Dorel Ungurean

Dorel Ungurean

Handbike

Romania

Se dovessi descriverti in una frase?

Sono un tipo tranquillo e riflessivo, ma a tratti anche istintivo. Sono un ottimista: non mi scoraggio mai, perché so che c'è sempre una soluzione a tutto.

Quando è nata la tua passione per lo sport?

Lo sport in generale mi è sempre piaciuto, ma prima del mio incidente era solo un divertimento. L'handbike mi ha dato l'opportunità di scoprire una disciplina in cui esprimermi ad alto livello e anche in ambito internazionale.

La tua gara più bella?

Ricordo in modo particolare il mio secondo Mondiale, nel 2011, in Danimarca (il primo è stato nel 2009 in Italia, ndr). Oltre ad avere avuto la possibilità di rappresentare la mia nazione (la Romania, ndr) è stata una giornata particolare perché sono caduto in gara, e quando si cade in handbike non è mai facile rialzarsi. Invece sono riuscito a ripartire e a finire la corsa, nonostante fossi tutto “ammaccato”... Non ho vinto, ma il piacere di quella gara è stato proprio “arrivare” al traguardo. E così dovrebbe essere nella vita di ogni uomo: avere un “traguardo”, un obiettivo, e vivere per raggiungerlo.

E i tuoi prossimi obiettivi sportivi?

Nel 2012 volevo partecipare alle Paralimpiadi di Londra, ma non ci riuscii. Forse non era ancora il mio tempo. Quindi ora mi piacerebbe provare ad esserci a Rio 2016.

Veniamo alla tua fede. Quando e come hai conosciuto il Signore?

L'ho conosciuto a 27 anni. Era il 1998, mi trovavo a Timisoara e fui invitato in una chiesa cristiana evangelica. Ascoltai la predica del pastore, e la Parola di Dio entrò dritta nel mio cuore. Fu allora che capii che fino a quel momento avevo vissuto nell'ignoranza: l'ignoranza del peccato. Dopo quel giorno, continuai a frequentare la chiesa, e domenica dopo domenica mi accorgevo di quanto fossi “mancante” e, allo stesso tempo, di quanto Dio fosse stato paziente con me, per aver sopportato tutte le mie debolezze. 

Così decisi di riporre la mia vita completamente nelle mani del Signore e di accettare Gesù come mio salvatore: mi sono battezzato e da quel momento io faccio parte di Cristo e Cristo fa parte di me. Ora viviamo insieme. Lo ringrazio sempre, perché lui non si è mai stancato di bussare al mio cuore. 

Bussa al cuore di tutti.

Certo. Ma la natura umana è guidata da pensieri imperfetti, che generano errori dettati dalla paura, e che ci conducono al peccato. È solo lo Spirito di Dio che può illuminarci e guidarci senza errori. È questo quello che capii allora.

L'incidente che ora ti tiene su una sedia a rotelle è avvenuto dopo. Quanto è stata importante la tua fede per affrontare un cambio di vita così radicale?

L'incidente è avvenuto nel 2003. Lavoravo a Campobasso, montavo le stalle. Mi trovavo su un'impalcatura quando un mio collega, manovrando la gru, urtò l'impalcatura. Caddi battendo la testa e rimasi in coma per 32 giorni. Quando mi risvegliai, avevo dimenticato tutto. Passai un anno in un centro di riabilitazione e durante questa mia lunga degenza il Signore mi ha “modellato” sempre più. L'incidente mi ha fatto capire che la vita è un vapore e che va vissuta con un obiettivo preciso, non si può vivere in modo “tiepido”. Ho capito che, se ero cristiano, avevo un compito: condividere con tutti gli uomini la Parola di Dio, affinché tutti si possano ravvedere. Insomma, la mia testimonianza doveva essere vera, totale, coraggiosa, quotidiana. C'è una frase nel Vangelo che dice: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no” (Matteo 5:37). Ecco quello che dovevo fare.

Puoi farci un esempio di come testimoni il messaggio del Vangelo?

