Ilyas Zeytulaev

Ilyas Zeytulaev

HNK Gorica Calcio

Uzbekistan

Ilyas Zeytulaev, raccontaci chi sei e da dove nasce la tua passione per il calcio.

Sono nato ad Agren, in Uzbekistan, nel 1984. La mia passione per il calcio nasce grazie a mio padre, ex calciatore e poi allenatore della squadra dei giovani della mia città, che ai tempi giocava in seconda divisione. Fin dall'età di cinque anni, accompagnavo spesso mio padre sui campi di gioco e così per me fu naturale respirare fin da subito l'aria di questo sport. A 13 anni andai a Mosca per seguire la scuola calcio. Feci due anni lontano da casa. Ero ancora un adolescente, ma la distanza da casa non mi pesava, il calcio era tutto quello che sognavo e mi sono sempre ritenuto fortunato. E vi dirò di più: anche se da ragazzo non ero proprio credente, ho sempre pregato il Signore, chiedendogli di farmi diventare un calciatore. Se riguardo indietro, mi accorgo che Lui mi ha esaudito anche quando io mi sono dimenticato di Lui.

Come sei arrivato in Italia?

Dopo i due anni di scuola calcio a Mosca, fui chiamato dalla Juventus per un provino. Avevo 16 anni e fui selezionato insieme ad altri due ragazzi, un russo e un ucraino. Rimasi alla Juve per tre stagioni e in quel periodo fui compagno di squadra di Tomas Guzman. Tomas ci parlava del Vangelo, ma a quei tempi io ero concentrato solo sulla mia carriera.

Le altre squadre in cui hai giocato?

Dopo la Juve, ho iniziato a girare per tutta l'Italia: due anni nella Reggina, un anno a Crotone, poi a Genova, Vicenza, Verona, Pescara e, dalla stagione 2009-2010, Lanciano. 

Come è avvenuto in tuo incontro con Gesù?

Quattro anni fa ho cominciato a sentire un vuoto nella mia vita. Mi accorsi che stavo basando tutta la mia felicità su cose effimere, materiali, che non mi davano pace. E improvvisamente cominciai ad avere paura delle cose più semplici. Cominciai a temere il futuro e a fare pensieri negativi sul mio domani. Tutto questo stato negativo si ripercosse sulla mia professione. Seguivo quello che mi diceva il mio procuratore, perché ormai ero incapace di scegliere da solo. Stavo perdendo il controllo della mia vita. 

E la soluzione a tutto questo?

È stato un lungo percorso quello che mi ha portato alla fede. Inizialmente, cominciai a leggere libri sulle dottrine orientali. Ma più mi addentravo in quelle tematiche, più mi ci perdevo. Poi, circa due anni fa, mentre giocavo a Pescara, conobbi Luca Simon, un calciatore argentino. Lui leggeva la Bibbia ed era sempre sorridente. Aveva una serenità che avrei voluto avere anche io. Nello spogliatoio noi compagni discutevamo di orologi, di auto, di investimenti immobiliari, mentre lui sembrava non curarsi di tutto questo. Un giorno li chiesi il segreto di quella sua serenità e lui mi invitò a leggere la Bibbia. Ma io all'inizio leggevo senza capire nulla. E mi arrabbiavo pure per questa mia incapacità.

Poi?

Poi un giorno mi trovai nella libreria del cinema dove ero andato a vedere un film, e vidi tra gli scaffali la biografia di Nicola Legrottaglie, “Ho fatto una promessa”. Qualcosa nel mio cuore cominciò a suggerirmi: “Prendilo, prendilo che ti serve”. Così lo comprai e cominciai a leggerlo. Per me quel libro fu molto importante. Nicola raccontava esattamente quella che era la mia situazione attuale e mi dava anche la soluzione. Tuttavia, a me sembrava impossibile riuscire a cambiare così decisamente la mia vita. Mi chiedevo: “Come metto in pratica tutto quello che di buono Nicola dice nel libro?”. E così ho dovuto passare altri due anni di disagio interiore. 

Che tipo di disagio?

Dentro il mio cuore, io sentivo che non ero a posto. Ma mi ritenevo un “bravo” ragazzo: umile, rispettoso, educato. Ma ero “finto”. Non ero felice. E non volevo ammetterlo a me stesso. Mi dicevo delle bugie. Ma Dio ancora una volta mi è venuto in soccorso.

In che modo?

