Gabriel Vasconcelos Ferreira

Gabriel Vasconcelos Ferreira

Cagliari Calcio

Brasile

Gabriel, presentati.

Mi chiamo Gabriel Vasconcelos Ferreira, sono nato a Unaì, in Brasile, il 27 settembre 1992, e di lavoro... paro (sorride). 

Come e quando è nata la tua passione per il calcio?

Mia mamma dice che è nata... dal suo grembo! Mi racconta sempre che non ha un ricordo di me senza un pallone tra i piedi. E in effetti cominciai presto, a 4-5 anni. Iniziata poi la scuola, giocavo a calcio almeno 3, 4 pomeriggi alla settimana, con i miei compagni, e quando tornavo a casa, volevo continuare a giocare. Da ragazzo guardavo tutte le partite in tivù e sapevo a memoria i nomi dei calciatori e le formazioni di ogni club. 

La prima squadra?

Cruzeiro, a 13 anni. Ero un adolescente quando uscii di casa la prima volta. Vivevo in un albergo, spesato dalla squadra, e studiavo in una scuola che veniva pagata dal mio club. Mi presero perché videro subito che avevo delle discrete qualità. E a 16 anni firmai il mio primo contratto da professionista. 

Sei stato tra i più giovani brasiliani a esordire in Nazionale, vero?

Sì, fui convocato per la prima volta in Seleção a 18 anni, quando ancora giocavo nella Primavera del Cruzeiro. E il mio esordio tra i pali della Nazionale avvenne prima di quello nella mia squadra di club. Credo che un episodio di questo tipo sia stato il primo nella storia del calcio brasiliano. 

Hai sempre giocato in porta?

No. Fino a 12 anni giocavo come punta esterna. Mi piaceva. Poi accadde che fui “attratto” dai guanti. Mi incuriosiva il fatto che il portiere si vestisse in modo diverso dagli altri e che avesse un ruolo per così dire unico, speciale. Così, dopo che riuscii a convincere mia madre a comprarmi un paio di guanti, provai a giocare in porta. E da allora vi rimasi per sempre. 

La tua partita più bella?

Brasile-Spagna, quarti di finale del Mondiale Under 20. Parai due rigori e passammo il turno. Un'emozione incredibile.

Sei arrivato al Milan che c'erano già tre portieri, quattro con te. Ora, a soli 21 anni, sei lì lì per giocarti il posto da titolare. 

Un grande club, una città dove mi trovo bene. Io penso solo a lavorare, pregare, sognare. Poi se Dio vuole, mi farà raggiungere altri bei traguardi sportivi.

Un sogno più di tutti?

Ora guardo al Mondiale, Brasile 2014. Sarebbe bello esserci. I nomi del portiere titolare e della sua riserva sono praticamente certi, ma per il terzo posto ci sono in lizza altri tre, quattro nomi. Sto giocando poco, perciò è anche difficile farsi notare. Ma se mi capitasse l'opportunità di fare una bella prestazione in Champion's con il Milan... chissà... nella mia vita sono successe cose che credevo impossibili. Ma Dio può tutto. Se tu dovessi chiedermi: “Sei in grado di conquistarti un posto per il Mondiale?”. Ti dico: “Con le mie forze, forse no”. Ma Dio può fare di tutto. Io devo solo allenarmi con impegno, lavorare ogni giorno, crederci sempre. E stare pronto. Come è scritto nel Vangelo di Giovanni (3:27) - “L'uomo non riceve nulla se non gli è dato dal cielo”.

Hai un calciatore di riferimento, un calciatore che consideri un “esempio” nel tuo lavoro?

Kakà. È sempre stato un esempio dentro e fuori dal campo, per me. E ora che vestiamo la stessa maglia, è molto bello. Lui è davvero un leader per la squadra, ma un leader silenzioso. È il primo che arriva all'allenamento e l'ultimo che va via. Eppure ha vinto di tutto, Pallone d'Oro compreso. Non avrebbe più nulla da dimostrare. Un grande esempio, davvero.

Pregate insieme, a Milanello?

Parliamo spesso della Bibbia. Ma non ostentiamo la nostra fede al resto della squadra. Io penso che qualsiasi persona abbia sentito parlare almeno una volta di Gesù. Ai calciatori non mancano le parole, mancano gli esempi. Per questo io e Kakà cerchiamo di vivere la nostra fede a partire dai nostri atteggiamenti e comportamenti in campo e fuori dal campo, con i compagni e con gli avversari. 

Com'è avvenuta la tua conversione?

Nasco da una famiglia credente. Mia mamma e mia nonna frequentano la chiesa ogni domenica. E così, fin da piccolo, mi portavano con loro. Ma sai, quando sei bambino, non sempre capisci quello che stai facendo. Io non stavo mai attento durante la predica. Pensavo sempre che appena sarebbe finita, sarei andato a giocare a pallone...(sorride). Però credo che quelle parole, anche se ascoltate distrattamente, siano entrate nel mio cuore, e che io le abbia riscoperte qualche anno più tardi.

Racconta.

Avevo 11 anni quando andai in un ritiro organizzato dalla chiesa della nostra città. In realtà ci andai solo perché sapevo che, oltre a pregare, c'era la possibilità di giocare a pallone tutti i giorni. Poi, uno di quei giorni, il pastore cominciò a parlare a noi giovani. Ci disse: “C'è una persona che vi ama anche se voi sbagliate. C'è una persona che vi ama di un amore incondizionato, che vi ama così come siete, senza che dobbiate fare nulla”. E ci parlò di Gesù. Io pensai: “Voglio aprire il mio cuore a questa persona”. Poi il pastore invitò chi volesse accettare Gesù a farsi avanti, affinché potesse pregare insieme a lui. Io desistetti un attimo, ma poi mi feci avanti. Da quel giorno per me è stato diverso. 

Cos'è cambiato?

La prospettiva della mia vita è stata rivoluzionata. Da quel giorno in poi, ogni mattina, il mio primo pensiero era sapere che avevo qualcuno al mio fianco che non mi lasciava mai solo. Prima vivevo sotto la “legge”: se facevo bene, ero benedetto, se facevo male, ero maledetto. Ma da allora cominciai a vivere sotto la “grazia”: ero finalmente diventato consapevole dell'amore incondizionato di Dio. 

Come ti rendi testimone di questo amore?

Come ti dicevo prima, la testimonianza più efficace è predicare con l'atteggiamento. Poi Dio è bravo a creare le situazioni giuste per parlare, quando sa che qualcuno ha bisogno di ascoltare la sua parola. Ma prima di tutto, al giorno d'oggi la gente ha bisogno di vedere vite cambiate, ha bisogno di riferimenti concreti, coerenti, visibili.

Il tuo versetto della Bibbia preferito?

È difficile dirne uno, perché ogni periodo della mia vita è segnato da un versetto che mi aiuta a crescere spiritualmente. In questo momento, sto riflettendo molto sul concetto “Dio è amore”. A riguardo, potrei citare Giovanni 3:16 - “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chi crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna”.

Cosa vorresti dire a chi leggerà la tua intervista e vorrebbe conoscere Dio?

Per prima cosa: apri il tuo cuore. Esiste un Dio che ha creato tutto, anche te, e che vuole avere con te un rapporto unico, vicino. Lui è sempre lì che ti guarda, che ti ama, che ti protegge, che ti dona ogni giorno il dono della vita. E che aspetta che tu ti accorga di lui. Apri il tuo cuore, e il resto lo farà Lui, con il suo amore. Un amore che non ti lascia mai. 

 

A cura di Silla Gambardella