Jami Montagnino

Jami Montagnino

Alcamo Basket

Stati Uniti

Potresti dirci come è nata la tua passione per la pallacanestro?

Ho avuto un magnifico allenatore di basket. Ho sempre amato lo sport, specialmente il basket, ma è stato lui a insegnarmi a essere grande e non solo mediocre. Insegnava a tutti i suoi giocatori anche lezioni di vita, si preoccupava di noi in quanto individui e non solo come giocatori. Io lo rispetto e lo ammiro e sarò sempre grata per le lezioni, i mezzi e la fiducia che mi ha dato per affrontare adesso la mia vita. Perchè mi fidavo cosí tanto di lui, mi sono allenata e ho giocato cosí duramente per lui e per le mie compagne di squadra, che alla fine è cresciuta in me la passione per questo gioco. La mia squadra delle superiori ha conquistato molti successi e poi il coach mi ha aiutato a prendere una borsa di studio per giocare a basket in una grande università. Continuo tutt’ora a sentirlo.

Da quanto tempo giochi da professionista? Per quali squadre hai giocato e come sono state queste esperienze per te?

Il 2007-2008 è stata la mia prima stagione professionistica. Ho giocato in Sicilia per una squadra della A1 chiamata Ribera. Anche se abbiamo avuto una stagione difficile, finendo tredicesimi su quattordici squadre, abbiamo chiuso bene la stagione vincendo nel primo round dei play-out. è stata comunque un’esperienza meravigliosa e non la cambierei con niente al mondo. In realta` questa è stata la prima volta che sono uscita dagli USA, perciò mi è piaciuto molto sia conoscere la cultura italiana sia avere intessuto delle meravigliose amicizie e aver avuto la possibilita` di crescere come individuo.

Qual è stato invece il momento più memorabile della tua carriera?

Senza dubbio, il mio momento più memorabile da quest’anno è stato quando abbiamo vinto la nostra ultima partita. Avevamo vinto solo una partita in trasferta tutto l’anno e solo sette in tutto. Eravamo il seed più basso ai play-out giocando contro il top seed a casa loro. Quelle partite sono state le mie migliori prestazioni individuali della stagione e abbiamo vinto una partita combattuta fino alla fine. La cosa più bella era che finalmente stavamo giocando forte e insieme come una squadra. Per me, non c’è niente di più soddisfacente che il far parte di un gruppo che è capace di funzionare come una unita`. Amo gli sport di squadra. Dopo aver vinto quella partita, abbiamo festeggiato come se avessimo appena vinto il campionato. Non era cosí, anche se per la nostra squadra in un certo senso era come se l’avessimo vinto. Eravamo stato in coda fino a quel punto, ma è stato il NOSTRO campionato che abbiamo vinto quel giorno.

Come sei finita qui in Italia? Hai avuto difficoltà ad aggiustarti allo stile di vita italiano?

Uno scout italiano aveva contattato il mio coach alla Tulane University prima del mio ultimo anno lí. Lui ci ha spiegato che sarebbe stato possibile per me giocare da professionista in Italia se fossi diventata una cittadina italiana. Non fu facile mettere insieme tutta la documentazione, ma ora possiedo la doppia cittadinanza, quindi qui non sono considerata una giocatrice straniera. 

Non ho avuto grandi difficoltà ad adeguarmi alla vita in Italia. Due cause di stress iniziale sono state la barriera linguistica e il fatto di non conoscere nessuno all’inizio. è stato un vero e proprio fardello all’inizio della stagione perchè il nostro coach non parlava una parola di inglese e a me e alle altre giocatrici americane dispiaceva che il nostro capitano dovesse tradurre ogni singola parola. Col passare del tempo abbiamo imparato maggior parte del vocabolario basilare del basket, ma ci sembrava una grande impresa andare al negozio e chiedere di un certo tipo di carne o andare al ristorante senza un italiano. Stare lontani dai propri amici e dalla propria famiglia comunque non è facile, ma ho avuto la benedizione di avere delle compagne di squadra meravigliose ed un buon coaching staff.

Com’è entrato Gesù nella tua vita?

