Davide Dionigi

Davide Dionigi

Allenatore di Calcio

Italia

Davide Dionigi, ex calciatore e oggi allenatore della Reggina, raccontaci in una frase chi sei.

Sono una persona molto cocciuta in tutto quello che fa, ma che ha la fortuna di riconoscere il limite oltre il quale la cocciutaggine diventa un difetto.

Come è nata la tua passione per il calcio?

Come per la maggior parte dei bambini della mia generazione, il sogno di diventare calciatore è nato in un cortile. Dopo scuola, giocavo per ore e ore con gli amici sotto casa. Le nostre porte erano quattro felpe buttate per terra e la sera mi addormentavo con il pallone tra le mani. Oggi forse c'è meno poesia: la passione, anche per i più piccini, nasce spesso guardando il calcio in tv.

Che cos'è per te il calcio?

Un tempo era tutto. Assorbiva tutta la mia vita, tutto era in funzione del pallone. Oggi dico che è una parte importante e piacevole della mia vita, ma non è tutto. 

Hai esordito con il Modena nella stagione 1990. L'ultima tua partita da calciatore è stata nel 2010 con L'Andria. In vent'anni, hai vestito le maglie di Milan, Vicenza, Como, Reggiana, Torino, Reggina, Fiorentina, Piacenza, Sampdoria, Napoli, Bari, Ternana, Spezia, Crotone, Taranto. Mai più di due stagioni consecutive nella stessa città. Eri sempre con la valigia in mano?

Semplicemente, non avevo un bel carattere (sorride). Scherzi a parte, per un attaccante, o sei un fuoriclasse o sei destinato a cambiare spesso squadra. In ogni caso, non nascondo che in campo ero un tipo focoso e arrivavo spesso allo scontro. Se da un lato questa è stata la mia forza, dall'altra è stata anche il mio limite. Con un po' più di diplomazia forse mi sarei evitato qualche trasloco...

C'è una maglia a cui sei particolarmente legato?

Quella della Reggina, che ho vestito in tre occasioni diverse (1996-97; 2001-2002; 2004-2005, ndr). La stesso Reggina ora è la squadra che alleno. Tra l'altro, proprio la prima stagione a Reggio Calabria è stata la migliore della mia carriera: 37 presenze e 24 gol, che mi sono valsi il titolo di capocannoniere della serie B. 

Meglio fare il calciatore o l'allenatore?

Da calciatore capitava spesso di pensare solo a me stesso: avrei fatto di tutto pur di segnare un gol. Da allenatore invece prevalgono altri sentimenti, ti senti responsabile di un intero gruppo e la tua massima realizzazione è quando vedi il successo della tua squadra attraverso una azione corale.  Ti gratifica di tutto il lavoro fatto con i ragazzi in settimana. Da calciatore ero un individualista, da allenatore mi sento al servizio di trenta persone.

Quando e come nasce la tua fede?

Premessa: fin da ragazzo mi sono sempre definito - come si usa fare spesso - "credente ma non praticante". Riconoscevo i valori del cattolicesimo ma li vivevo a modo mio. Addirittura, credevo di essere perfetto nelle mie azioni.  La mia vera conversione è avvenuta quattro, cinque anni fa, quando allenavo il Taranto. Avevamo a casa una signora che si occupava delle pulizie domestiche. Lei, incuriosita da diverse immagini di santi che avevamo in casa, un giorno mi chiese: "Se davvero ti definisci cristiano, suppongo che leggi anche la Bibbia". Quella sua osservazione mi spiazzò. Io la Bibbia non l'avevo mai letta. E siccome, come dicevo prima, sono un tipo cocciuto e mi piace capire bene tutto per filo e per segno, avvertii la necessità di approfondire la questione. Incoraggiato dalla nostra domestica, cominciai a leggere la Bibbia e a parlarne con lei. Così capii tutte le mie contraddizioni. E, finalmente, scoprii la bellezza di un vero rapporto con Dio. Non ti nascondo che all'inizio ebbi anche diverse difficoltà, soprattutto in famiglia. Molti mi dicevano: "Ti stanno facendo il lavaggio del cervello". Ma poi Dio ha sistemato ogni cosa e alla fine anche mia moglie si è convertita. 

Come ti ha cambiato il messaggio della Bibbia?

Non posso certo dire che ora sono privo di errori. La conversione è semplicemente la consapevolezza di essere peccatori, ma di peccare non si finisce. Questo è chiaro. Il cadere è quotidiano. Ma ora so a Chi devo guardare per rialzarmi. 

Chi è il nuovo Davide Dionigi come uomo, marito e allenatore?

Come uomo: vedo la vita da un'altra prospettiva e ora so cosa è importante e cosa è vanità. Come marito e come padre: vedo la vita come un dono. Alzarsi alla mattina è un dono. Per tanti non è così. Come allenatore: cerco di portare il messaggio di salvezza a tutti. E un po' ho il rammarico di non averlo potuto fare già da calciatore. 

A proposito: come ti rendi testimone della Parola?

Ai miei calciatori parlo della mia fede, ma sempre con pacatezza. Non voglio sembrare un predicatore. Cerco di lasciare fare tutto a Dio. Così come Lui un giorno mi ha messo davanti la mia domestica, sono sicuro che utilizzerà me per aiutare qualcuno a cui Egli vuole arrivare. Così accetto le situazioni in cui mi trovo e le squadre in cui Egli mi manda e accetto le avversità sapendo che a tutto c'è un perché.

Qualche esperienza che hai avuto a Reggio?

Alla mia squadra propongo spesso delle visite ai carcerati o agli ammalati negli ospedali. Sono incontri che facciamo per dare un sorriso alle persone in difficoltà ma, allo stesso tempo, anche noi riceviamo molto quando viviamo quei momenti. Noto che i miei ragazzi, quando tornano da uno di questi incontri, si fanno tante domande e la coesione del gruppo migliora. Mi piace valutare il mio operato di allenatore non solo in termini di risultati calcistici sul campo, ma anche in termini di rapporti umani. E devo dire che sono contento dei risultati "spirituali" dei miei ragazzi.

Come coltivi la tua crescita spirituale a livello personale?

La domenica mia moglie ed io frequentiamo la chiesa vicino a casa e quando possiamo leggiamo la Bibbia insieme. Poi mi piace anche leggere alcuni testi di teologia per comprendere meglio alcuni passi. 

Il tuo rapporto con gli Atleti di Cristo?

Sono molto amico con Nicola Legrottaglie. Ci sentiamo spesso per telefono e recentemente ci siamo visti a Bagnala Calabra per testimoniare insieme. Purtroppo, come allenatore ho meno tempo dei calciatori e spesso mi è difficile partecipare alle riunioni del gruppo: se il lunedì il calciatore ha la giornata di riposo, l'allenatore invece è già al lavoro.

Che messaggio lasci a chi, leggendo la tua intervista, è ancora alla ricerca di una relazione con Dio? 

Credo che Dio si diverta ad occuparsi dei casi difficili. Io ero un caso veramente difficile. E mi ha salvato. Se sta edificando me, sono sicuro che può edificare chiunque abbia intenzione di incontrarlo. 

Il tuo passo preferito della Bibbia?  

2 Timoteo 4:7 - Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. 

 

A cura di Silla Gambardella