Tre’ Kelley

Tre’ Kelley

Sigma Barcellona Basket

Stati Uniti

Per chi è appassionato di altri sport e non ti conosce, raccontaci chi è Tre' Kelley.

Sono un ragazzo semplice, nato a Washington DC, che passa la maggior parte del suo tempo a giocare a pallacanestro.  Il basket è diventata una grande passione, mi sento sempre così libero quando gioco. Ho avuto una infanzia difficile e il basket mi ha dato l'opportunità di uscire da tante situazioni, una specie di liberazione. Sono un playmaker, e ho giocato in diversi posti. Mi alleno duramente per giocare bene e ho una grande determinazione nel cercare di dare sempre il massimo.  

Puoi raccontarci meglio qualcosa a proposito della tua infanzia?

Crescendo, ho provato un sacco di difficoltà. Mia madre è stata assassinata quando avevo 11 anni. In aggiunta a ciò, anche alcuni amici e parenti sono stati assassinati. Washington DC non era un posto facile dove crescere, è stata una lotta costante. il basket è diventato uno sfogo per me, per allontanarmi da certi tipi di esperienze. Mi sono focalizzato sempre più sul gioco e mentre giocavo mettevo da parte tutti gli altri pensieri. La pallacanestro ha contribuito a plasmare l'uomo che sono oggi e spero di potere utilizzare la notorietà che ho raggiunto nel mio sport per essere capace di dare agli altri quello che lo sport ha dato a me. Vorrei essere un modello per i bambini che si sentono senza speranza. Mi auguro che la storia della mia vita, da dove vengo e dove sono ora, sia di incoraggiamento per loro. È un aiuto per loro poter guardare a un ragazzo che è stato coinvolto nelle stesse situazioni nelle quali ora loro si trovano ad attraversare.

Quando hai capito che la pallacanestro sarebbe diventata più di un semplice gioco per te?

Quando ero alle scuole medie (13-14 anni) cominciai a distinguermi dai miei coetanei per le mie capacità. Fu evidente che avevo un dono e che se avessi lavorato duramente e  mi fossi dedicato ad esso avrei potuto andare lontano con questo sport. Ed io ero decisamente motivato ad andare avanti, dopo tutto quello che avevo passato. Bramavo di raggiungere il successo.

In quali squadre hai giocato?

Ho iniziato a giocare nell'Università del South Carolina. Dopo la laurea, mi sono trasferito in Croazia e lì ho giocato con Cibona Zagabria, seguita da una breve esperienza in Grecia. L'anno successivo  ho giocato per Elitzur Ashkelon in Israele, poi per un breve periodo in NBA con Oklahoma City Thunder. Ho giocato in Libano con la Sagesse di Beirut e in Belgio con Ostenda. Ho giocato due stagioni in Cina con Guangsha Zhejiang, poi di nuovo un breve periodo in NBA con Memphis Grizzlies, nel mezzo delle due stagioni in Asia. Ho giocato per Austin Toros in NBA D-League, prima di vincere il campionato nazionale in Venezuela con Marino de Anzoategui. Ora sto giocando in Italia con Fortitudo Bologna, il mio contratto è fino a fine stagione. Poi sarò libero di giocare altrove, sembra che avrò qualche possibilità di tornare in NBA. Credo che giocare in tanti paesi e incontrare culture differenti mi abbia fatto crescere come giocatore e come persona. 

Quali sono stati i traguardi più importanti della tua carriera sportiva?

È impossibile sceglierne uno. Vorrei condividerne con te i tre momenti più belli della mia carriera. Al college ho vinto due campionati NIT di fila (2005-2006) con South Carolina. La mia miglior partita l'ho giocata in Cina, realizzando 54 punti il giorno dopo essere arrivato lì dopo un viaggio di 34 ore dagli States! Il campionato più bello è quello che ho vinto l'anno scorso in Venezuela, davanti a 5000 persone calorose e festanti. Il giorno dopo abbiamo sfilato in città davanti ad oltre 50000 tifosi che ci seguivano. 

Raccontaci brevemente come Gesù è entrato nel tuo cuore. 

Ci sono stati due momenti nella mia vita che mi hanno portato al Signore. Quando ero al mio settimo anno scolastico, stavo camminando per andare a scuola una mattina, quando un uomo mi fermò per strada e mi regalò una Bibbia. Mi chiese se sapevo o no se sarei andato in Paradiso se fossi morto quel giorno. Io dissi di sì, perché pensavo di essere una buona persona - aiutavo gli altri e non facevo male a nessuno. Mi ha detto che avrei potuto essere la persona più brava del mondo, ma se non avessi avuto una relazione con Dio non sarei mai andato in Paradiso. Egli mi spiegò cosa significava avere una relazione con Dio, e ricordo che passai tutto il giorno a scuola con l'ansia di tornare a casa, mettermi in ginocchio e iniziare il mio rapporto personale con Dio. Da quel momento, ho continuato a comunicare con lui ogni giorno, e sento costantemente la sua presenza nella mia vita. So perfettamente che è solo grazie a Lui che io sono stato capace di fare ciò nonostante le difficoltà e le lotte di quegli anni.

