Roberto Maurantonio

Roberto Maurantonio

Taranto Calcio

Italia

Per chi è appassionato di altri sport e non ti conosce, chi è Roberto Maurantonio “calciatore”?

Roberto Maurantonio come calciatore è un ragazzo che è sempre stato appassionato di calcio.  Già da piccolino avevo questa passione “spropositata” per il calcio in generale,  però a me piaceva il ruolo del portiere, un ruolo un po’ particolare, un ruolo che devi scegliere, perché è un ruolo di grande responsabilità. Bisogna scegliere di essere portieri ed io mi sentivo portiere “dentro”. Come spesso accade, anch’io ho iniziato a giocare “fuori” dalla porta, ma quando ho avuto la prima occasione seria di fare il portiere, l’ho presa al volo e così è cominciata la mia “carriera”. E’ cominciata da piccolo, quando avevo soli 10 anni; oggi ne ho quasi 30 e sono ancora un portiere per mia fortuna. Mi considero il classico portiere operario, senza grosse qualità tecniche ma sempre animato da una grande voglia di fare bene. In questo senso, il mio obiettivo primario da portiere non è tanto parare l’imparabile quanto, di sbagliare il meno possibile. Voglio essere semplicemente un bravo portiere invece che un portiere fenomeno.

E chi è invece, Roberto Maurantonio “uomo”?

Mi considero una persona responsabile. Avvicinandomi al mondo sportivo ho avuto la possibilità di confrontarmi con tanti ragazzi come me e devo dire che quando tu giochi al calcio e frequenti uno spogliatoio, anche da piccoli la responsabilità aumenta e quindi cresci un po’ più in fretta rispetto agli altri, perché ti devi confrontare con realtà a volte importanti, il valore stesso del risultato sportivo comincia ad avere la sua rilevanza e quindi senti di avere delle responsabilità maggiori, responsabilità non solo “tue” individualmente, ma anche di gruppo. Prodezze ed i errori di un portiere infatti, sono sempre - o al servizio o a danno della squadra - per cui quando fai bene e si vince per merito tuo tutti ti acclamano , mentre invece quando non riesci a fare le cose come dovresti e si perde per colpa tua, tutti ti puntano il dito contro. Per cui sin da piccolo ho imparato ad essere responsabile delle mie azioni.

Che cosa accomuna e cosa invece distingue il Roberto “uomo” dal Roberto “calciatore?”

Fuori dal campo di gioco, sono una persona timida e comunque molto tranquilla. In campo invece, pur mantenendo la mia tranquillità interiore, cerco sempre di trasmettere ai miei compagni il mio forte senso agonistico, in maniera comunque sempre molto leale, semplice, genuina.  Tutto sommato, sento di poter affermare che il Roberto “uomo” è molto simile al Roberto “calciatore”. Chi mi conosce sa perfettamente che il Roberto “uomo” e lo stesso Roberto che va in campo.

Quali sono state le tappe più importanti della tua carriera sportiva?

Penso che per un calciatore ogni anno sia importante, perché ciò che fai durante l’anno in corso serve a costruire in un certo senso ciò che farai l’anno successivo. Per cui credo che non esistano tappe più importanti di altre. Certo ci sono annate in cui fai bene ed altre no, può esserci l’anno della consacrazione sportiva, ma tutte sono tappe  importanti per la tua crescita e per la tua carriera. Io ho iniziato da giovane “assaggiando” i campi di periferia, fino ad arrivare alla serie “B”. Tutto questo senza che nessuno mi abbia mai regatato nulla e questo rappresenta per me un motivo di grande soddisfazione. Sono felice di essere arrivato dove sono arrivato solo grazie alle mie potenzialità.

Hai iniziato la tua carriera nel 1999; cosa ti ha insegnato - a livello umano – il mondo del calcio?

Che sbagliando si impara. Quando commetti degli errori e li riconosci hai sempre la possibilità di fare meglio successivamente.

Quali sono oggi per te i valori più importanti nello sport?

Sicuramente passione e divertimento. Purtroppo sappiamo tutti che anche nel mondo dello sport - è inutile nasconderlo per amore della verità - ci sono interessi che spesso “sovrastano” quelli sportivi veri e propri. Io ho iniziato a giocare per passione e divertimento e non per la popolarità e per i lauti guadagni. Ancora oggi, continuo a giocare per le stesse ragioni per le quali ho cominciato. Io mi diverto tanto ad allenarmi, quindi per me non è affatto un peso andare al campo per gli allenamenti. Anzi, quando finisce la seduta, non vedo l’ora che arrivi presto il giorno dopo per allenarmi di nuovo. Questa per me è “passione” per il proprio lavoro e penso che solo la passione possa permettere ad un calciatore di fare il “salto di qualità”.

