Giovanni Granito

Giovanni Granito

A.S.D. Union Villa Cassano Calcio

Italia

Campagna (SA), 12 giugno 2007. Giovani Granito, giovane calciatore, seduto comodamente sulla poltrona della sala di casa sua, è pronto a fare due chiacchiere con noi e raccontarci qualcosa della sua vita.

Dicci in breve chi è Giovanni Granito, quando e dove è nato e come è cresciuto.

Giovanni Granito è un semplicissimo e umile ragazzo di 22 anni. Sono nato il 6 marzo 1985 a Oliveto Citra (SA), ma ho sempre vissuto a Campagna (SA). Figlio di una classica famiglia italiana, ho sempre ricevuto insegnamenti cattolici.

Che cosa fai oggi?

Oggi gioco a calcio nella AS Brienza, che disputa il campionato di eccellenza lucano. Contemporaneamente studio all’università di Potenza. Frequento la facoltà di scienze motorie. Sono al terzo anno.

Come hai iniziato a giocare a calcio? In quali squadre hai già giocato? Che ruolo ricopri? Hai già vinto qualcosa?

Ho iniziato a giocare a calcio per le strade del mio paese. All’età di nove anni ho iniziato a giocare nella Scuola Calcio Campagna. All’età di 16 anni, poi, ho debuttato con la prima squadra della Rinascita Campagna. L’anno successivo, il 2003, sono stato acquistato dal Pro Ebolitana (serie D e eccellenza). Nel 2004 arrivò il momento in cui dovevo scegliere l’università: decisi che forse era arrivato il tempo di fare esperienze calcistiche fuori dalla regione, così feci l’iscrizione all’ateneo di Urbino, conciliando in questo modo le due esigenze. Qui avevo iniziato a giocare nel Falco in eccellenza. Nel 2005, per motivi familiari, son dovuto ritornare più vicino alla mia zona d’origine, iniziando perciò a giocare nel Brienza, dove tuttora milito. Qui ho conosciuto il mister Innocenzo Natiello, che ringrazio per la fiducia che avuto in me nel corso di questi due anni.

Il mio ruolo è quello di difensore centrale, anche se mi adatto bene a tuta la zona difensiva.

Curiosamente non ho mai vinto alcun campionato, anche se sono sempre stato a ridosso dei primi posti (quante volte secondo o terzo!).

Come ti immagini il tuo futuro nel mondo dello sport?

Innanzitutto come messaggero di Dio. Poi naturalmente ambisco ad arrivare in qualche squadra professionistica. Se potessi scegliere mi piacerebbe giocare nel Napoli.

Cosa rappresenta per te Gesù?

Per me Gesù rappresenta la vita, in quanto Lui dà la vita (quella vera) a quanti gliela chiedono. Egli è l’unico compagno di cui mi posso davvero fidare. E’ Colui che non mi e non ti abbandona mai, per nessuna ragione. E l’unico che può donare quella pace di cui tutto il mondo ha bisogno. E’ Lui che mi dà la forza necessaria per andare avanti, infatti con l’amore di Dio, la grazia di Gesù Cristo e la consolazione dello Spirito Santo si può affrontare ogni situazione.

Come e quando hai accettato Gesù Cristo come tuo personale Salvatore?

