Manuel Mancini

Manuel Mancini

Messina Calcio

Italia

Per chi è appassionato di altri sport e non ti conosce, chi è Manuel Mancini “calciatore”?

Sono cresciuto nell’Ostia Mare. Dai 5 ai 7 anni ho giocato lì per poi passare alla Lazio dove sono rimasto per 11 anni, fino ad arrivare – dal 2001 al 2003 - alla prima squadra sotto la guida del mister Alberto Zaccheroni. Ricordo che dopo un derby vinto con la primavera 4 a 1 ero in panchina e stavo per debuttare ma qualche minuto prima, Simone Inzaghi fu espulso per protesta ed il mister decise diversamente. Dopo la Lazio - dal 2003 al 2005 - sono andato a giocare nell’Alto Adige, dove ho totalizzato 22 presenze e 3 goal. Ricordo che il primo anno è stato molto difficile per me, perché si trattava della mia prima esperienza lontano da casa e per giunta, poco dopo la morte di mio padre. L’anno successivo è andato decisamente meglio, ho avuto la possibilità di giocare con maggiore continuità fino a quando fui ceduto al Taranto. Nella squadra pugliese, ho giocato 3 anni – dal 2005 al 2008 - vincendo un campionato - dalla C2 alla C1 – e giocando una seminale per i play-off ed una finale l’anno dopo. Dopo il Taranto - nel 2008 - sono passato al Siena. Dopo una anno di permanenza senza mai aver giocato una sola partita, altro trasferimento, ancora in Puglia ma, questa volta al Gallipoli, con il mister Giuseppe Giannini. Prima stagione in serie B con ben 33 presenze a 4 goal all’attivo. Ora gioco nell’Hellas Verona.

E chi è invece, Manuel Mancini “uomo”?

Credo di essere una persona con i piedi per terra, dico tutto quello che penso, sono molto generoso, a volte troppo timido, altre molto pignolo. Guardo sempre avanti a me, perché la vita mi ha insegnato che non serve a niente voltare le spalle per guardare al passato. So di aver avuto amicizie sbagliate e so di essermi comportato - talvolta - in maniera sbagliata, per questo cerco costantemente di correggermi.

Che cosa accomuna il Manuel “uomo” al Manuel “calciatore?”

Nella vita - come nello sport - nessuno mi ha mai regalato niente. Ho sempre sudato le proverbiali 7 camicie per arrivare ad un obiettivo e nel corso della mia carriera credo di aver raccolto meno di quanto meritassi. In campo e fuori, a volte rinuncio a me stesso per generosità e per il bene comune.

Quali sensazioni hai provato nel giorno del tuo debutto ufficiale da calciatore professionista?

Il giorno del debutto con l’Alto Adige contro la Cremonese ricordo di aver pianto mezz’ora per la gioia con il mio fisioterapista al termine della partita. Ma le emozioni più forti, sono certamente legate al debutto con il Taranto – dopo 8 giornate di campionato - contro il Gallipoli. Tutti ci tenevano molto al mio debutto, soprattutto il direttore sportivo che credeva tanto nelle mie qualità.

Hai iniziato la tua carriera nel 2003; cosa ti ha insegnato - a livello umano – il mondo del calcio?

“Mens sana in corpore sano” insegnano i latini; senz’altro è questo l’insegnamento più grande. Ma anche la disciplina ed il rispetto delle regole. L’aspetto che invece considero negativo - o quanto meno rischioso - è legato ai soldi, ai troppi soldi che girano nel mondo del calcio. Perché se non sei appagato dentro di te, sei portato a credere che i soldi ti possano dare il potere; purtroppo - anzi per fortuna - così non è.

Quali sono oggi per te i valori più importanti nello sport e nella vita?

Dopo la mia conversione, Gesù è senz’altro la mia priorità assoluta. Poi sono importanti per me la famiglia - sia quella cristiana che di appartenenza e il desiderio di crearne una “mia”, per dare seguito al processo di creazione iniziato da Dio.

Qual è il sogno nel cassetto di Manuel Mancini?

Come calciatore senz’altro giocare in serie “A” nella Lazio. Come uomo continuare a servire il Signore e crescere sempre di più nella conoscenza della sua Parola.

Come e quando è avvenuto il tuo personale incontro con Dio?

Durante il terzo anno al Taranto, ho incontrato un mio compagno di squadra - Rafael Tesser - che pur non giocando spesso, era felice. Una sera sono stata a cena a casa sua e tutto sembrava “benedetto”. Abbiamo letto insieme qualche passo della Bibbia - ne avevo ricevuta una in regalo da una mia vicina di casa una settimana prima - ed ho sentito subito il bisogno di purificarmi. Ho cominciato così a frequentare una chiesa locale ed ho iniziato a parlare a cuore aperto al Signore.

Sotto il profilo personale, com'è cambiata la tua vita da quando sei diventato credente?

E’ cambiata molto, ma gradualmente. Il Signore ha lavorato e sta lavorando molto su di me. Io cerco di seguire i suoi insegnamenti ed ora - ad esempio - rifletto di più prima di parlare e sono meno timido rispetto al passato. E’ un cambiamento che continua ogni giorno verso la santificazione.

Quale impatto ha avuto la tua conversione sotto il profilo professionale?

Sono migliorato molto. Ora sono meno egoista, vivo con più amore verso i miei compagni, prego per loro nonostante sia preso in giro per il mio legame strettissimo con Gesù, sono più sereno, ho più tempo per la famiglia, sono molto più paziente, e soprattutto, perdono di più e questo è un vero proprio dono del Signore.

Cosa vuol dire per te essere “Atleta di Cristo?”

Vuol dire continuare a praticare lo sport che amo sapendo che non è più la mia priorità e diffondere la Parola di Dio al maggior numero possibile di sportivi praticanti.

Un’ultima domanda: qual è il messaggio di Manuel Mancini a “colleghi” che vivono ancora lontani da Dio e dalla fede in Gesù Cristo?

Puoi cercare lo scopo delle tua vita in tante maniere: ad esempio, frequentando discoteche e belle ragazze, guadagnando tanti soldi, acquistando auto di lusso, ma avrai sempre un vuoto nel profondo del tuo cuore che soltanto Gesù può riempirti. Voglio quindi incoraggiarti ad avere un rapporto di intimità giornaliera con Gesù e salutarti con questo versetto a me caro: “Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. (Ap. 3:20).

Grazie Manuel, Il Signore ti ricolmi di benedizioni.

A cura di Antonio Bizzego