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eddy
ratti (CICLISMO)

Fombio (LO), 25/05/2007. Eddy
Ratti, ciclista italiano professionista, ci accoglie a casa sua per parlare un
po’ della sua vita sportiva e familiare, ma soprattutto per raccontarci di come
ha conosciuto Cristo nella sua vita.
Raccontaci chi è Eddy Ratti, dove e come sei cresciuto?
Sono nato a Codogno,
in provincia di Lodi, il 4 aprile 1977. La mia famiglia d’origine era la
classica famiglia italiana degli anni ’70: genitori operai, ceto medio e
cultura religiosa impregnata degli insegnamenti cattolici. Diplomato come perito
elettronico, nella mia vita ho sempre praticato il ciclismo: iniziai all’età di
6 anni per poi fermarmi raggiunti i 10. Fino ai 12 anni, infatti, ho giocato a
calcio, per poi riprendere subito la bicicletta, in quanto mi ero reso conto di
“non avere i piedi buoni”. Era scritto nel mio DNA tutto ciò: mio padre era già
un grande appassionato di ciclismo e, quindi, sicuramente me la trasmessa nel
sangue (il mio steso nome mi è stato dato in onore del grande ciclista Eddy Merckx)
Qual’è la tua stagione ciclistica più bella che ricordi?
E la corsa più importante che hai vinto?
La mia stagione più
bella è stata quella del 2006, in cui sono stato
competitivo dall’inizio alla fine del periodo delle corse, che va da aprile-maggio
a fine ottobre. Nonostante ciò, ho vinto una sola gara in quell’anno, però i
piazzamenti sono stati davvero tanti.
La vittoria più
bella, invece, risale al 2002: ero nella squadra della Mapei e conquistai la “Tre
valli varesine”, una delle classiche italiane.
Cosa speri per il tuo futuro lavorativo?
Spero, innanzitutto,
di poter far bene questo finale di stagione con la mia squadra attuale. In
questo modo, magari, potrei approdare ad una squadra che si prefissa obiettivi
maggiori, così da poter correre gare più importanti e così da poter dare
maggiore sicurezza economica alla mia famiglia. Un giorno poi, mi piacerebbe
partecipare al Giro d’Italia e vincere magari una tappa.
Cosa pensi del problema del doping che sta affliggendo il
ciclismo? E delle confessioni dei tuoi colleghi?
Purtroppo è un
problema che c’è da diversi anni nel mondo dello sport in generale; nel
ciclismo si sta facendo molto per sconfiggere questa piaga e ne sono una
dimostrazione tutte le ultime confessioni di grandi campioni delle due ruote. Purtroppo
sentir fare a tutti questi personaggi (che hanno fatto il nome al ciclismo) confessioni
del genere dispiace, infatti rovinano il fascino di questo sport.
Come è la tua vita quando non lavori?
Quando non lavoro
sto a casa con la mia compagna Giovanna, che di professione fa la pittrice di
quadri. Abbiamo anche due bambini: Victor di 9 anni e Alicia di 6 . Mi piace
davvero tanto stare con loro ed essere un padre molto presente. Facendo un
lavoro che mi tiene impegnato solo la mattina, ho la grande fortuna di avere a
disposizione molto tempo, in cui posso riposare e stare tranquillo. Poi, in
inverno, visto che d’estate sono impegnato con le gare, ci trasferiamo in
Brasile, nazione da cui proviene Giovanna, per trascorrere lunghi periodi lì al
mare.
Descrivi il tuo rapporto con Dio e raccontaci come Gesù è
entrato nel tuo cuore e le sensazioni che hai provato:
Fin da piccolo, ho sempre
frequentato la chiesa cattolica, il
catechismo, l’oratorio e seguivo il parroco. Quando, però, ho iniziato a
pedalare mi sono un po’ allontanato. Nonostante ciò, dedicavo a Dio sempre una
piccola parte della giornata: in preghiera lo ringraziavo di quanto dava a me e
alla mia famiglia. Quando poi ho conosciuto Giovanna, ho avuto modo di
conoscere il Signore più da vicino, in quanto lei non era cattolica come me.
Iniziò a farmi frequentare delle chiese evangeliche e vidi fin da subito delle
differenza; mi colpì davvero tanto il loro modo di avere un approccio più
intimo con Dio. Decisi, allora, di iniziare anche a leggere
la Bibbia.
Ad un certo punto,
cominciammo a frequentare una chiesa evangelica a Piacenza, in quanto mia
moglie fece amicizia con una ragazza membra di quella comunità. Qui iniziai
realmente ad avvicinarmi al Signore. In seguito ci trasferimmo in una chiesa
brasiliana di Milano: era tutto molto strano, infatti, avevano un modo tanto
