Marco
Aurélio (calcio)

Marco Aurelio ha conosciuto Cristo Gesù come
personale Salvatore nel 1989 e dal 2000 è Presidente degli Atleti di Cristo in
Italia.
Il contratto “della vita” –
afferma – lo ha firmato quando ha conosciuto il Signore come personale
Salvatore.
“Il mio più grande
desiderio è quello di essere ricordato non tanto per il calciatore che sono
stato, quanto per aver aiutato gli atleti a portare il messaggio di speranza e
di salvezza in Cristo Gesù nel mondo dello sport professionistico (e non solo…)
in Italia”.
Dove
è iniziata tua carriera?
Nell’
“America” di Rio de janeiro.
È stata una tua idea fondare i
Atleti Di Cristo in Italia? Al inizio in quanti eravate?
É successo durante una partita fra Vicenza e Perugia, quando ho visto Zé Maria
prima di entrare in campo e gli detto “Che Dio ti benedica” e lui mi ha risposto
“AMEN”. Allora sono andato a casa, e mentre pregavo, ho chiesto a Dio che la mia
volonta’ fosse la Sua, e che la nostra fosse anche quella di Ze Maria, e quando
l’ho telefonato, è stata una festa.
Come era il gruppo degli Atleti di
Cristo in Portogallo?
Era
bellissimo, lì ho iniziato um progetto con il Paulão, che giocava nel Benfica, è
stato difficile, ma oggi siamo in tanti ed abbiamo gruppi tutte le settimane, in
tutto il territorio nazionale brasiliano.
Oggi vediamo allenatori che vogliono gli Atleti di Cristo nei loro club, perchè
sono ritenuti dei professionisti di livello.
Come mai sei venuto in Italia ?
Ho avuto una parola di DIO in Ezechiele
2, che parla di un popolo con il cuore duro. Ho sentito nel mio cuore che sarei
andato ad abitare in portogallo, ho avuto un invito per la Germania, sono anche
andato lì, ma non abbiamo firmato il contratto, e dopo sei mesi mi hanno
invitato a venire in Italia.
La parola di Dio è
perfetta. Può ritardare (almeno così pensiamo) ma sempre si compie.
Raccontaci che scopo hai qui in
Italia?
Come ho risposto anteriormente, sono venuto a predicare e dopo giocare.
Come è stata la esperienza di
giocare in varie squadra dalla serie A alla serie C in questi ultimi anni?
E’ stata un’esperienza importante perchè ho potuto vedere e conoscere realtà
molto diverse dalle quali ero abituato, ed ho potuto vedere che Dio chiama
uomini per parlare della Sua parola non soltanto nella serie A, ma anche in
tutte le altre categorie, perchè non fa eccezioni .
Quando Gesù è entrato nella tua
vita e cosa ti ha cambiato?
Tutto ! All’ inizio sembravo um maiale che se è fatto la doccia e non vedeva
l’ora di ritornare al fango, ma piano piano mi sono reso conto che potevo
vivere senza il fango (peccato in generale); posso peccare e chiedere perdono al
Signore, ma non vivere nel peccato.
Ora che non giochi più, cosa pensa
di fare in Italia?
Nella mia vita professionale, studiare per essere un allenatore, nel mio
ministero, migliorare il gruppo con l’aiuto dei miei fratelli.
Oggi come ti senti vedendo un
gruppo cosi grande di Atleti di Cristo in vari sport diversi in Italia già che è
stata una tua iniziativa?
Quando guardiamo indietro e vediamo come tutto è iniziato, me rendo conto che
vale la pena andare avanti con il lavoro per il Signore. L’opera continua
sicuramente senza la mia presenza, ma fa molto piacere sapere che sei parte di
questa squadra.
Che messaggio vorresti lasciare a
tutti gli atleti che non conoscono ancora Gesù Cristo come il Signore della loro
vita?
Dio ha dato il meglio che aveva per la nostra vita, suo figlio (Giovanni 3:16)
Gesù Cristo, e vogliamo far vedere con la nostra vita ciò che abbiamo di meglio
avendo Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Soltanto Lui può darti la PACE di
cui hai tanto bisogno.
INTERVISTA
RADIO CON
MARCO AURÉLIO

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