Nicola Legrottaglie

Nicola Legrottaglie

Allenatore di Calcio

Italia

Nicola Legrottaglie, parlaci della tua stagione con la nuova maglia del Catania. Hai esordito in campionato e hai subito segnato. Come ti trovi nella squadra siciliana?

Catania è una città aperta, sia calcisticamente, sia spiritualmente. C'è tanto lavoro da fare e sono contento di essere qui. 

Dal Nord al Sud Italia, da una società grande come il Milan a una realtà più piccola. Com'è stato il cambiamento?

All'inizio è stata difficile. Pretendevo qualcosa di più “alto”, poi ho pregato tanto e ho capito che era la scelta migliore per me. Ho capito che il mio limite era proprio questo: esigere una grande società. Qui c'è tanto da fare, ed è giusto che il Signore mi abbia messo qui. È stata una scelta sofferta, ma nel momento in cui l'ho fatta e l'ho accettata, ho anche capito che era quella più adatta a me. E ora che mi sono ambientato, sono contento.

Dio suggerisce una strada e poi ci lascia decidere?

Dio ci parla sempre. Ma non ci obbliga mai. Finché noi non scegliamo, saremo sempre in dubbio. Quando la scelta che facciamo è quella giusta, Dio la benedice. La mia crescita cristiana mi ha insegnato a stare attento alle mie scelte, mettendo sempre Dio al centro di ogni mia decisione.

Com'è cambiata la tua vita da quando hai accettato Gesù?

È cambiata radicalmente. È un continuo “work in progress”. Non si finisce mai di imparare. Si impara soprattutto dalle difficoltà. La vita cristiana è un esercizio continuo di obbedienza a Dio. Dio è gioia e rifugio. È l'unica certezza che possiamo avere. È un padre a cui chiedere sempre aiuto. Ho vissuto sulla mia pelle esperienze personali difficili, ma sono riuscito a viverle serenamente, sapendo che Lui controlla tutto. 

La tua testimonianza, soprattutto in Italia, sta portando tante persone ad avvicinarsi a Dio.

Oggi noto che Dio ha preparato tutto. Vedo grandi frutti. A volte incontro persone che nemmeno conosco e che mi dicono di avere letto i miei libri e che da essi hanno iniziato un percorso di fede. Come è scritto nella Bibbia: “C'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere”. E oggi, anche a causa della situazione di crisi economica che è palese in tutta Europa (non risparmia nemmeno il mondo del pallone!), credo che sia arrivato il momento per raccogliere.

Spiegaci meglio.

Quando tutto va bene, la gente non pensa a Dio. Oggi invece viviamo  un momento di difficoltà e le persone cominciano a farsi domande più profonde. Vedo che nel calcio tanti miei colleghi sono rimasti senza squadra o hanno firmato contratti ridimensionati. Tutto ciò porta a riflettere su “qualcosa” che va oltre la carriera, i soldi, il successo. 

Dio si serve delle difficoltà per parlarci?

La sofferenza è il mezzo attraverso il quale noi alziamo gli occhi al cielo. Allora cominciamo a riflettere. I fallimenti non sono qualcosa di negativo. Sono anzi un momento molto importante. Ci aiutano a conoscere meglio noi stessi e – allo stesso tempo – ci aiutano a conoscere Dio.

Che consiglio dai a chi sta vivendo un momento difficile?

Dico: non guardare la difficoltà, guarda la soluzione. La soluzione c'è. Non è né una religione, né una filosofia, né una ideologia. La soluzione è una persona: Gesù Cristo. Il vero problema della società di oggi non è l'economia. Il vero problema è la mancanza di valori. Ci siamo dimenticati dei principi biblici. 

Come prosegue la tua testimonianza in qualità di Atleta di Cristo? È vero che stai scrivendo un quarto libro?

Uscirà a giugno, negli Stati Uniti. Non abbiamo ancora deciso il titolo ma la tematica è il parallelismo che c'è tra il mondo dello sport e la vita spirituale. Ho provato a confrontare per analogie il funzionamento di una squadra con la nostra fede. Ad esempio, l'allenatore è affiancato per similitudine alla figura di Gesù; la squadra deve avere lo stesso affiatamento di una chiesa, e via dicendo. È un libro che dedicherò ai ragazzini. 

