Ricardo Oliveira

Ricardo Oliveira

Calcio

Brasile

«Dio è in me», Oliveira predica la sua fede.

Una giornata particolare in una chiesa evangelica con l'attaccante del Milan che racconta la sua esperienza: «Ero povero e disprezzato. Per sopravvivere, frugavo nei rifiuti».

Ricardo Oliveira ha un appuntamento con Dio alle otto della sera al secondo piano di una palazzina zeppa di uffici nell' immediata periferia di Bergamo. Dovrebbe essere la chiesa dei cristiani evangelici, in realtà è una stanza di 20 metri quadrati al massimo. Il «padrone di casa» è Gleison Santos, difensore brasiliano dell'AlbinoLeffe, che si ritrova qui tre volte la settimana (mercoledì, sabato e domenica) e con un gruppo di amici legge la Bibbia e canta inni. L'ospite d'onore è proprio Oliveira, attaccante del Milan, invitato a predicare la parola del Signore. Legge un passo del Vangelo di Luca, il capitolo 19 sulla conversione di Zaccheo, il capo dei pubblicani odiato dalla gente perché si arricchiva alle loro spalle, ma che trovò riscatto ospitando Gesù nella propria casa e donando ai poveri i propri averi. Il milanista predica in portoghese per un'ora e mezza.

Fa un parallelo tra Zaccheo e se stesso: «Lui era disprezzato perché ricco e disonesto; io lo ero perché povero, vestito di stracci, senza scarpe, costretto a frugare nei cestini della spazzatura davanti al McDonald's. Ero l'ultimo di otto fratelli e la mia unica colpa era quella di essere cresciuto a Carandiru, zona di San Paolo diventata celebre perché ospitava il più grande e infernale carcere dell' America Latina. Dicevano che ero un debole, che non avrei combinato nulla. Dentro di me sapevo che avevano ragione. Un giorno un credente: "Dio mi ha detto di guardarti e io ti ho visto diventare un gigante. Mi ha confessato: invitalo ad aprire il suo cuore perché io possa entrare". Da quel momento Dio è in me. Lodo il Signore perché soltanto io so da dove mi ha tolto. Non tutti i calciatori pensano soltanto alle donne, al divertimento. Quando cominciai ad amare mia moglie, c'era chi la metteva in guardia. "Chissà quante donne ha, ti prende in giro". Un finto amico mi disse anche: "Ti do tempo due anni e della tua chiesa non saprai che cosa fartene". Dopo sette Dio è sempre dentro di me».

Gazzetta dello Sport