Ma fu solo nel 2004 che compresi pienamente il significato della mia salvezza. Ero impegnato in un viaggio missionario con la squadra di basket All-Star, in Repubblica Dominicana. Prima di ogni partita il messaggio del Vangelo era predicato alle folle, e alla fine di ogni giorno il nostro team si riuniva per studiare la Bibbia e per pregare insieme. Anche se cominciai una relazione con Dio che ero ancora un adolescente, realizzai che non avevo ancora messo Gesù al primo posto nella mia vita. Ricordo vivamente la mia preghiera nella stanza di quell'hotel durante il mio viaggio, per impegnare davvero la mia vita con Cristo. Sentii un incredibile senso di libertà, che solo l'esperienza di Cristo può darti.

In che modo la tua fede influenza la tua vita di atleta?

Dio mi ha reso libero. Non ho paura di nulla, non sono stressato né depresso. Come atleta questo è molto importante.   Gli atleti vogliono vincere tanto, essere grandi in quello che fanno, diventare leggenda. Ci sono un sacco di delusioni nel basket e negli sport in generale. Puoi perdere delle partite, avere una brutta stagione, e non sempre vincere il campionato. E tutto questo può essere difficile da accettare per un atleta. Ma la vita è molto più di questo. Io amo giocare, e lavoro duramente per questo perché voglio dare il massimo e vincere, ma Dio mi ha dato una prospettiva più grande e migliore nella mia vita. 

E tutto questo si applica anche ad altre aree della vita. È duro avere una famiglia e vedere i tuoi amici che invecchiano e si ammalano. Non ho paura di queste cose perché Dio ne ha il controllo, esse sono tutte nelle sue mani. Dio è grande, Egli è onnipotente, ed è un piacere con me condividere con ciascuno quello che Lui ha fatto nella mia vita. Ho un buon gruppo di followers su twitter e su facebook, e cerco di incoraggiarli ad avere questo tipo di prospettiva di vita data da Dio. Quando ciò avviene, tutti gli aspetti della tua vita trovano il loro giusto posto. 

Proprio ora sto scrivendo un libro sulla mia vita. La mia speranza è che possa incoraggiare le persone ad avere fede in Dio, non importa quello che stanno attraversando. Il titolo dovrebbe essere "From here to there to win".

Cosa pensano i tuoi compagni di squadra e i tuoi tifosi della tua fede?

I miei compagni di squadra hanno compreso il fatto che io prego prima delle partite. Non mi aspettavo che reagissero negativamente, ma c'è stata una risposta molto positiva nello spogliatoio. Anche un giornalista ha notato questo clima nel nostro gruppo e mi ha chiesto qualcosa a proposito di ciò. Alcune volte non riesco a pregare nello spogliatoio prima della partita, e in quei casi prego dalla panchina a bordo campo. I fans mi hanno notato e sembrano apprezzare la cosa. Credo che vivere la mia fede non è ciò che faccio in pubblico. È più una questione di cuore e di motivazioni nel fare quello che faccio. La gente vede la mia vita quotidiana e vede i miei errori. Sanno che non sono perfetto. Per me, sapere che Dio vede tutto quello che faccio è ciò che mi porta a cercare di essere giusto e di vivere nel modo che piace a Lui. Voglio somigliare il più possibile a Cristo, questa è la cosa più importante. Il modo in cui vivo la mia vita agli occhi del pubblico è semplicemente il risultato di tutto questo. 

Che messaggio vorresti lasciare a chi legge la tua intervista?

Tutti attraversiamo difficoltà, lotte, delusioni nella nostra vita. Questo accade tutti i giorni, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Gente che perde le persone che ama, gente che perde il lavoro, gente che affronta malattie, atleti che perdono partite. Se la nostra gioia e la nostra soddisfazione si basa su queste circostanze, allora saremo sempre delusi. Abbiamo bisogno di sapere che Dio ha il controllo di tutto. Molte volte è difficile capire perché Egli permette che certe cose accadano, ma so che c'è un motivo per tutto. Lui sa cosa è meglio per noi. Questa è stata la mia più grande lezione di vita. Come risultato di tutto quello che ho passato anni fa, ora sono una persona calma e in pace, proprio grazie a Lui. Le prove della mia vita mi hanno reso più forte, mi hanno plasmato in quello che oggi sono. Il mio atteggiamento è il riflesso della mia fede in Dio.