Due posizioni distinte (parte 1)

Caro Atleta di Cristo,

 

Ogni persona indubbiamente desidera una vita serena e tranquilla, ma poiché tutti siamo ormai consapevoli che le vicende della vita ci possano privare facilmente di questa serenità, ci si adopera allora per acquisire, non si sa bene come, le energie necessarie per reagire positivamente alle difficoltà. Si lavora sulla propria personalità per sviluppare un carattere più deciso, si indaga sulle proprie debolezze per accrescere l’autocontrollo e affrontare così la vita non più come dei perdenti, ma come vincitori. Abbondano le soluzioni umane, religioni, psicoanalisi, tecniche di rilassamento, magia bianca e nera, e altro ancora, ma una vita spirituale sicura, prospera, che non cede di fronte agli inevitabili rovesci della vita e ci rende vincitori nei confronti delle ansie delle paure, non è frutto del caso e neppure dei semplici sforzi dell’uomo. La soluzione? Ancora una volta è la Parola di Dio che ci viene in aiuto, non con una soluzione alternativa, ma con l’unica soluzione valida, una fede fondata sulla “Roccia”, Gesù Cristo il Signore.

 

Leggi: Luca 6:46-49 (Vangelo di Luca al capitolo 6, i versetti da 46 a 49)

 

Due posizioni! Gesù richiama ognuno di noi atleti come i discepoli alle proprie responsabilità. Alla fine del suo discorso Gesù si appella alla coscienza dei presenti, compresi i discepoli, per richiamarli alle proprie responsabilità, le parole pronunciate sono belle, più che validi i concetti espressi, molti riconoscono in lui un’autorità particolare per il modo con cui li ammaestra, ma Gesù dichiara fermamente che se questi insegnamenti non sono messi in pratica a nulla servono, se accolti solo intellettualmente senza tradursi in azione non produrranno nessun beneficio e nessun frutto positivo nella vita dell’ascoltatore.

 

Due uomini, due terreni, due modi di edificare, due risultati diversi. Gesù in questa parabola vuole mettere a confronto due posizioni differenti di accostarsi a Lui e di vivere la fede, ci presenta due persone l'uno accorto l’altro disavveduto, ambedue decidono di costruire una casa, uno sceglie un terreno solido dove porre le fondamenta, l’altro disavveduto, si accontenta di costruire senza spendere troppo tempo in ciò che non si vede “le fondamenta”, l’unico elemento comune è la tempesta, l’inondazione, di fronte alle quali una casa regge l’altra inevitabilmente a causa della sua instabilità crolla ed è la rovina completa.

 

Due tipi di fede, due tipi di credenti e se volete due tipi di atleti. Così anche nell’ambito della fede vi sono due categorie di persone, coloro che si avvicinano alla religione, simpatizzano per Cristo, condividono intellettualmente, ma non realizzano mai un vero ravvedimento, vi sono invece persone che colpite dalla forza della Parola di Dio si pentono dei loro peccati, si ravvedono, diventano delle nuove creature riconoscendo in Gesù Cristo l’unico Signore e Salvatore, entrano a fare parte della schiera dei salvati per grazia. Per i primi tutta la loro religiosità risulterà un vano aiuto nel momento della prova, perché in realtà non hanno mai riconosciuto veramente in Gesù Cristo l’unico Salvatore, ma hanno continuato a confidare nelle loro opere, nella loro apparente giustizia. Per la seconda categoria non vi sarà prova troppo grande e difficile da sopportare, perché nulla li potrà separare dall’amore di Gesù, e poiché in Lui hanno ricevuto il perdono e la grazia, su di loro non vi è più alcun giudizio, sono passati dalla morte alla vita. Purtroppo però anche fra i credenti si crea una divisione. Vi sono coloro che edificano saggiamente e pongono delle basi solide per la loro vita spirituale, vivono la loro fede con la dignità dei figlioli di Dio, cercando di crescere e maturare nella fede, avvalendosi degli strumenti di grazia che il Signore mette loro a disposizione, poiché noi non siamo spero di quelli che dicono: “Aiutati che il cielo ti aiuta”, ma crediamo che: “ il nostro aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra”, un aiuto che và richiesto per mezzo della preghiera, và realizzato per mezzo dello Spirito Santo, và vissuto per esperienza nell’ubbidienza alla Parola di Dio. Vi sono invece credenti che restano fermi al punto di partenza, non curandosi del loro progresso spirituale, per nulla preoccupati di dove stanno andando e di ciò che stanno facendo e se veramente camminano nella volontà di Dio, ma ricordiamoci che benché il Signore ci abbia salvati per mezzo del Suo sacrificio, e nulla possiamo aggiungere a tale fondamento, resta sempre da parte nostra la responsabilità di vegliare e crescere nella grazia e nella conoscenza, l’Apostolo Paolo scrive a Timoteo suo giovane collaboratore: “Io so in chi ho creduto …” 2 Timoteo 1:12, ma afferma anche: “Custodisci il buon deposito ...” 2 Timoteo 1:14.

 

Partiamo dall’esempio negativo, per giungere poi a conoscere quali sono i presupposti corretti per vivere una vita spirituale esuberante piena di frutti di giustizia alla gloria di Dio, sia nei giorni di sole sia nel mezzo delle inevitabili tempeste.