È Dio a offrirmi le occasioni per testimoniare, non solo con le parole, ma anche con le azioni. Ad esempio, all'ultima gara a cui ho partecipato, a Bardonecchia, ho potuto parlare di Gesù a quattro persone, che mi domandarono incuriosite il significato delle scritte sulla mia auto. Infatti, circa un anno fa, decisi di rivestire le fiancate della mia macchina con le citazioni di alcuni versetti della Bibbia. È un modo originale e potentissimo di comunicare la Parola.

Come è cambiata la tua vita grazie al Signore?

Se ti dico come vivevo prima di conoscerlo... probabilmente mi guarderai con occhi diversi. Ebbene, prima di conoscere Dio, avevo il vizio dell'alcol. Bevevo, e a volte tornavo a casa e non ero proprio l'esempio del marito ideale per mia moglie. Arrivai anche ad lasciarla, per un breve periodo di qualche mese, perché avevo deciso che la vita che facevo non mi piaceva. Ero una testa calda, a quel tempo. La abbandonai e andai in un'altra città, credendo che cambiando città avrei trovato la felicità che non avevo. Solo più tardi mi resi conto che era solo cambiando il mio cuore che avrei trovato la vera felicità.  

La fede ha dato un nuovo senso alla sofferenza, che ora vedo come un momento in cui Dio ci mette alla prova per migliorarci, per insegnarci. La fede mi ha permesso di trovare una pace e una serenità senza limiti, indipendente dalle situazioni. Ora sono su una sedia a rotelle, ma sorrido e sono un uomo felice. Invece c'è chi è normodotato ma passa tutti i suoi giorni a compiangersi per i problemi del mondo, semplicemente perché non guarda alla vita dalla prospettiva che ci indica il Signore.

Lo Spirito è molto più del corpo.

Sì, e per me l'incidente è stata una benedizione, perché mi ha fatto crescere molto nello spirito. Prima ero molto più soggetto alle tentazioni. Nel Vangelo c'è scritto: “meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno”. Per me è stato proprio così.

E poi c'è da dire che, come scrive Paolo, Dio non ci mette mai di fronte a prove più grandi di noi: ci fa tribolare, ma non ci riduce mai allo stremo. Ciò significa che la speranza non può venire mai meno. E la mia speranza ora non è solo di vivere bene sulla Terra, ma di vivere con Lui per l'eternità. Non finisce tutto qui: qui siamo solo di passaggio.

La tua famiglia è credente?

Mia moglie non è convertita, ma anche questo mi rafforza nella fede, perché ho la certezza che tutta la mia famiglia è già stata salvata.  Io penso solo a onorare Dio con ogni mio pensiero, parola e azione. Ogni volta che apro bocca, lascio che escano parole d'amore e non di odio. E così con ogni mio gesto o pensiero.

Cosa pensi del gruppo degli Atleti di Cristo?

Penso che la Parola di Dio vada testimoniata in ogni ambiente, e gli Atleti fanno un ottimo servizio per quanto riguarda lo sport. Ogni atleta è importante allo stesso modo: quello di serie A come quello dilettante, quello che gioca a calcio come quello che corre in handbike. Affinché la Parola arrivi ovunque, occorre che ovunque ci sia qualcuno pronto a testimoniarla. Io stesso ho oggi la possibilità di testimoniare la mia esperienza su questo sito proprio grazie agli Atleti di Cristo.

Il tuo versetto della Bibbia preferito?

Isaia 53:10 - “Ma il Signore ha voluto stroncarlo (riferito a Gesù, ndr) con i patimenti. Dopo aver dato la vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del Signore prospererà nelle sue mani”. Spiega benissimo quale sia la volontà di Dio, in un modo fortissimo, perché è un libro profetico.

Cosa vorresti dire a chi leggerà la tua intervista e sta ancora cercando delle risposte per la sua vita?

Non prendete la vita in modo superficiale, ma cercatene il vero senso. Cercate Cristo, nel profondo del vostro cuore, perché Lui è lì che bussa. Se vi lasciate distrarre solo dai pensieri mondani, essi raffredderanno la vostra mente. 

 

A cura di Silla Gambardella