João Leite

João Leite

Calcio

Brasile

Il Portiere di Dio

Lo stadio del “Mineirão” era pieno. La partita decisiva era terminata indefinita. Il campione brasiliano del 1977 sarebbe venuto fuori ai rigori. L’Atletico aveva già perso due opportunità, con due palloni calciati fuori. Ora era il momento del São Paolo. La palla venne messa sua linea di rigore. In una delle cabine della radio il locutore gridava a pieni polmoni a milioni di ascoltatori in tutto il Brasile: "E' l’ultima opportunità! O ora o mai più. Le speranze del São Paolo sono nei piedi di Getulio e quelle dell’Atletico, nelle mani di João Leite, o anche detto “Portiere di Dio”! Ora voglio proprio vedere se Dio è o no con questo uomo!"

La battaglia per un idealeJoão Leite è nato a Belo Horizonte, nel 1955. Ebbe un’infanzia molto povera e da piccolo sognava di diventare un portiere.Questo sogno gli è costato molti sacrifici, perseveranza e dedizione. Un buon portiere deve allenarsi fino a sei ore al giorno per mantenere pronti i suoi riflessi e l’elasticità del corpo. Ha dovuto avere pazienza e ha dovuto allenarsi molto per arrivare fino alla posizione di terzo portiere dell’Atletico Mineiro.

Dopo aver sofferto per molto tempo, senza prospettive di arrivare ad essere titolare, era molto triste e chiese a Dio l’opportunità di essere contrattato da una piccola squadra anche se di serie B, visto che la porta dell’Atletico era difesa dal stimato portiere argentino Ortiz, era un’ambizione così elevata che non avrebbe mai osato pensare di prendere il suo posto. Inaspettatamente, Ortiz litigò con il tecnico e lascio la squadra così per lo stupore di tutti, João Leite fu convocato non per stare in panchina, ma come titolare per la seguente partita.

"Ero ben preparato fisicamente e tecnicamente, ma totalmente impreparato psicologicamente. Credevo che se un giorno avessi fallito, mai più avrei avuto il coraggio di entrare in campo un’altra volta. Immagina se mi succedesse durante il mio debutto? Mi sono rivolto a Dio! Da solo non sarei riuscito a superare quella difficoltà!"
Quando João entrò in campo e vide il “Mineirão” pieno, si sentì piccolo, il suo cuore si fermò per un momento e aveva le ginocchia che gli cedevano. Quando si posizionò sotto i pali della porta, prima del fischio d’inizio, si ricordò di una cosa che aveva letto sulla Bibbia: non temere perché io sono con te, ovunque tu vada. Capì che non era da solo a difendere quella porta. Immediatamente si fidò di Dio e riuscì a rilassarsi e prese tutte le palle. Era andato talmente bene che fu confermato come titolare assoluto con la maglietta numero 1 dell’Atletico per i prossimi dieci anni. Partecipò a molte partite decisive, conquistò molti titoli e giocò anche nella nazionale Brasiliana, nel Mundialito del 1980.

Il vizio di regalare Bibbie

E questa storia di distribuire Bibbie agli avversari? Come gli sarà venuta questa idea?

"Volevo felicità e pace. Pensavo che sarebbero arrivate con la fama e i soldi. Con il tempo ho iniziato a capire che i miei colleghi famosi e ricchi non avevano ne pace ne felicità. Mi sono accorto anche che le mie sorelle, senza grosse somme di denaro, avevano tutto quello che volevano e una certezza della vita eterna che mi dava fastidio, poiché allo stesso tempo io vivevo impaurito da ciò che mi sarebbe successo dopo la morte."

Salvato da un dito

"Un giorno, durante un allenamento, un giocatore tirò la palla, e quando la difesi mi ruppi il dito. Già nella stanza dei raggi-x iniziai a piangere senza contegno. Il dottore cercò di consolarmi dicendo che entro un mese mi sarei ripreso, ma non risolse niente. Il dolore non era fisico. Quando arrivai a casa dissi a mia sorella – 'Andiamo in chiesa! Voglio dare la mia vita a Dio.'"

"A causa di quel dito rotto, fui convinto che senza Cristo il mio destino sarebbe stato, la separazione eterna da Dio, poiché intimamente sapevo che la risposta al peccato era la morte. Compresi che Cristo aveva pagato le mie colpe con la sua morte, me riconciliarmi con Dio.Dopo questo momento, il più importante nella mia carriera, tutto nella mia vita cambiò. Ero insicuro, superstizioso, pauroso e bugiardo. Sembravo una brava persona agli occhi del mondo ma ero completamente distante da ciò che Dio voleva da me. Oggi ho pace, felicità, fiducia e sicurezza in Gesù. Lui è con me negli allenamenti, nelle partite, nelle difficoltà, in panchina, in porta, nelle sconfitte e nelle vittorie, durante una contusione e nel momento di parare un rigore, mi da la capacità, la tecnica, la condizione fisica e l’intuizione di saltare dalla parte giusta, dove poi l’attaccante tirerà."

Fu esattamente questo che successe in quella finale del 1977.L’arbitro fischiò e Getulio calciò con tutte le sue forze. La palla uscì come un siluro. Il locutore gridò dal profondo della sua gola e del suo cuore: “L’ha di-fe-sa João Leite! Ve-ra-men-te questo è il portiere di Dio!

 

(Intervista tradotta da Giulia Chaves)