Marques Green

Marques Green

Avellino Basket

Stati Uniti

Raccontaci com’è nata la passione per la pallacanestro.

Ho sempre avuto la passione per il pallone, da quel che ricordi. Crescendo a Philadelphia, è ciò che la maggior parte dei bambini fanno, per cui era normale per me giocare e amare quel gioco.

Da quanto tempo la pallacanestro è diventata la tua professione? Per quali squadre hai giocato e come hai vissuto queste esperienze?

Questo è il sesto anno che gioco da professionista in Europa, 2 anni in Francia poi sono stato in Turchia; dopo la Turchia l’Italia, Avellino, poi di nuovo in Turchia e adesso di nuovo qui in Italia. L’Europa è stata una bellissima esperienza per me e la mia famiglia, soprattutto per il tipo di persone che siamo e per quelle che abbiamo conosciuto nei diversi Paesi.

Qual è stato il momento più memorabile della tua carriera?

Il momento più memorabile della mia carriera è stato quando è nato mio figlio ad Avellino e poi, il mese dopo, abbiamo vinto la coppa italiana.

Come sei capitato qui in Italia? Hai avuto difficoltà ad adattarti?

Sono arrivato qui dalla Turchia. In pratica l’allenatore dell’Avellino, che era Matteo Boniciolli, mi ha voluto lì. È stato molto bello per me e devo a lui molto del mio successo in Italia. Adattarsi alla vita italiana è stato molto semplice per noi e lo è tuttora.

Come è entrato Gesù nella tua vita?

Gesù è nella mia vita da quando ero piccolo, ma credo sia stato il college il periodo in cui ho realmente iniziato a mettere insieme i pezzi della mia vita e a pregare. È stata un’ardua salita, ma sto cercando di arrivare al punto in cui la relazione con Dio occupi il primo posto nella mia vita.

Com’è cambiata la tua vita da quando sei diventato un seguace di Cristo?

Molto in meglio ovviamente. Mi rende una persona assolutamente migliore e mi dà delle linee guida e degli standard per vivere la vita. Ancora più importante è la relazione che occorre sviluppare da figlio di Dio.

Come ci si sente a essere un atleta cristiano nel mondo della pallacanestro? Ti hanno chiesto perché sei “diverso”?

Non mi considero un “atleta cristiano”. Mi considero semplicemente un cristiano e basta… essere un atleta è solo il mio lavoro, come chiunque altro.

Che messaggio vorresti lasciare a chi legge questa intervista e non conosce Cristo come personale Salvatore?

Non sono una di quelle persone che dice molto a parole, ma piuttosto di quelle che amano parlare con le azioni e tutto quello che posso fare è cercare di vivere la vita da cristiano, sperando che la gente lo riconosca e mi chieda il perché; e, a quel punto, posso spiegare loro perché cerco di agire e comportarmi così.