allegro di rivolgersi a Dio. Il Signore si usò tantissimo del pastore di quella
comunità per parlare al mio cuore: avevo sempre più fame e più sete di Dio. Nel
frattempo, stavamo passando anche un periodo difficilissimo e vedevo l’Eterno
all’opera per risolvere i miei problemi e per darmi la forza di reagire. Decisi
così, di accettare Gesù Cristo come mio Personale Salvatore. Mi sembrava di
essere una altra persona, più leggera e senza pesi: una sensazione che a parole
non si può descrivere.
C’è qualche differenza fra l’Eddy di ora e l’Eddy che
ancora non conosceva l’amore di Cristo?
Sicuramente oggi
conduco una vita più sana a livello familiare, nonostante le difficoltà che non
mancano mai, ma dalle quali ci libera sempre il Signore. Dal punto di vista
sportivo ho più fiducia in me.
Se Dio te le chiedesse, saresti disposto a lasciare tutto
per andarLo a servire altrove (magari anche fuori dall’Italia)?
Sì, credo proprio
di sì. E’ già è capitato più volte che stavo per mollare la bici. Ho sempre detto
al mia moglie che se è nella volontà del Signore che molli tutto, sono pronto a
farlo, anche se è un mestiere che mi piace. Mia moglie, però, cerca sempre di
farmi cambiare idea, in quanto crede che tramite il mio mestiere posso
raccontare al mondo intero ciò che Gesù ha fatto, fa e farà nella mia vita.
Comunque, qualsiasi cosa dovesse succedere mi sento al sicuro: Lui sa sempre
cos’è il meglio per me. Sono qui che seguo il Suo volere e mi sento molto
tranquillo. Pregando e arrendendomi a Lui, so che uscirò sempre a testa alta da
qualsiasi situazione, per quanto avversa possa essere.
I tuoi compagni di squadra sanno che sei un cristiano?
Hai mai parlato loro dell’amore di Cristo?
Quando vado alle
corse porto sempre con me
la Bibbia e il libro “Cambia
ritmo”. Sono contento perchè in questi due anni (da quando sono in questa
squadra) ho visto diversi compagni che, dopo avergli dato la mia testimonianza,
pregano il Signore e Lo ringraziano. Ciò mi aumenta la fede, che viene un po’
meno in tutti
quei momenti in
cui i miei compagni bestemmiano, facendomi credere che non c’è quasi più
nessuno pronto a credere in Dio.
Mi viene in mente un episodio avvenuto quest’anno: prima dell’ultima
corsa di un tour, del quale era leader un mio compagno di squadra, gli ho fatto
leggere Isaia 40:29-31 (Egli dà forza
allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato. I giovani si
affaticano e si stancano; i più forti vacillano e cadono; ma quelli che sperano
nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non
si stancano, camminano e non si affaticano) così da incoraggiarlo. A fine
gara, mentre un giornalista del maggior quotidiano italiano di sport (quello
rosa) lo intervistava, fu egli stesso a raccontare l’episodio, che poi comparve
su milioni di giornali.
Come hai conosciuto gli Atleti di Cristo? Hai un rapporto
particolare con qualcuno di loro?
L’ho conosciuto
tramite una persona incontrata per caso in chiesa a Milano. Questi mi ha messo
in contatto con
Anderson. Proprio in quel periodo erano appena iniziate le prime
riunioni degli Atleti di Cristo a casa di Ze Maria; cominciai così a
frequentare il gruppo.
Ho un bellissimo
rapporto con
Ricardo, del quale sono molto amico. Inoltre, sono rimasto
colpito dalla sua semplicità, da quella di
Ze Maria e da quella di
Marco Aurelio.
Che messaggio vuoi lasciare a quanti stanno leggendo la
tua intervista e che ancora non hanno conosciuto Cristo come Personale Salvatore?
Posso dire che Dio
è buono e fedele. Quello che sta facendo nella mia vita privata e sportiva è
veramente grande. Ho passato periodi difficili nel corso della vita, però Dio
mi da sempre la grinta per reagire e la tranquillità che questi momenti finiranno
nel momento più opportuno, in quanto Dio è buono e non lascia i sui figli in
mezzo ad avversità troppo grandi per loro. A volte ci si chiede “perchè questo
o perché quello”, ma so che se una cosa avviene è solo perché è nella Sua
volontà. Confida solo in Dio. Egli ti possa benedire grandemente.
Intervista
di Simon Pietro DE LISO


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Eddy Ratti
Squadra:
Nippo-Endeka

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