Lo scorso luglio avevo l'aereo per tornare a casa e capitai seduto affianco a una signora. Ero così stanco che pensavo solo a riposare, ma non appena decollammo, questa signora cominciò a parlarmi e poco dopo mi fece una domanda inaspettata: “Lei crede in Dio?”. Io le risposi: “Sì, ci credo a modo mio”. E mi accorsi della superficialità della mia risposta. A quel punto, abbiamo cominciato a parlare di Dio. Lei fu sempre molto posata. Ascoltava quello che dicevo e rispondeva alle mie domande citando i versetti della Bibbia. Una parte di me mi diceva: “Ma perché stai ascoltando questa donna che nemmeno conosci?”. E un'altra parte di me mi diceva: “Ascoltala, perché ti sta dicendo cose importanti”. A un certo punto lei mi raccontò la sua testimonianza. Era una ballerina uzbeka, tempo prima era caduta in depressione ma poi, grazie all'incontro con Gesù, è stata salvata. Quando tornai a Lanciano, cominciai a sentirmi stranamente sereno. Una sera guardai il film “La Passione”, quello con Mel Gibson. Lo conoscevo già, ma quella volta lo guardai con altri occhi. Cominciai a vedere la mia vita e i miei peccati in quel film, e capii che Cristo stava portando la croce anche per me. Mi accorsi di quanto ero sporco e cominciai a piangere e a chiedere scusa al Signore. E più piangevo, più sentivo che mi stavo liberando dai miei peccati. Aprii la Bibbia, cominciai a leggerla e finalmente cominciai a capirla.

Come è cambiata la tua vita da quel momento?

Ogni paura è scomparsa, ogni vanità non è più motivo di turbamento per me. Ora so davvero qual è la mia direzione in questa vita, tutta la mia esistenza ha un senso profondo e ho nel cuore una pace che nessuno mi può più togliere. Ho eliminato qualche amicizia negativa e leggo costantemente la Bibbia. Ne sento proprio il bisogno.

Come ti rendi testimone di Cristo nel tuo spogliatoio?

I miei compagni sanno della mia fede, a volte mi guardano con stupore, a volte si lamentano che mi isolo troppo e che non partecipo alle loro discussioni o che le affronto con occhi diversi, che sono quelli che mi ha dato Cristo. La verità è che appena ho un momento libero, mi piace dedicarmi alla preghiera e alla lettura della Bibbia. Più leggo e più mi accorgo che non so niente e che devo imparare tanto. 

E nella tua vita in generale, come ti rendi testimone?

Frequento la chiesa di Vasto, insieme a Daniele Avantaggiato, anche lui Atleta di Cristo. Non vi nascondo che all'inizio della mia vita da credente avevo paura ad espormi troppo, per timore di quello che la gente potesse pensare. Ma ho pregato tanto Dio per questo, dicendogli: “Dio, il tuo amore è così grande che non posso avere vergogna ad annunciarlo. Dammi la forza per essere un testimone attivo”. Così lo scorso Natale, ad esempio, ho regalato una Bibbia con dedica a ciascuno dei miei compagni di squadra. Tuttavia, devo dire che ho imparato una cosa: non serve parlare “tanto” del Vangelo, serve di più “viverlo”. La coerenza nella propria vita è la migliore testimonianza per chi ancora non crede.

Che importanza ha per te fare parte degli Atleti di Cristo?

Noi Atleti abbiamo una missione, come tutti i credenti. Per me è fondamentale rimanere in contatto con gli altri Atleti, anche se solo con un messaggio, come succede spesso con molti di loro che abitano lontano. Vorrei vivere ancora più momenti in comunione con loro, ma non sempre è possibile. Tuttavia, anche così siamo di incoraggiamento gli uni verso gli altri e condividiamo le nostre gioie e le nostre difficoltà quotidiane, vedendo tutto con gli occhi del Signore. Nella nostra vita sportiva non c'è solo un campionato da vincere o una coppa da conquistare. C'è un trofeo molto più alto.

Il tuo versetto preferito nella Bibbia?

Ce ne sono tanti, ma quello che vorrei citare è Matteo 22:37 -  “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.

Questo è il primo e più grande di tutti i comandamenti. Se sappiamo viverlo, sapremo anche realizzarci come cristiani ed essere luce nel mondo. 

Il messaggio che vuoi lasciare a chi legge?

Se qualcuno di voi sta cercando la verità, la verità è nella Bibbia. La televisione, i libri, la psicologia, sono tutte cose che ci distraggono e che creano ancora più confusione, perché non ci danno una risposta definitiva, eterna. Leggete Giovanni 3:16 - “Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Gesù stesso dice: “Io sono la via, la vita, la verità”.

Possiamo arrivare a Dio solo per mezzo di Cristo, non per merito nostro. Cristo è il tesoro della nostra anima. E Dio è sempre vicino a noi: siamo noi che ci allontaniamo da Lui quando pecchiamo. 

 

A cura di Silla Gambardella