Michele Murolo

Michele Murolo

Casertana Calcio

Italia

Michele, presentati in una frase

Sono un duro, anche se in campo non sembra, perché a volte mostro anche il mio lato sensibile.

Quando e come nasce la tua passione per il calcio?

Il pallone è stato il mio sport preferito fin da bambino. Sono cresciuto con il sogno di diventare un calciatore. Non provengo da un settore giovanile importante, ma ho avuto la possibilità di imparare tutto di questa professione tra le fila della Marcianese, società alla quale approdai nel 2002 dopo un anno di Eccellenza a Potenza. A Marciano ho giocato otto stagioni, conquistando due promozioni, dalla serie D alla serie C2 e dalle C2 alla C1. Devo tantissimo a questa società e, soprattutto, al presidente Salvatore Bizzarro.

Che cos'è per te lo sport?

Lo sport è vita. E io ringrazio il Signore di aver fatto dello sport il mio lavoro. Il mio è un mondo fatto di viaggi, incontri, esperienze nuove. Quello che sognavo da bambino, ora è la mia realtà. Stupendo.

Nel 2010 con la Salernitana in C1; nel 2011 con lo Spezia, sempre in C1, e dal 2012 con la Juve Stabia, in serie B. C'è una partita che ricordi in modo particolare?

Salernitana-Verona (2011), finale playoff. Io non segnai, ma feci una grande partita.

Beh, per essere difensore, qualche gol ogni tanto lo fai.

E' vero (sorride). Quest'anno, finora, ne ho fatti un paio.

Un tuo pregio e un tuo difetto.

Il pregio: non mollo mai. Il difetto: parlo troppo. Ho una “collezione” di espulsioni “inutili” a causa della mia lingua lunga... la migliore è stata al 96' di gioco, nel match con l'Ascoli, per una discussione con il quarto uomo...

Com'è avvenuto il tuo incontro con il Signore?

Sono cresciuto fin da piccolo con la certezza che Dio esistesse. Da bambino dormivo con le statuette della Madonna vicino al letto e pregavo sempre prima di andare a dormire. E quando diventai più grande, mi capitò di andare in pellegrinaggio da Padre Pio, per chiedergli protezione all'inizio del campionato. Questo era il mio credo. Per anni ero convinto di sapere, ma in realtà non sapevo nulla. Infatti non vivevo secondo la parola del Signore. Era una fede vuota, e anche scaramantica. E poi peccavo, comportandomi secondo i costumi del mondo, e nemmeno mi rendevo conto che quel mio agire era contrario alla volontà di Dio. Poi avvenne un incontro che mi cambiò la vita.

Quale?

Un giorno mi trovavo a fare fisioterapia. Il fisioterapista mi disse: “Dopo di te, tocca a Cipolletta”. Gianluca Cipolletta era un mio compagno di squadra. Quando lui entrò nello studio del fisioterapista, ci salutammo. “Come stai?”, gli chiesi. “Grazie a Dio, tutto bene”, mi rispose. “Grazie a Dio?”, pensai dentro di me. E cominciai a fargli qualche domanda. Così parlammo un poco di “questo” Dio, e alla fine lui mi invitò alla sua chiesa.

Nei giorni successivi, pensai: “Vado o non vado? Ma che ci vado a fare?” Ero indeciso, ma alla fine ci andai. Come Cipolletta mi vide, mi salutò, mi mise una mano sulla spalla e pregò dicendo: “Spirito Santo, fai tu”. In quel momento, ho sentito qualcosa dentro di me e ho cominciato a piangere. E' iniziato così il mio percorso di fede. Ma da principio non è stato facile.

Perché?

Perché il nemico mi ha tentato molte volte, colpendo i miei punti più deboli, soprattutto subito dopo il battesimo. Ricordo che la mia preghiera prima di ricevere il sacramento del battesimo fu: “Signore, ti prego di togliere da me tutto ciò che non ti piace di Michele Murolo, voglio essere sempre più simile a te. Fammi capire cosa c'è che non va nella mia vita”. E il Signore esaudì questa preghiera, ma dopo un periodo di prove. 

Che genere di prove?

Ricordo che una notte non riuscivo a dormire e la passai tutta in preghiera: fui colto da strane paure, ero spaventato, piangevo. Non sapevo nemmeno io cosa mi stesse accadendo. Avevo bisogno di un aiuto e il Signore me ne mandò presto uno. Infatti il giorno dopo Nicola Legrottaglie mi chiamò per telefono. Io e Nicola non ci eravamo mai conosciuti di persona, ma in passato ci eravamo solo scambiati qualche sms. Quella era la sua prima telefonata, e mi sembrò incredibile che arrivasse proprio in quel momento. “Allora, come stai? Ti vedo giocare domani?”, mi chiese. E io a quel punto mi confidai e gli raccontai la mia nottata piena di angoscia. Nicola mi spiegò che quello era un attacco del nemico, e che da quel momento in poi avrei dovuto fare una scelta: accettare il Signore significava anche non darla più vinta al nemico, ma essere fedeli alla Parola. Capii che non potevo più comportarmi come se fossi “del mondo”; ora dovevo essere “sale della terra e luce del mondo”. Quello fu il modo in cui il Signore cambiò il Michele Murolo che non gli piaceva.

Come vivi il messaggio di Gesù nella tua quotidianità?

Vivo con la gioia di chi è stato salvato dal Signore. Econ la certezza di chi sa che il Signore è fedele alle sue promesse. Mia moglie non era cristiana. Chiesi al Signore di toccare il suo cuore, e Lui lo ha fatto. Ora anche lei è credente ed è bellissimo quando la sera possiamo pregare insieme tenendoci per mano nel letto.

Come vivi il gruppo degli Atleti di Cristo?

Gli Atleti li ho conosciuti tramite Nicola Legrottaglie. Grazie a loro ho compreso ancora meglio come la testimonianza sia parte della fede. Essere Atleta di Cristo significa mettersi in gioco per primi, perché noi siamo parecchio sotto i riflettori e ogni nostro gesto, ogni nostra azione fa notizia. Dobbiamo dare il buon esempio, mostrare agli altri cosa può fare l'amore di Cristo. Inoltre la mia testimonianza non si esaurisce in campo. Mi piace testimoniare ovunque ce ne sia il bisogno e l'occasione.

Raccontaci un episodio di testimonianza.

Prima della partita con l'Ascoli, mi ritagliai come sempre del tempo per pregare negli spogliatoi. Sotto la mia maglia, avevo una t-shirt bianca. Così decisi di scrivere: “Gesù ti ama”. E in preghiera dissi: “Signore, se vuoi che io testimoni a questo stadio, dammene l'opportunità”. Quella partita segnai e così mostrai la scritta sulla t-shirt in pubblico. A fine partita, raccontai ai giornalisti in sala stampa come il Signore mi aveva salvato.

Cosa vuoi dire a chi leggerà la tua intervista e sta cercando Dio?

Vorrei dirgli: io ero come te. Anche se credevo di sapere, in realtà non sapevo. Ma Gesù vuole che noi lo conosciamo. Gesù è venuto per noi peccatori. Perciò non importa quale sia il tuo peccato, il tuo dubbio, il tuo rimorso. Non avere paura. Qualsiasi sia la tua condizione, avvicinati a lui con cuore sincero e aperto. Cercalo e lo troverai.

Il tuo versetto della Bibbia preferito?

Giosué 1:9 - “Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai.

 

A cura di Silla Gambardella