Venendo da una famiglia cattolica ho sempre ricevuto un insegnamento cattolico, ma di Gesù non avevo mai sperimentato nulla di concreto. Un giorno, però, successe qualcosa di particolare nella mia famiglia: mio fratello maggiore si convertì al Signore. Lui mi parlava tanto di Gesù e del Suo amore, ma io non lo ascoltavo, anzi spesso lo biasimavo. Tutto ciò andò avanti fino a quando nel 2004, trovandomi ad Urbino, mio fratello mi chiese di andargli a comprare un  libro dal teologo missionario americano Alfredo Terino, in quanto si trovava nella mia stessa città. Iniziò a parlarmi di Gesù anche quest’uomo. Il fatto che mi trovavo lontano dal mio paese, aiutò a far crescere in me quel seme che mio fratello aveva iniziato a gettare nel mio cuore. Cominciai a leggere la Bibbia e in una sera del mese di novembre (2004), mentre mi trovavo a casa da solo, accettai Gesù come mio personale Salvatore. Da quel momento fino a gennaio andava tutto a gonfie e vele sia con il calcio, sia con l’università e sia con la famiglia. Tuttavia, come un fulmine a ciel sereno, mi arrivò la notizia che a mio padre avevano diagnosticato un tumore. Da quel momento la mia vita fu stravolta. Nel giro di tre mesi ho lasciato università, calcio e divertimenti per dedicare tutto il mio tempo vicino a mio padre. Abbiamo girato diversi ospedali in Campania, fino ad arrivare a Milano, ma non ci fu nulla da fare, infatti nell’aprile 2005 è deceduto. Nonostante l’esito così triste della vicenda, in tutto questo periodo avevo sperimentato appieno la potenza di Dio e la forza che Egli dona nei momenti difficili. Certo ora non capisco perché Dio se lo sia chiamato “la”, però lo ringrazio perché sono certo che un giorno conoscerò il vero motivo per cui tutto questo sia avvenuto. In più, a due anni dalla sua dipartita, ho scoperto che DIO è fedele alle sue promesse e, quindi, posso gridare ad alta voce  che Lui si prende cura degli orfani e delle vedove. Ciò me lo conferma anche la Sua Parola, infatti in Salmi 68:5 troviamo scritto: «DIO È PADRE DEGLI ORFANI E DIFENSORE DELLE VEDOVE». A quel punto avevo bisogno di ricominciare, visto che avevo lasciato tutto durante la convalescenza di mio padre. Quindi, feci ritorno ad Urbino, anche se per un brevissimo periodo, infatti, sentendo la mancanza della mia famiglia e non trovando più un accordo con la società Falco, decisi di fare ritorno in Campania, con l’idea di fare il trasferimento all’università di Potenza. Giunto nel mio paese, però, sembrava andare tutto storto: con le squadre che mi volevano non si riusciva mai a trovare un’intesa, mentre con l’università non c’era più la possibilità di fare il trasferimento: non ne andava una giusta. Tuttavia, il sabato precedente all’inizio del campionato, mi contattò una squadra della Basilicata (grazie anche al ds Sergio Caputo), con la quale, forse a causa della situazione disperata, firmai senza neppure avere in mano un accordo ben definito. Ma la domenica sera, dopo la mia prima partita con la nuova squadra, il presidente mi propose davvero un bell’accordo. Il Signore stava iniziando a stupirmi, anche se la Sua opera era solo all’inizio. Con l’università, infatti, sembrava che le possibilità di trasferimento non ci fossero più, in quanto erano finiti i posti vacanti disponibili, e invece all’improvviso, mentre mi trovavo nella segreteria dell’ateneo per cercare di risolvere questo problema, arrivò una chiamata dalla sede di Potenza dicendomi che si era liberato in extremis un posto, a causa del trasferimento verso altra sede di un loro studente. Subito pensai che la società o le persone a cui avevo chiesto una mano erano riuscite a contattare le persone giuste per risolvere al meglio la mia situazione, ma nello stesso pomeriggio scoprii che loro non erano riuscite a fare nulla: in realtà era stato il Signore a compiere questo miracolo, per il quale gli sono ancora riconoscente.

C’è da aggiungere, cosa che prima non ho detto, che nel momento in cui feci spazio al Signore nel mio cuore, molte persone a me care, tra cui anche la mia ragazza, si allontanarono da me perché non riuscivano a condividere la mia scelta. Grazie al Signore, pian piano, mi si sono tutti riavvicinati, compresa la mia ragazza, con la quale sono tuttora felicemente fidanzato.

