Daniele Avantaggiato

Daniele Avantaggiato

ASD Cupello Calcio

Italia

Come è nata la tua passione per il calcio?

Già a cinque anni cominciai a tirare i primi calci al pallone. A 13 anni entrai nella scuola calcio del Pescara e vi rimasi per sei stagioni, fino ai miei 18 anni. L'anno successivo andai a Vasto, in Serie D: vincemmo il campionato e lo scudetto dilettanti. Così l'anno successivo mi ritrovai in C2. Nel 2010 feci un altro salto di categoria, vestendo la maglia del Gela, in C1, e da quest'anno sono tornato a Vasto.

Che cos'è per te lo sport?

È una passione che fa parte del mio stile di vita: le mie giornate sono scandite da allenamenti, preparazione, calendario agonistico. È il mio “ambiente” di vita.

L'emozione calcistica più bella?

Sicuramente la vittoria del campionato di Serie D con la squadra della mia città. Ricordo la partita decisiva: Fano-Vasto. Loro erano primi in classifica e noi secondi. Vincemmo 2-0 e da allora rimanemmo al comando fino alla fine.

Come hai conosciuto il Signore?

È stato un percorso molto lungo. Iniziò nel 2009, al primo anno che giovavo nel Vasto. Vidi una testimonianza di Nicola Legrottaglie in televisione e decisi di comprare e leggere il suo libro. Il Signore lo usò per cominciare ad attirarmi a sé. In quel periodo mi facevo tante domande. La testimonianza di Nicola mi convinse a prendere in mano la Bibbia, e da quel momento la cominciai a leggere quotidianamente. E più la leggevo, più capivo le sue parole di vita. Sentivo che Dio mi stava parlando. E scelsi di seguirlo. Dio si rivelò a me anche in modo pratico. Feci qualcosa che forse non è molto giusto: gli chiesi qualcosa di materiale. Gli chiesi la vittoria del nostro campionato. E così fu. A dieci giornate dalla fine, eravamo a undici punti dalla capolista. Ebbene, da quel momento, vincemmo tutte le partite e conquistammo il titolo. 

Poi?

Sapevo che quel desiderio era solo un mio capriccio. Sapevo che ora dovevo “vivere” da convertito. Avevo bisogno di una chiesa, di un gruppo di credenti dove crescere. Così ripresi a frequentare la chiesa cattolica. Ma ora la vedevo con occhi diversi. Più la frequentavo, più vedevo che c'era qualcosa che non andava. Bastava leggere la Bibbia per capire gli errori “umani”. A Messa non sentivo trasporto per Dio e mi accorgevo che ero in un ambiente pieno di idoli. 

Quindi?

Avevo paura di intraprendere un cammino di fede diverso dal cattolicesimo, perché esso fa parte della cultura italiana e non ne vedevo un'alternativa. Tuttavia, avevo in squadra un ragazzo evangelico con cui mi confrontavo e con cui c'era un bel dialogo. Sai, in quel momento io guardavo ancora il Signore come punto di arrivo, non come punto di partenza per una nuova vita. Non mi aspettavo che sarebbero arrivate tante difficoltà.

Ad esempio?

L'anno dopo, con il Vasto in C2, doveva essere la “mia” stagione. Invece ebbi la pubalgia, che mi tormentò per tutto il campionato. Per tutta il campionato, non riuscii mai a giocare con continuità. Stavo male dentro e mi accorsi che anche spiritualmente mi stavo scaricando. Decisi di non andare più in chiesa, perché mi confondevo le idee. Mi sentivo solo e non avevo persone con cui condividere la gioia nel Signore. Passai per la depressione ed ebbi un esaurimento nervoso. Ormai facevo fatica anche a pregare. Ma fu in tutta questa sofferenza che arrivai alla verità. Oggi capisco perché il Signore ha permesso tutto ciò.

Racconta.

Dopo la stagione sottotono a Vasto, fui incredibilmente cercato dal Gela, in C1. Io ci andai controvoglia, e tramite l'amicizia con Stefano Di Berardino, con il quale avevo giovato insieme negli anni a Vasto, entro in contatto con un pastore il quale, a sua volta, mi suggerì di parlare con una ragazza siciliana. A tutt'oggi, questa ragazza l'ho sempre sentita per telefono, ma le nostre chiacchierate sono state utilissime per aprirmi gli occhi. E fu grazie a lei che trovai una chiesa evangelica a Vasto, l'anno dopo, quando tornai nuovamente a giocare nella mia città. È la chiesa che frequento tuttora e nella quale siamo davvero una “famiglia”. Avevo tante paure, ma il Signore a poco a poco me le ha tolte tutte. 

Come è cambiata la tua vita?

Ho deciso di firmare in Eccellenza e di rimanere a Vasto per dare la priorità a Dio. Lui ora è al primo posto nella mia vita, il calcio viene dopo. E posso dirvi che sono più felice ora di quando ero in C1. Il Signore è luce e vita, è Lui che dà senso alla nostra esistenza, è Lui che colma un vuoto che da soli, altrimenti, non potremmo colmare con nulla.

Come vivi il tuo essere Atleta di Cristo?

È un gruppo dove regnano amore, umiltà e disponibilità. Siamo come un corpo unico, così come Gesù ci comanda. E abbiamo l'obiettivo di rafforzarci tra di noi per essere poi un esempio di fede per gli altri. Viviamo il Vangelo e cerchiamo di trasmettere il messaggio di salvezza ai nostri compagni e colleghi che ancora non lo conoscono. In una frase: “portiamo Cristo in campo”. 

Qual è il tuo consiglio per chi ancora non ha trovato questa pace?

Il vuoto che le persone sentono è il vuoto che ogni uomo ha quando è separato da Dio. E non c'è nulla che possa colmare questo vuoto se non Dio stesso, attraverso Gesù, l'unico mediatore, che è morto per noi. Invito chiunque a cercarLo leggendo la parola di Dio. E quando leggete la parola di Dio, chiedete a Dio di aiutarvi a comprenderla.

Il tuo versetto della Bibbia preferito?

Giovanni 15:5 -  “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla”.

 

A cura di Silla Gambardella