Elvis Abbruscato

Elvis Abbruscato

Allenatore di Calcio

Italia

Elvis Abbruscato, come nasce la tua favola con il pallone?

Nasce nel parchetto sotto casa. Andavo a giocarci praticamente tutti i pomeriggi, con un mio amico. Già allora si vedeva che avevo qualcosa in più rispetto agli altri ragazzini. Così il padre di questo mio amico, mi invitò a giocare nella sua società, il Vis Mantova. Avevo undici anni.

Come si è evoluta la tua carriera?

Sono cresciuto nelle giovanili della Reggiana Calcio e ho esordito in serie B all'età di 17 anni. Poi la mia carriera agonistica è stata un continuo “avanti e indietro”: Livorno e Trieste in C1, Verona in B, due anni e mezzo meravigliosi ad Arezzo, altre due stagioni a Torino, un anno a Lecce, poi un altro ancora al Toro, infine Chievo e adesso Vicenza. 

La maglia alla quale sei più legato?

Direi quella dell'Arezzo. In quegli anni e in quell'ambiente ho trovato la mia maturità calcistica. 

La parita più bella?

Sicuramente il 3-1 di questo autunno contro il Gubbio. Si è trattata della mia prima tripletta e ha conciso con il raggiungimento del mio centesimo gol in carriera. 

Per l'occasione, hai mostrato la t-shirt sotto la tua maglia con scritto: “Cento e lode a Dio”. 

Dio non ti aiuta a fare gol, ma ti invita a usare il talento che ti ha dato. Io non voglio fare come quel servo al quale è stata data una mina e l'ha sotterrata. Per questo mi impegno ogni giorno, nel mio lavoro come in ogni ambito della mia vita, a fare fruttare i doni che il Signore mi ha dato. Quella magila ha voluto essere un ringraziamento al mio Dio. 

Come hai accettato Gesù nella tua vita?

Non c'è stato un incontro vero e proprio di quelli in cui ricevi un “segno”. La mia è stata una conversione lenta, cercata, desiderata. Molti si avvicinano a Dio dopo una delusione, o in un momento di debolezza. Io cercavo qualcosa in cui potessi avere un punto di riferimento stabile, forte, incorruttibile. Cercavo il significato della vita. Fin da bambino mi è stato insegnato il timore di Dio. Ho sempre pregato, ma per me era difficile pregare con questo “senso di colpa”. In casa mia si è sempre parlato di Dio, anche se mio papà e mia mamma praticano altre religioni. Ho ricevuto il messaggio del Vangelo per la prima volta da una persona. E da allora la mia ricerca personale è durata tanto tempo. Leggendo la Bibbia, giorno dopo giorno, ho cominciato a conoscere Dio. Ho capito che Dio è gioia e che Gesù non è venuto per punire, ma per salvare.

Come ti ha cambiato l'incontro con Gesù?

Dalla notte al giorno. Accettare Gesù significa passare dalle tenebre alla luce. Ho abbandonato il mio “ego” e mi sono detto: “Ora faccio guidare la macchina della mia vita a Lui”.

Da quando fai parte degli Atleti di Cristo?

Dall'evento di Verona, nell'autunno 2010. Purtoppo faccio fatica a partecipare a tutti i loro incontri, ma prego sempre per loro, afinché noi tutti possiamo essere testimoni di Gesù. Essere Atleta di Cristo non è una moda: è un vivere con gioia l'amore di Dio. Dobbiamo “fare”. 

Come ti rendi testimone della buona notizia?

La prima testimonianza la si fa con il comportamento. Cerco di essere irreprensibile, costante, coerente con la Parola, e di non abbattermi mai, anche quando gli altri ci deridono per la nostra fede. Chi non ha Gesù, ha il cuore indurito. Vede Gesù come una religione. Non lo è: Gesù è amore. Poi, prego tanto il Signore affinché mi aiuti a testiomiare. Anche quando cerchi di evangelizzare, devi chiedere a Dio di aiutarti. Le nostre parole sono sempre “umane” e dobbiamo essere guidati da Lui affinché il seme che gettiamo sia più forte. 

Cosa ti senti di dire a chi sta cercando il Signore?

Dico: Chi cerca è già trovato. Il Signore è venuto per tutti. Aspetta solo il nostro passo di fede, aspetta che gli affidiamo in piena fiducia la nostra vita e che ci lasciamo alle spalle la nostra vecchia persona. Chi chiede perdono dei propri peccati, è già perdonato. Questa vita è meravigliosa se la viviamo in Cristo. Il mondo ci mette davanti tante paure, ma noi possiamo vincerle con la grazia di Dio.

C'è un passo della Bibbia che vorresti citare a chi ti legge?

La Bibbia è parole vive e potenti. Ogni volta, anche quando rileggi versi che hai già letto, essi ti parlano in modo nuovo, parlano a te e a come sei tu in quel momento. Il Salmo 126 – versetti 5 e 6 - è uno dei miei preferiti: “Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni”.