A cura di Silla Gambardella

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Leggi anche l'intervista fatta nel 2006:

Com'è iniziata la tua carriera? 

Sono cresciuto con il calcio in casa perché mio padre ha molta attrazione per questo sport e di conseguenza lo ha trasmesso a me , avendo qualità e sfruttandole sono arrivato in un settore giovanile professionista da li ho iniziato la mia carriera e con un po di pazienza sono arrivato nel olimpo del calcio grazie a Dio.

Come hai vissuto la esperienza di giocare cosi giovane in serie A?

Questo mondo non e’ semplice perché offre tanti piaceri tante occasioni per soddisfare i desideri della carne, e diciamo che essendo giovane anche io mi sono lasciato attrarre da questo e quindi essendo giovane ero meno forte  e maturo in certe cose.

Sappiamo che tu vieni di una esperienza con Dio molto forte prima di arrivare alla massima categoria con la Juventus, raccontaci un poco com'è successo:
Io sono cresciuto in una famiglia cristiana.  Mia madre mi ha sempre portato in chiesa e di conseguenza ho sempre ricevuto il seme della parola di Dio. Ma tutto questo non serve perché con Dio bisogna sempre fare un'esperienza personale anche se devo dire che gli insegnamenti che ho ricevuto per me sono stati come un salvagente visto il mondo in cui ci troviamo e ho capito dopo tanti anni di incertezze il vero senso della vita cioè servire Dio perché lui tramite il Figlio e’ morto per me.  Tutto questo però e’ avvenuto dopo l'esperienza alla Juve.

Quando sei arrivato alla Juventus sei riuscito a giocare pure in nazionale, com'è stata questa emozione?

Un'emozione grandissima!  Pensavo di aver realizzato io mio sogno quello che ho sempre avuto da bambino. Ho pensato subito alla mia famiglia alle persone più care, ma anche alla bontà di Dio perché mi aveva dato qualcosa di inimmaginabile.

Dopo di essere arrivato in nazionale e di  essere titolare nella Juventus è venuto il periodo nero nella tua vita, cos'è successo e perchè? 

Come dicevo prima Dio mi aveva dato tutto, e io come ho ricambiato?  Dimenticandomi degli insegnamenti della Sua parola e cosi ho pensato ai piaceri del mondo fino a quando mi e’ successo di tutto...problemi fisici, con la squadra, con la mia ragazza, e di conseguenza non ero più felice.

Dopo un periodo brutto al Bologna sei andato al Siena e lí abbiamo visto che sei cresciuto tantissimo, si può sapere il perché?

Perché  ho ritrovato serenità ma soprattutto ho trovato un caro fratello in Cristo, Tomás, che Dio ha messo sulla mia strada proprio per il mio bene. Avevo bisogno di una persona nel mio ambiente che mi aiutasse ad avvicinarmi a Dio.

Ora come ti senti nella Juventus?

Ora sto molto bene soprattutto dal punto di vista spirituale, sto servendo il Signore nel miglior modo possibile anche perché non potrei essere mai perfetto e nonostante mille prove chiedo a Dio di farmi rimanere sempre fedele e Lui risponde.

Cosa Gesù ha cambiato nella tua vita? 

Il mio modo di affrontare la vita, nelle cose positive ma soprattutto in quelle negative.  Adesso ho un amico fedele a cui rivolgermi e ho un esempio davanti a me, Gesù.

Oggi vediamo un Legrottaglie più tranquillo e sereno, si può sapere il perché di questo cambiamento?

Ho trovato un Dio vivente ma soprattutto fedele nonostante le mie mancanze e non mi spaventa più il futuro...ecco perché.

Come ti senti ad essere un Atleta di Cristo?

Orgoglioso di appartenere ad un gruppo sano e che ha un solo obiettivo, essere una forte luce in questo mondo.

Che messaggio vorresti lasciare ha chi sta leggendo questa tua intervista e che non conosce ancora Gesù Cristo come il salvatore della sua vita?

Amico caro, ti parlo come uno che dalla vita ha avuto tutto: soldi, donne, notorieta', ecc...ma fino a quando Dio non si e' impossesato del mio cuore completamente ero un uomo pieno di dubbi, non ero mai contento.  Ti posso dire che quando conosci Gesù ti senti una nuova creatura.