Leandro Grech

Leandro Grech

VfR Aalen Calcio

Argentina

Cari amici, il mio nome è Leandro Grech, attualmente giocatore dell’Unterhaching, Germania. Sono nato, grazie a Dio, in una famiglia cristiana, ed è stata una grande benedizione perché fin da piccolo sono andato in chiesa. Questo mi ha portato ad ascoltare da sempre gli insegnamenti di Dio nella Bibbia, ma sono cresciuto anche con la convinzione che tutti i bambini della mia età facessero lo stesso tutte le domeniche. A 12 anni, una domenica sera, ascoltai un messaggio che mi toccò profondamente. Mi resi conto che nonostante quel che facessi, ero sempre separato da Dio, a causa del mio peccato. L’unica via (Giovanni 14:6) verso Dio è attraverso suo Figlio, Gesù Cristo. Lui ha dato la sua vita sulla croce per lavare col suo sangue i miei peccati, e dato che io ero pentito, quella stessa sera accettai Gesù Cristo, riconoscendo i miei errori e peccati.

La vita seguì il suo corso per me, però non mi sentivo più solo, ma sentivo Dio con me. Crescevo, e conoscevo anche nuovi amici. Arrivai all’età dell’adolescenza, e sapevo che ero diverso, perché avevo Gesù Cristo. Però per far parte del gruppo di amici e non sembrare pesante o che non mi mettessero da parte per essere “diverso”, non toccavo mai il tema della religione o cose simili, così feci tacere sempre di più lo Spirito, e ogni giorno che passava era come se fossi uno di loro. Come se non avessi Gesù Cristo. Non è che avessi fatto cose aberranti, però il semplice fatto di non presentare loro il vangelo (con il tempo uno si rende conto), era sbagliato.

Il tempo passava e arrivai a un momento della mia vita nel quale Gesù non occupava il primo posto. Cominciai a giocare in serie A a 21 anni. Era tutto roseo, però Dio aveva dei piani che non conoscevo, perché era molto tempo che seguivo la mia propria strada. E Dio disse “basta”, e mi tolse quello che più desideravo in quel momento: il calcio. Scadde il contratto col Newell’s Old Boys, ma pensai che presto avrei trovato una squadra adatta alla mia età e al mio curriculum, ma non fu così. Rimasi senza squadra per sei mesi, e fu allora che veramente conobbi Gesù Cristo. Nel momento di angoscia e di dolore più profondo, Dio mi rispose (Geremia 33:3) e mi fece capire che Lui era il padrone della mia vita.

Da quel momento e fino ad ora, vivo afferrato a Dio e confido pienamente nella sua Parola, e in ciò che Lui dispone per la mia vita. Oggi non ho paura di quello che mi può dire o fare nessuno. Voglio portare la Parola di Dio dove Dio mi porta.

Un esempio che ha sempre segnato la mia vita è quello di mia madre: una persona che in tutte le situazioni, confida in Dio e cerca la sua direzione, qualsiasi sia il problema. Lei mi ha sempre corretto nei momenti in cui io deviavo il mio cammino, dandomi consigli e invitandomi ad andare in chiesa perché non mi allontanassi ogni giorno di più. Ho vari versetti che mi piacciono, specialmente Romani 8:31-39, più concretamente gli ultimi due. Li ho scritti in un anello che porto nella mano destra.