 

UNA CASA INSTABILE: PIÙ CAUSE !

Un costruttore disavveduto. Sono tante le persone che si adoperano con estrema diligenza per assicurarsi un futuro tranquillo, accantonano qualche risparmio per i tempi difficili o per gli imprevisti, cercano di pianificare la propria vita per essere più sereni, nelle decisioni difficili valutano con molta attenzione i pro e i contro, sono definiti “avveduti”, ciò non è sbagliato, se non diventa un’ossessione, ma domandiamoci piuttosto quanti sono così avveduti nelle cose spirituali, quanti si preoccupano di farsi un tesoro lassù nel cielo, quanti si curano delle cose che non si vedono (quelle spirituali), ma che sono quelle eterne, quanti si curano di rendere la propria vita spirituale più sicura per affrontare i momenti difficili, le prove, le tentazioni, e se pensiamo di esserne esenti forse dobbiamo rivedere il nostro modo di credere! Quanti sono disposti a “perdere” del tempo per scavare delle solide fondamenta, quanti piuttosto preferiscono al contrario costruire in fretta per mostrare al mondo un bell’edificio? Nella fretta non valutano attentamente i rischi, non prevedono, si accontentano di fare, ma non di essere, si corre il rischio dell’irruente Pietro: “Simone, Satana a chiesto di vagliarvi … Signore con te andrò fin’anche alla morte”, pochi giorni dopo miseramente tradì il Signor Gesù.

Un terreno instabile. Superficialità. Tanti hanno una visione unilaterale della fede, accettare la parte che non crea problemi, riconoscere Cristo crocefisso, ma rifiutare di prendere la propria croce. Credenti convinti che vivere una vita esuberante sia fare, fare e poi ancora fare, credenti che non trovano il tempo per fermarsi ai piedi del Signore semplicemente per adorare, che non amano lasciarsi investigare dallo Spirito Santo, perché ciò richiede tempo e pazienza ma noi abbiamo fretta di costruire, ma quante volte l’Eterno diceva al suo popolo: “Ascolta Israele”, e ancora la scrittura dice: “Sta’ in silenzio davanti all’Eterno”, e l’Apostolo Paolo consigliava ai Corinzi ed anche a noi “esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede”.

Religiosità. Cercare di piacere a Dio sulla base dei nostri sforzi. Un’ubbidienza formale a tante belle regole per quanto ortodosse possano essere, non ci sarà di aiuto per gettare fondamenta sicure, anzi è proprio un comportamento religioso che può produrre un pericoloso senso di autocompiacimento e giustizia fondati sulle proprie capacità, ma ciò che conta per Dio non sono i nostri formalismi, ci avevano già provato senza successo gli scribi e i farisei, il Signore desidera un cuore umile, disponibile, “stracciatevi il cuore e non le vesti” Gioele 2:13, “Io sono con colui che è umile e contrito di cuore” dice il Signore in Isaia 57:15. Tutta la nostra religiosità non servirà a nulla nel giorno della prova. Potrebbe non accadere mai, ma qualora accadesse ci resterà solo il Signore, e se non avremo imparato ad avere comunione intima con Lui, come potremo resistere? Spesso dichiariamo che Dio è vivente, ma lo realizziamo veramente, o rischia di diventare una dichiarazione religiosa?

Carnalità. E' molto pericoloso valutare il livello della propria crescita spirituale, o quella di altri credenti, sulla base delle esperienze emotive, le emozioni fanno parte della nostra vita, ma potremo noi costruire un edificio importante come quello della nostra vita spirituale, su di un terreno instabile come lo è quello dell’emotività? Le emozioni variano e i nostri sentimenti sono mutevoli, oggi abbiamo avuto una buona giornata, ci sentiamo bene, ci viene così facile lodare il Signore, ci sentiamo ferventi, il giorno dopo siamo afflitti, la nostra preghiera è silenziosa e sofferta, ma il Signore è sempre lo stesso, a volte sentiamo particolarmente la presenza del Signore, un fremito particolare percorre tutto il nostro corpo allora tutto è bello, si afferma spesso nei nostri incontri che è stata una riunione benedetta, ed è cosi perché lo realizzo anche io come voi, ma le benedizioni non scaturiscono solo dalle nostre emozioni, se così fosse in quello stato d’animo tutto ci sembrerebbe più facile il cammino più percorribile, svaniscono i timori e le perplessità, ci sentiamo in pace con tutti, come amiamo i fratelli in quei momenti, ma poi tutto potrebbe passare, e allora dovremmo aspettare l’incontro successivo ci sentiamo freddi, non avvertiamo nulla, che faremo allora? Non ameremo più, non saremo più spirituali perché “non sentiamo” nessuna emozione, insieme alle emozioni avremo perso tutto il nostro vigore. No! Il signore dice: “ Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia starà la vostra forza” Isaia 30:15.

Le conseguenze. Le prove evidenziano le false o infondate professioni di fede. Nel momento della prova non serviranno a nulla i nostri sforzi, le nostre convinzioni, le nostre apparenze, la conoscenza teorica non ci potrà essere d’aiuto, saremo come una casa senza fondamenta.

(segue settimana prossima)