Jobey Thomas

Jobey Thomas

Benfica Basket

Stati Uniti

Raccontaci com’è nata la passione per la pallacanestro. 

Amo lo sport da quando sono nato e ho iniziato a giocare a basket a 5 anni. Direi che Dio mi ha dato questa passione per lo sport.

Da quanto tempo la pallacanestro è diventata la tua professione? Per quali squadre hai giocato e come sono state queste esperienze per te?

Da 7 anni. Ho giocato un anno in Queluz (Portogallo) e gli ultimi sei in Italia, per Imola, Ferrara, Montegranaro e adesso Milano. Ogni anno ho imparato a dipendere sempre più da Dio e a confidare in Lui in qualunque circostanza. Ho avuto alti e bassi, ma Lui è rimasto sempre fedele e mi ha aiutato ad attraversarli. È stata una bella esperienza!

Qual è stato il momento più memorabile della tua carriera?

Ce ne sono tanti. La scorsa stagione, la sconfitta del Siena col Montegranaro è stata importante, così come i playoff. Direi che la qualifica nella Top16 di Eurolega in questa stagione rappresenta il momento più memorabile, soprattutto perché abbiamo iniziato il girone 0 a 4 e siamo stati capaci di rimontare e vincere 5 delle 6 partite successive, tra cui una vittoria sui campioni d’Europa, il CSKA Mosca.

Come sei capitato qui in Italia? Hai avuto difficoltà ad adattarti? 

Dopo il college, feci un provino per l’Andrea Costa Imola in Legadue. Giocai bene, ma decisero di non tenermi perché c’era un altro giocatore che occupava la mia posizione. Ero deluso, ma Dio ha voluto che la stagione successiva mi chiamassero e mi offrissero un contratto. Da quel momento ho giocato sempre in Italia. Ho avuto alcune difficoltà all’inizio, soprattutto con la lingua. Ci sono anche molte differenze culturali qui a cui bisogna abituarsi, ma ci siamo adattati e ci piace stare in Italia.

Come è entrato Gesù nella tua vita? 

Sono cresciuto andando in chiesa sporadicamente, soprattutto perché i miei genitori mi costringevano ed era la scelta culturale da fare dove sono cresciuto. Tuttavia, non avevo mai capito davvero il Vangelo o cosa significasse avere un rapporto con Gesù Cristo. Durante il mio primo anno di college, un compagno di squadra mi parlò del Vangelo e mi sembrò come fosse la prima volta. Sebbene non fosse la prima volta che lo ascoltavo, fu la prima volta in cui mi sentii condannato e mi resi conto di non essere un vero cristiano. Mi sentii vuoto in tutti i miei obiettivi (principalmente la pallacanestro e il successo) e frequentai per la prima volta uno studio biblico. Quando cominciai a leggere la Bibbia, Dio iniziò a demolire il mio mondo. Cominciai a capire che era quello che avevo sempre cercato senza neanche rendermene conto! Mi resi conto di essere un peccatore e di avere bisogno di un Salvatore. Capii, leggendo la Bibbia, che tutti i miei sforzi per essere “giusto” senza Cristo erano futili. Dopo un paio di mesi chiesi a Gesù di entrare nel mio cuore e di fare di me una nuova creatura!

Com’è cambiata la tua vita da quando sei diventato un seguace di Cristo? 

Tutto è cambiato! La mia visione del mondo è completamente diversa. Adesso mi sforzo (per grazia) di vivere quotidianamente come Cristo vuole che io viva e di diventare sempre più simile a Lui. Non è stato facile, ma è stato gratificante! Ora non riesco a immaginare una vita senza Cristo. Non riesco a immaginare come potrei farcela anche un solo giorno! Mi sostiene, mi incoraggia e mi dà forza in ogni attività. E la consapevolezza che questa vita non rappresenta la fine, che c’è ancora molto altro che ci aspetta e che un giorno Cristo ritornerà e io conoscerò la gloria eterna, dove tutti i torti saranno resi giusti e tutte le pene e le sofferenze cesseranno! Un posto in cui Dio stesso vivrà con i Suoi redenti! È questo che mi entusiasma e mi aiuta a vivere ogni singolo giorno.  

Come ci si sente a essere un atleta di Cristo nel mondo della pallacanestro? Ti hanno mai chiesto perché sei “diverso”? 

È difficile essere un cristiano in questa professione. Ci sono moltissimi ostacoli e la maggior parte delle persone in questo mondo non conosce Gesù Cristo come Signore e Salvatore. A volte mi sono sentito escluso o fuori luogo ma mi rendo conto che, non importa in quale parte del mondo ci troviamo, siamo “alieni e stranieri” (v. 1 Pietro). Ho avuto molte occasioni per condividere la mia fede e questa è stata la cosa più gratificante per me. Vedere giovani che agli occhi del mondo hanno tutto (soldi, prestigio, relazioni, successo…) rendersi conto dei propri peccati e del bisogno che hanno di Cristo.

Che messaggio vorresti lasciare a chi legge questa intervista e non conosce Cristo come personale Salvatore? 

Dico ciò che Gesù stesso ha detto: “ Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

Conoscere Gesù Cristo e confidare in Lui è l’unico modo per arrivare a Dio. Tutti i nostri sforzi per essere “buoni” o “giusti” o per guadagnarci il paradiso con le opere sono inutili. Non possiamo guadagnarcelo con niente di ciò che facciamo. Ma la notizia più bella è che non dobbiamo guadagnarcelo. Non dobbiamo tormentarci chiedendoci se la nostra vita sarà valsa a qualcosa alla fine. L’opera è stata compiuta. Il prezzo per i nostri peccati è stato pagato! Lo ha pagato Gesù Cristo morendo al nostro posto. Tutto ciò che dobbiamo fare è confidare personalmente nel Suo sacrificio.

Non c’è notizia migliore in tutto l’universo. La vera vita e la vera realizzazione sono solo in Gesù Cristo. Confida in Lui con tutto te stesso!