Qual è il sogno nel cassetto di Roberto Maurantonio?

Tempo addietro il mio sogno nel cassetto era quello di giocare in serie “A”, come credo per ogni calciatore. Oggi invece, il mio sogno è giocare a calcio il più a lungo possibile. Ho 30 anni e dovrei avere ancora una carriera lunga, ma siccome i tempi sono cambiati rispetto al passato (mi sono già trovato ad essere senza squadra per 6 mesi all’età di 29 anni), questa non è più una garanzia per un calciatore della mia età. Oggi l’intero “sistema calcio” è cambiato. Ogni anno infatti, tantissimi calciatori rischiano di trovarsi senza una squadra con cui giocare, ma non per demeriti sportivi, ma perché “di troppo”. Io quindi,  punto a sopravvivere il più a lungo possibile in questo mondo senza grosse particolari ambizioni, ma solo per continuare a coltivare la mia passione ed il mio divertimento. Io sono a posto con la mia coscienza (lo sono stato anche durante il periodo di inattività) perché so di aver dato sempre il massimo; quindi vado avanti sereno per la mia strada, perché sono convinto che quando una persona si comporta correttamente, il lavoro alla fine paga sempre. E così è stato per me, che dopo un lungo “stop” ho avuto la possibilità di ritornare a giocare con l’Ascoli.

Come e quando è avvenuto il tuo personale incontro con Dio?

Il mio personale incontro con Dio è avvenuto quando giocavo nel Piacenza ed ho conosciuto Tomas Guzman, con il quale ho iniziato a parlare di Dio. Io ero già “predisposto” - anche se non avevo ancora un rapporto personale con Lui - e quando si è predisposti verso qualcosa - in questo caso verso una essere superiore - ed hai voglia di conoscere e di imparare di più, è tutto più semplice. Ho cominciato così a leggere la Bibbia, ho realizzato nel mio cuore come veramente Gesù esiste e l’ho sperimentato nella mia vita.

Sotto il profilo personale, com'è cambiata la tua vita da quando sei diventato credente?

Come dice la Bibbia, quando una persona diventa credente “le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove”. Da quando sono diventato credente - devo dire la verità -  c’è stato un cambiamento totale del mio modo di pensare e di agire. Sono sereno, perché so che esiste una persona superiore a tutti che mi ama e questa è la mia certezza. Prima era limitato, perché dovevo basare tutto sulle mie forse; oggi so che laddove non posso arrivare da solo, ci pensa Lui per me.

Quale impatto ha avuto la tua conversione sotto il profilo professionale?

Sotto il profilo professionale invece, devo dire che non sia cambiato granché. Forse ho capito ed apprezzato ancora di più l’importanza di alcuni valori come l’onestà, la verità, l’aiuto reciproco, il piacere della condivisione della sofferenza di un compagno di squadra in difficoltà. La mia conversione ha aggiunto forse importanza ad una serie di valori che comunque erano importanti per me anche prima.

Con chi condividi la tua fede nel mondo dello sport in generale e del calcio in particolare?

Con tutti coloro i quali  - nello sport in generale e nel cacio in particolare – sono credenti e con i quali mi trovo a mio agio a parlare di Gesù.

Cosa vuol dire per te essere “Atleta di Cristo?”

Vuol dire semplicemente che si può vivere lo sport in maniera sana, semplice, senza magari badare troppo alle cose frivole, come ad esempio il successo, il denaro, il primato a tutti i costi. Vuol dire vivere con i piedi per terra e lo sguardo rivolto verso l’alto e dando sempre il buon esempio.

Un’ultima domanda: qual è il messaggio di Roberto Maurantonio ai “colleghi” che vivono ancora lontani da Dio e dalla fede in Gesù Cristo? 

E’ un messaggio molto semplice. Per vincere una  partita - nello sport come nella vita - dobbiamo impegnarci al massimo delle nostre possibilità, a volte dobbiamo anche soffrire, però spesso  - nonostante tutto - perdiamo. In altre parole, vogliamo vincere sempre ma a volte non riusciamo a farlo. Con Cristo invece avremo già vinto in partenza tutte le nostre partite; e credo davvero che non si possa chiedere niente di più grande nella vita che avere la certezza di vincere, prima ancora di iniziare a giocare.

Grazie Roberto, Il Signore ti ricolmi di benedizioni.

A cura di Antonio Bizzego