Che cosa hai provato nel momento in cui hai accettato il Signore come tuo personale Salvatore?

E’ stato un momento di grande gioia. Ho trovato quella pace che cercavo, sono stato riempito di letizia. In quell’istante mi resi conto che, grazie al sangue che aveva versato su quella croce, i miei peccati erano stati davvero perdonati. Bisogna infatti ricordarsi che non c’è nessun giusto su questa terra e che, essendo tutti peccatori, anche io avevo bisogno di sperimentare il suo perdono.

Com’era Giovanni prima di conoscere Dio in maniera così profonda? E oggi, invece, come sei?

Giovanni era molto impulsivo, legatissimo alle cose materiali, con il sogno di diventare un famoso calciatore, per avere gli stessi loro soldi, le loro stesse macchine e le loro stesse belle donne. Giovanni dopo l’incontro con Cristo ha trovato l’equilibrio giusto per affrontare i problemi della vita e per autodisciplinarsi. Ad esempio, anche sul campo si è visto il mio cambiamento. Infatti al mio primo anno in Basilicata, in 34 partite da difensore centrale, non ho preso neanche un ammonizione, a testimonianza del fatto che un cristiano si comporta in maniera corretta anche nel mondo del lavoro, (nel mio caso su un campo da calcio). 

Parli di Dio con i tuoi compagni di squadra? Che cosa ne pensano di questo tuo rapporto così intimo con Lui?

Sì ne parlo, anche se ci sono molte difficoltà. Spesso ne parlo con i compagni con i quali viaggio in macchina per andare fino al campo di allenamento. Abbiamo, infatti, sempre una quarantina di minuti di viaggio da fare, perciò ne approfitto per raccontare loro del Signore. All’inizio ti rendi conto che sono scettici, anche se sono sicuro che nei momenti di difficoltà gli vengono sempre in mente le cose che gli dico. Spesso capita anche che vengono loro da me per parlare e per confermarmi dell’esistenza del Signore. La mia speranza, tuttavia, è che presto qualcuno di loro possa accettare Gesù nella sua vita, proprio come me.

Frequenti qualche chiesa?

Sì. Frequento la chiesa battista di Campagna. Sono circa due anni che la frequento. Siamo una cinquantina di fratelli. Sono molto legato a questa comunità, anche per il fatto che mio fratello, lo stesso di cui il Signore si è servito per portarmi a Cristo, è uno dei membri. Voglio approfittarne per ringraziare il pastore Franco Grillo per tutti gli insegnamenti che mi ha trasmesso.

Come mai hai deciso da far parte del gruppo degli Atleti di Cristo? Hai legato qualche amicizia particolare con qualcuno di loro?

Ho deciso di fare parte degli Atleti di Cristo proprio perché il mio primo scopo, come ho detto prima, è quello di essere un Suo messaggero nel mondo dello sport. Ho legato molto con Tomas Guzman

Vorresti lasciare qualche messaggio a quanti leggono la tua intervista?

Vorrei lasciare ai lettori un messaggio di speranza. Mi auguro che in tutti coloro che leggono questa intervista possa nascere sempre più il desiderio di conoscere personalmente Cristo. L’unico che può dare una svolta alla tua vita, risolvere i tuoi problemi e dare un perché alle tue domande è il Signore Gesù Cristo.  Magari leggendo la mia intervista ti sarai chiesto chi sono, visto che il mio nome non è associato a quello di nessuna grande squadra, però quello che mi accomuna ai miei compagni più famosi (vedi KakàLegrottaglieGuzman,…) è la fede in Gesù Cristo, che puoi, se solo lo volessi, sperimentare anche tu. Voglio concludere con un verso che si trova in Filippesi 4:13: «Io POSSO OGNI COSA IN COLUI CHE MI FORTIFICA». Dio ti benedica, caro lettore. 

Intervista di Simon Pietro de Liso