Gesù è entrato nella mia vita quando ero molto giovane. Ho dei fantastici genitori che hanno fatto sacrifici per mandarmi a una scuola Cristiana privata dall’eta` di tre anni fino a quando mi sono diplomata a diciotto anni. Entrambi i miei genitori sono Cristiani, quindi hanno allevato sia me che mia sorella a seguire come loro diligentemente Gesù.

Com’è cambiata la tua vita da quando hai iniziato a seguire Gesù?

È difficile, per me, ricordare com’era la vita prima di questa decisione visto che era davvero piccola quando è avvenuta, ma credo che ci siano passi di maturita` spirituale che avvengono mentre cresci e inizi a capire sempre di più. Penso che una delle lezioni più importanti che abbia imparato alla superiori fosse che Dio mi aveva messo dov’ero per un scopo preciso. Il fatto di provenire dagli USA e poter praticare professionalmente uno sport è una situazione molto particolare. So che Dio ha la sua mano su cosa sto facendo e che se non fosse per il suo aiuto non sarei arrivata fino a qui. Questo, in cambio, mi da la fiducia di andare avanti quando non mi sento all’altezza e mi da la determinazione di cercare in tutto quello che faccio l’eccellenza perchè è tutto per Lui.

Com’è essere un’atleta cristiana nel mondo della pallacanestro? Ti hanno mai chiesto perchè sei “diversa”?

Nel mondo del basket, come credo sia per tutti gli sport, fai parte certamente di una minoranza se sei Cristiana, soprattutto se sei praticante. Se non sei molto forte mentre vivi in un’area dove credere in Cristo va per la maggiore, allora nel “mondo reale” diventa difficile stare saldi di fronte a persone critiche. Sfortunatamente, non è sempre quello che va di moda fare, quindi chiunque continua a portare avanti la sua relazione con Cristo in una situazione di minoranza è una persona molto forte e rispettabile, secondo me. Tranne per le mie compagne di squadra del liceo, tutte le mie altre compagne mi hanno superarto in numero e spero solamente di essere stata una leader attraverso il mio esempio che cerco di essere.

Non mi è mai stato chiesto perchè sono “diversa”, ma ho avuto compagne di squadre che si sono spesso domandate perchè non partecipassi ad alcune attivita` che loro consideravano normali e non dannose. È difficile stare saldi a volte, ma nel grande piano della vita ti devi chiedere a volte a chi è più importante piacere: ad altre persone o a Dio?

Quale messaggio vorresti lasciare a quelli che stanno leggendo e non conoscono Cristo come loro personale salvatore?

Mentre crescevo, ero una persona incredibilmente timida. Non parlavo quasi mai durante le giornate a scuola e il pensiero di parlare di fronte a persone o anche solo parlare a gente che non conoscevo davvero bene mi terrorizzava. Ero una ragazzina abbastanza intelligente, ma il campo in cui mi sentivo davvero speciale era quello delle attivita` fisiche. Amavo gli sport anche da piccola e in alcuni ero davvero brava, ma non al punto di considerare una carriera professionistica. Inoltre ero molto bassa e lottavo in generale con la mancanza di fiducia in me stessa. Però Dio aveva un piano in mente per me. Mi avrebbe trasformato nella persona che sono oggi, nella situazione in cui sono oggi e non importava come avessi iniziato. Recentemente ho parlato diverse volte davanti a gruppi di persone, una volta pure in una chiesa in Sicilia verso l’inizio della stagione. Quelle esperienze, insieme al fatto che sono un’atleta professionista, mi danno grande umilta`. Io non credo nelle coincidenze e troppe cose sono successe “per caso” per farmi arrivare qua. è chiaro che Dio mi vuole qui. Dio può usare chiunque per qualsiasi piano lui voglia usarti. Non importa come cominci o che scopo pensi di avere all’inizio. Puoi andare da un estremo all’altro; è possibile ed è successo prima d’ora. La cosa migliore che puoi fare per raggiungere questo scopo e di circondarti di altri credenti, passare continuamente tempo con Lui per crescere e solamente fidarti che Lui sa cosa è meglio per te. Magari al momento non sembra avere senso, ma le cose alla fine si aggiustano sempre.