Atleti di Cristo, Manuel Mancini ai compagni di squadra: “Ecco la mia storia”

Atleti di Cristo, Manuel Mancini ai compagni di squadra: “Ecco la mia storia”

venerdì 7 dicembre 2012
Serata di meeting ieri al Teatro Augusteo di Salerno per gli ‘Atleti di Cristo’ in Italia, che ha visto protagonisti i padroni di casa Rae Lin D’Alie – cestista italoamericana della Carpedil Ipervigile Salerno – e il centrocampista della Salernitana, Manuel Mancini, accompagnato da una folta delegazione di compagni di squadra: da Iannarilli a Tuia, passando per Cristiano Rossi, Ricci, Lanni e Garino, raggiunti più tardi da Perpetuini, Zampa, Luciani e Silvestri.

La prima a parlare è la playmaker della Carpedil Ipervigile. “La Nazionale è un dono di Dio, lui ha voluto che avessi il doppio passaporto – ha affermato la D’Alie che, grazie ai suoi avi di Calvanico ha ottenuto più volte la convocazione con la rappresentativa azzurra – La cosa più bella della mia vita è l’incontro con Gesù, l’ho incontrato nel 2009 ed ha cambiato il mio cuore, da quel momento l’ho sempre seguito ed anziché pensare solo a me stessa in maniera egoistica, mi sono aperta al mondo impegnandomi ad aiutare il prossimo”. Tanta Salernitana in sala, come detto. Il magic moment della formazione di Perrone passa anche e soprattutto per i piedi di Manuel Mancini, autore del gol vittoria a Poggibonsi.

“Sono fiero di essere un Atleta di Cristo, sono qui per lui. Mi sono convertito 5 anni fa – spiega Mancini davanti a pubblico e compagni - Vengo da una famiglia numerosa, abbastanza umile: siamo otto figli. A 19 anni ho perso mio padre, uomo molto amorevole. Avevamo un bel rapporto, ero così affezionato a lui che mia mamma era gelosa di noi. L’ho visto andare via con grande sofferenza e da quel momento la mia vita è cambiata. Avevo raggiunto quello che desideravo da tanto tempo: diventare un calciatore abbastanza famoso e guadagnare abbastanza soldi ma c’era un vuoto dentro di me, ero depresso e chiuso in me stesso. Tuttora, da uomo di fede dico che è sbagliato, perchè Gesù vuole che noi condividiamo con gli altri le nostre emozioni. Ho portato questo peso per un pò di tempo, fin quando sono arrivato a giocare a Taranto, dove sono rimasto colpito dal mio compagno Rafael Tesser: giocava pochissimo ma quello che mi attirava di lui era il suo comportamento sempre positivo, faceva gruppo”. È stato allora che Manuel Mancini, oggi faro del centrocampo granata, si è avvicinato maggiormente alla fede evangelica. “Tesser si è aperto e mi ha invitato una sera a cena a casa sua – spiega l’ex veronese – Io da bambino sognavo una casa perfetta e colma d’amore, cosa che non avevamo mai avuto essendo numerosi e vivendo in un quartiere di Ostia pieno di criminalità. Quando sono entrato a casa di Rafael, invece, ho trovato la pace e la spiritualità che avevo sempre sognato. Io ero superficiale, lui posato e responsabile. Mi ha illustrato la Bibbia e ha cominciato a parlarmene: ho avuto un senso di inquitudine, così ogni sera ho iniziato a leggere la Bibbia che tempo prima mi era stata regalata e che tenevo sul comodino. Il giorno dopo Tesser mi ha portato in chiesa e vedevano tutte le altre persone che cantavano mentre io, un pò per la vergogna un pò perchè impaurito, non riuscivo – prosegue Mancini – Da quel momento ho iniziato a parlare a cuore aperto al Signore. Prima di allora credevo e non credevo: mi serviva un’esperienza. Ho ascoltato la sua voce, ho sentito tutto il male che ho vissuto con la perdita di mio padre e cantavo a cuore aperto. Da quel giorno il Signore è entrato nel mio cuore, è entrato nella mia vita che non è tutta di vittorie, non è una vita semplice. Ho avuto tante sconfitte ma io sono forte perchè spero nel Signore. Gesù fa vedere cose con occhi diversi, un gol è solo una piccola parte. Prima inseguivo cose futili, invece con Dio è tutto più appagante, come vincere una coppa del mondo. Dobbiamo essere umili ed andare dal Signore come ho fatto io quel giorno riconoscendo di non potercela fare da solo”.

Ivana Cardaropoli
www.solosalerno.it