Nahuel Valentini

Nahuel Valentini

Spezia Calcio

Argentina

Chi è Nahuel Valentini? 

Sono un calciatore di Gesù. La mia vita è per Cristo, lo sport è solo una passione e uno strumento per usare i miei talenti... per Lui. 

Da dove nasce il tuo amore per il calcio? 

Sai, in Argentina il calcio fa parte della nostra cultura popolare, come in Italia. Mio papà fu giocatore dilettante e, successivamente, preparatore atletico del Rosario Central, la squadra della nostra città. Come tanti ragazzi, io cominciai a giocare a calcio fin da bambino, dopo la scuola, per svago e divertimento. Poi la passione per questo sport mi fece cominciare a sognare di diventare un calciatore professionista. Ma anche quando sono cresciuto e ho cominciato a salire di categoria, il divertimento per me è sempre stato prioritario. Non ho mai vissuto lo sport con stress, nemmeno quando sono arrivato a esordire nella massima divisione con la squadra della mia città. 

Dal Rosario Central al Livorno. Com'è avvenuto il tuo arrivo in Italia? 

L'anno scorso (stagione 2012-13, ndr), con il Rosario abbiamo vinto il campionato di seconda divisione e abbiamo riconquistato la serie A. È stata una stagione straordinaria, anche perché la nostra città non vinceva nulla da 25 anni. Tuttavia questo successo è coinciso con la fine del mio contratto. La società mi chiese di rinnovare, ma io cercavo nuovi stimoli. Ho sempre avuto un sogno nel cassetto, quello di venire a giocare in Europa. In particolare, amavo l'Italia. E così, quando il Livorno mi ha aperto le porte, io ho coronato un altra piccola soddisfazione professionale. Credo che in questo ci sia anche la volontà del Signore. Tutto segue il suo disegno. 

In che senso? 

Prima della promozione, a Rosario ho passato momenti difficili, anche perché in Argentina viviamo il calcio con grande pathos. Ma io ho sempre sentito Dio vicino a me e tutto questo è servito per dare testimonianza di Gesù. Se sono qui, c'è un perché.  

Ti trovi bene a Livorno? 

Sì, mi sono ambientato fin da subito. Vivo qui con mio fratello, anche lui calciatore. Mi piace la città, vicino al mare, e in squadra ho trovato un bellissimo ambiente. Mi trovo molto bene sia con i compagni che con l'allenatore. Sento che qui posso crescere tanto, a livello professionale. E forse tra qualche anno potrò coronare un altro sogno sportivo: quello di giocare in Inghilterra e conquistare una maglia nella Selección

Qual è stato il momento più bello della tua carriera sportiva?

Sicuramente l'ultimo anno al Rosario Central. Come ho già detto, quella promozione ha un significato che va oltre il calcio per tutta la nostra città. 

Da dove viene la tua fede? 

I miei genitori sono credenti e fin da bambino ho ricevuto un'educazione improntata sui valori cristiani. Sono sempre andato in chiesa con loro, ma fino alla mia adolescenza non ho fatto una vera scelta di vita. Poi, un giorno accadde che mio padre conobbe Paulo Silas, il famoso calciatore della Nazionale brasiliana (giocò ai Mondiali 1986 e 1990, ndr) e che a quei tempi organizzava degli incontri tra gli atleti credenti. Di solito, si ritrovavano a Buenos Aires. Ma quando Silas conobbe mio padre, decisero di riunirsi anche a Rosario. Così cominciai a frequentare le loro riunioni ed è lì che capii che dovevo fare una scelta di vita. Avevo all'incirca 16 anni.  

Come vivi il messaggio del Vangelo? 

Faccio tesoro della Parola di Dio in ogni decisione che devo prendere. Gesù ci ha detto di essere prima di tutto testimoni. Così con mio papà abbiamo un ministero per parlare agli sportivi di Dio. Credo che lo sport sia un'ottima metafora di vita per comprendere i valori del Vangelo. Per esempio, considera una squadra di calcio: puoi avere undici campioni, ma se non si passano la palla, non vinceranno mai. L'amalgama, lo spirito di squadra, è lo stesso spirito di fratellanza, servizio e amore che deve unirci nel Signore Gesù.  

E in campo? Come si diventa testimoni? 

Credo che Kakà sia un ottimo esempio per tutti, perché manifesta la propria fede con la giusta discrezione. Ora che sono arrivato in Italia, ho avuto modo di conoscere anche Nicola Legrottaglie, un altro grande esempio di testimonianza cristiana. Anche io, quando segno un goal, alzo le mani al cielo per ringraziare il Signore. E quando abbiamo vinto il campionato, ho mostrato a tutti la maglietta che avevo sotto la divisa della mia squadra con la scritta: “Grazie Gesù”. I risultati sportivi non vanno confusi con la realizzazione di una preghiera a Dio, ma possono essere uno strumento per sensibilizzare i tifosi e il pubblico in generale a cercare valori più alti della sola vittoria sul campo di gioco. 

Come ti trovi con gli Atleti di Cristo? 

Appena arrivato a Livorno, ho scoperto che tanti di loro abitano in Toscana, tra Pisa, Grosseto e dintorni. Così siamo riusciti a incontrarti già qualche volta a casa mia. Credo sia importantissimo condividere la Parola con gli altri fratelli, per incoraggiarci a vicenda e confrontarci sulle nostre vite. Tra l'altro, ora frequento la stessa chiesa di Michele Cosci e ho deciso di mettere la mia casa a disposizione di tutti coloro che vogliono pregare insieme, ogni lunedì sera.  

Con te a Livorno c'è anche tuo fratello. 

Sì, ed è una benedizione. Siamo cresciuti con la stessa educazione e anche lui è credente. Insieme possiamo pregare, rafforzarci nel Signore e sentirci meno lontani da casa... sai, è la nostra prima volta che ci troviamo in un altro continente, così lontani dai nostri genitori.  

Qual è il tuo versetto della Bibbia preferito? 

Giosué 1:8-9: “Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho comandato io? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il  Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai”.

La Bibbia è tutto quello che serve per trovare la verità. E la verità rende liberi. Liberi di essere se stessi. Non c'è bisogno di altro. Ma per arrivare a ciò, bisogna stare in intimità con il Signore “giorno e notte”, come dice Giosué. 

Cosa vorresti dire a chi leggerà la tua intervista? 

Come mi ha detto un amico: “Quando Gesù entra nella tua vita, fa una rivoluzione”. È vero. È per questo che Egli ci dice che dobbiamo nascere due volte. A volte noi non riusciamo a capire COME fa Gesù a cambiarci così radicalmente, ma ci basta sapere che in Lui tutto è possibile.

 

A cura di Silla Gambardella