Lorenzo Sibilano

Lorenzo Sibilano

Allenatore di Calcio

Italia

Lorenzo Sibilano, descriviti in un aggettivo.

È difficile parlare di me, preferisco siano gli altri a farlo. Se devo scegliere un aggettivo, dico che sono un tipo generoso. Cerco di comunicare la mia tranquillità e di stare in pace con gli altri.

Com'è nata la tua passione per il calcio?

L'amore per questo sport me la trasmise mio padre, che fu anche lui calciatore. Iniziai a giocare fin da piccolo nelle squadre che papà allenava, poi a dieci anni entrai nelle giovanili del Bari, la mia città. Con la maglia biancorossa diventai professionista ed esordii in Seria A, a 19 anni. In 14 anni di carriera, ho cambiato poche squadre rispetto a tanti altri colleghi. Oltre al Bari, che ho lasciato e ritrovato due volte, ho giocato a Crotone, nella Viterbese, nell'Hellas Verona e ad Andria. Nel 2012 è poi iniziata la mia «seconda» carriera, quella di allenatore: prima con il Taranto e poi con la Reggina.


Bari: che emozioni si provano a crescere calcisticamente ed esordire tra i pro nella squadra della tua città natale?

È stato sicuramente il coronamento di un sogno. Soprattutto l'esordio in serie A, è stato il giorno in cui ho visto il frutto di tanti allenamenti. Però, sai, come dice la Bibbia, nessuno è profeta nella propria patria. E così anche io ho dovuto cercare altre piazze. A Crotone ho avuto un'esperienza bellissima e l'anno con la Viterbese è stato il mio anno della maturità. Riuscii finalmente a dimostrare tutto il mio valore, e infatti dopo quella stagione il Bari mi riprese. Tuttavia, dopo un brutto infortunio che mi tenne lontano dai campi per qualche tempo, la squadra decise di cedermi e così finì definitivamente il mio rapporto con loro. Diciamo che avrei potuto raccogliere anche di più per quello che ho seminato, ma sono comunque soddisfatto così.

La tua partita indimenticabile?

Sicuramente l'esordio in massima Serie, Parma-Bari, il 1° febbraio 1998. Ma dico anche l'ultima partita, a Terni, con la maglia dell'Andria. In quel match conquistammo in extremis la salvezza. Era l'ultimo turno di campionato e a noi serviva solo vincere. Al 90° perdevamo 2-1. Poi nei cinque minuti di recupero abbiamo rovesciato le sorti dell'incontro: pareggiammo al 93° e segnammo il gol della vittoria al 95°. Quel giorno, non pensavo che quella sarebbe stata la mia ultima partita. Ma il Signore aveva predisposto così e difatti fu stupendo terminare la mia carriera in quel modo. Il Signore è perfetto in tutto.

A proposito: raccontaci quando e come è nata la tua fede. 

A Bari conobbi Davide Dionigi, che ritrovai poi anche ad Andria. La seconda volta che le nostre carriere si incrociarono, lui era già diventato credente. In squadra tutti lo sapevano. Un giorno accadde che Davide regalò a ciascuno di noi compagni una Bibbia. Eravamo nello spogliatoio e mi colpì il modo in cui lui ci raccontò del Signore. Mi trasmise serenità e consapevolezza, pieno controllo della sua vita. E così decisi che valeva la pena provare a leggere quel libro. Il mio percorso di fede cominciò così. Presto decisi di frequentare la chiesa di Andria, del pastore Eliseo. La prima volta che ci andai, ricordo che rimasi colpito dalla gioia che le persone avevano nel lodare il Signore, durante il culto. Potevo vedere nei loro volti che si amavano di un amore sincero. 

Che valore ha aggiunto la fede nella tua vita?

Beh, diciamo che la fede mi ha fatto... nascere di nuovo! Mi ha messo tanta pace nel cuore. Sempre. Sai, nella vita ci sono i momenti difficili, inutile nasconderlo. Ora, ad esempio, ne sto vivendo uno: non sono stato riconfermato come allenatore e non lavoro. Ma la fede mi dà la certezza che tutto è nelle mani di Dio e  che al tempo opportuno Lui mi mostrerà la soluzione. Spesso le difficoltà sono il modo di cui il Signore si serve per farci crescere e maturare. Attraverso le prove lui ci modella.  Se ripenso a come era il «vecchio» Lorenzo, posso dirti che avrebbe reagito in un altro modo a una situazione del genere. Ero uno di quelli che diceva: «Perché capitano tutte a me?». Mi disperavo e perdevo la calma, perché volevo avere sempre tutto sotto controllo. Non capivo che questo non sempre è possibile. 

Come ti rendi testimone del messaggio del Vangelo?

Il calcio è un ottimo ambiente per «lanciare» messaggi. Tante persone ti guardano e, durante una stagione, si viaggia tanto e si incontrano diverse realtà. Credo che sia il Signore a preparare le situazioni, e quando ce le mette davanti, a noi non spetta altro che parlare con il cuore. Però ti dirò che la migliore testimonianza è innanzitutto negli atteggiamenti, nel comportamento. A volte basta un gesto per colpire in modo positivo la curiosità di una persona. Il messaggio del Vangelo rovescia i paradigmi del mondo. C'è il perdono, e non la vendetta. C'è la condivisione, e non l'egoismo. Un piccolo gesto può fare più di mille parole. 

Qualche esempio pratico?

Quando smisi di giocare, Davide Dionigi mi chiamò e mi propose di affiancarlo come collaboratore tecnico a Taranto. Fu così che diventai il suo allenatore in seconda. Lo seguii anche l'anno dopo alla Reggina. Oltre al nostro rapporto professionale, come avrai intuito, ci lega una profonda amicizia. Lui è stato il mio mentore per quanto riguardo il mio incontro con il Signore. E così in squadra possiamo testimoniare insieme. Già altri calciatori hanno deciso di accettare il Signore.

Cosa pensi del gruppo degli Atleti di Cristo?

Come dicevo prima, il calcio e lo sport in generale sono una grande opportunità per arrivare al cuore delle persone. Purtroppo non ho ancora avuto l'occasione di conoscere il gruppo durante uno dei suoi incontri ufficiali, ma mi sono visto con alcuni degli Atleti. Oltre a Davide Dionigi, conosco bene Ezio Forziati, ho incontrato Nicola Legrottaglie durante un concerto degli Hillsong e ho giocato con Roberto Maurantonio. È bello scambiarsi idee e riflessioni. 

Il tuo versetto della Bibbia preferito?

Romani 8:28. «Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio». Questo è un versetto che ben si adatta a chi è già credente, ma anche a chi non lo è. Lo trovo utilissimo quando devo spiegare a qualcuno che sta cercando Dio la bellezza della vita anche durante le prove più difficili. 

Cosa diresti a chi, leggendo la tua intervista, vuole cominciare un percorso di fede?

Una cosa sola dico: leggete. Leggete la Bibbia, ed essa aprirà i vostri cuori. Spesso vince la pigrizia, ma con la Parola bastano anche solo dieci minuti al giorno. A volte si può parlare per ore con una persona e spiegarle la verità del Vangelo senza che lei la riesca ad afferrare. Ma quando si legge direttamente la Bibbia, tutto è più facile, chiaro, immediato.

A cura di Silla Gambardella