficile, pressoché impossibile - o quasi - da ripetere, sia per lo sforzo mentale, fisico e atletico, che per la precisione necessaria per totalizzare uno score come quello e per il coinvolgimento da parte di tutto il resto della squadra. 

Che cosa accomuna e cosa invece distingue il Carlton “uomo” dal Carlton “giocatore di basket?”

L’elemento comune è senz’altro la conversione di Cristo, che mi ha cambiato e mi sta cambiando tuttora. Il Carlton uomo è cresciuto, maturato e cambiato parallelamente al Carlton “giocatore di basket”, soprattutto grazie alla sua esperienza di fede. Per il resto, tanto per i tratti comuni quanto per quelli distintivi, ho qualche difficoltà a definirli personalmente; credo che converrebbe rivolgere questa domanda ad altre persone , a mio parare meglio indicate a riconoscerli e descriverli. 

Quali sono oggi per te i valori più importanti nello sport e nella vita? 

Per quanto riguarda lo sport, la correttezza, la lealtà, l’impegno , la dedizione, il sacrificio, l’umiltà, l’ambizione, sono tutti valori che considero molto importanti, così come lo sono anche nella vita del resto. Aggiungerei sicuramente la comprensione; devo riconoscere che il Carlton “sportivo” ha avuto poca comprensione verso i suoi compagni di squadra. Credo che se fossi stato più comprensivo forse avrei ottenuto risultati nettamente superiori rispetto a quelli che ho realizzato. 

Hai fatto riferimento alla tua conversione; come e quando è avvenuto il tuo personale incontro, con Dio? 

Nel marzo del 2003 ero a casa e stavo leggendo la Bibbia come mi era già capitato tante altre volte prima, nello stesso modo in cui si può leggere un giornale, forse con il solo intento di mettermi a posto con la mia coscienza. A un certo punto ho sentito che se Gesù fosse tornato proprio in quel momento io non sarei stato pronto a vivere con Lui per l’eternità. C’era stato in passato il desiderio di fare questa esperienza personale, unica, della quale parlavo tanto con quelli che oggi sono miei fratelli credenti e soprattutto con mio cugino e mia nonna, senza mai trovare però la forza di compiere una scelta definitiva. Quella sera invece - per la prima volta nella mia vita - il desiderio si è trasformato in volontà! Ero pronto a fare la mia scelta, una scelta chiara,precisa, netta; sentivo forte il bisogno di appartenere a Cristo, volevo finalmente appartenere a Cristo. Ricordo che m'inginocchiai e comincia a piangere, a piangere, a piangere e mi ricordo di avere detto al Signore: “Signore finché tu non mi darai la certezza di essere salvato, io non mi alzerò da qui!”. E subito lo Spirito Santo mi sospinse al Vangelo di Giovanni (13:6-10) 6 Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» 7 Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». 9 E Simon Pietro: «Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!» 10 Gesù gli disse: «Chi è lavato tutto, non ha bisogno che di aver lavati i piedi; è purificato tutto quanto.» Io allora non conoscevo la Bibbia come posso conoscerla meglio a distanza di 7 anni, non potevo conoscere qual passo in particolare né potevo andare - da solo - a leggerlo, eppure Gesù quella volta mi rispose. Ecco dunque che da un pianto di tristezza e disperazione - per non essere sicuro di questa salvezza - cominciai a piangere di gioia, non so neanche quanto tempo trascorse - e dal quel momento è iniziato un cammino quotidiano che mi sta accompagnando verso la via perfetta, che è Gesù. 

Sotto il profilo personale, com'è cambiata la tua vita da quando sei diventato credente? 

Ho una pace interiore che prima non avevo, e questo è senz’altro il cambiamento più importante che è avvenuto nella mia vita. Sono cambiati anche gli interessi - soprattutto quelli materiali - che sono svaniti nel tempo - è cresciuto l’amore per la mia famiglia, per mia moglie, per i miei fratelli e le mie sorelle, è cambiato il mio modo di pensare e di parlare - la Bibbia pone chiaramente l’accento sulla necessità di essere trasformati totalmente dalla Parola di Dio e di essere rinnovati nello Spirito, perché la vita vecchia non ci appartiene più -. Io cercavo umanamente di provare a fare tutte queste cose ma invano, fallendo continuamente, quindi i vari intercalari oggi sono spariti del tutto, senza nessun impegno particolare, perché poi è Gesù stesso che opera in noi se noi ci affidiamo a Lui. Spesso le persone si chiedono ma poi come faccio a non poter pensare, fare e dire certe cose, mentre noi in realtà noi non dobbiamo fare proprio nulla, perché pensa a tutto Gesù. Questo è il miracolo più grande che Gesù opera nella nostra vita! Segue poi un cambiamento continuo, ovviamente meditando la Parola giornalmente, pregando tutti i giorni, perché per cambiare, dobbiamo nutrirci di Gesù Cristo, perché è Lui che poi ci permette di fare le cose che ritiene giuste per noi. 

Quale impatto ha avuto la tua conversione sotto il profilo professionale? 

Quella mansuetudine e quella comprensione che prima mi erano sconosciute, oggi sono diventate una realtà. Quest’anno ad esempio, sono arrivati molti giovani qui a Rimini e tutti a dire loro che ci avrebbe pensato Myers a metterli in riga. Invece proprio da parte loro, ho saputo che hanno esternato e dichiarato più volte il piacere di stare con me, di scherzare, di ridere con me - raramente purtroppo lodando il Signore - perché quando sentono parlare del Signore alcuni di loro sviano, ma quello che il Signore ha fatto e sta facendo tuttora nella mia vita, io non avrei potuto farlo e nessun uomo al mondo può farlo solo con le proprie forze. 

Con chi condividi la tua fede nel mondo dello sport? 

Con nessuno in particolar modo. Qualche volta - in trasferta - mi è capitato di approfondire lo studio biblico più che la preghiera, con un mio compagno. Qui a Rimini nessuno è convertito e quindi non condivido questo piacere con i miei compagni di squadra o forse è un errore mio non riuscire a coinvolgerli. 

Un’ultima domanda: qual è il messaggio di Carlton Myers a coloro i quali vivono lontani da Dio e dalle fede in Gesù Cristo? 

Il mio messaggio è che si convertano al più presto a Gesù prima che Egli ritorni! Perché il Signore desidera che tutti siano salvati e che tutti raggiungano la salvezza. 

Grazie Carlton! E che Dio ti benedica, Ora e Sempre! 

Intervista realizzata da Antonio Bizzego