Bibbia e pallone, mix vincente
lunedì 3 dicembre 2007

(3 dicembre 2007)ALLA JUVENTUS UN ATLETA DI CRISTO
Sorpresa Legrottaglie: “Più sereno in campo”. E Ranieri ha risolto i problemi in difesa
Fabio Vergnano
TORINO - Fratello Nicola porge sempre l’altra guancia. Fratello Nicola una volta si incavolava di brutto in campo litigando con l’arbitro, gli assistenti e il quarto uomo. Oggi fratello Nicola, meglio conosciuto come Legrottaglie, difensore della Juventus, frequenta la chiesa evangelica e una comunità di Beinasco e non batte più la testa contro il muro se deve praticare l’astinenza sessuale. «Una volta dopo una settimana senza donne diventavo pazzo» ammette. Come Kaká è diventato un Atleta di Cristo (primo italiano ad aderire al gruppo), e guarda senza nostalgia al suo passato di atleta del superfluo. Le meches, l’aria da fighetto, quel parlare di sè sempre in terza persona che suscitava ilarità, fanno parte del Legrottaglie che non c’è più. E di pari passo con la conversione religiosa è arrivata anche quella calcistica. Arrivò alla Juve con la presunzione di essere il migliore e non ne azzeccò una. Lippi lo utilizzò perché spesso non aveva di meglio. Capello avrebbe giocato anche in dieci pur di non mandarlo in campo e lo mise al bando. Finì al Bologna, dal Bologna al Siena. Tornò a Torino per la serie B ed era già un Legrottaglie diverso, che leggeva la Bibbia e ne diffondeva il verbo ai compagni. A indicargli la strada non fu un pastore evangelico, ma Tomas Guzman, il paraguaiano ex Juve suo compagno al Siena che un giorno gli disse: «Nicola, perché non credi?».
E Legrottaglie credette. La vita cambia in un attimo. Folgorato in piazza del Campo, oggi Nick testimonia la sua fede con la preghiera e con comportamenti consoni al suo nuovo status. Anche quando si sistema a protezione della porta di Buffon. Dispensa randellate agli avversari, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Ti meno fratello, ma ti voglio bene. E Ranieri raccoglie i frutti di questa seconda vita del pugliese di Mottola, dove hanno fondato un suo fan club con 200 devoti.
La serenità interiore si è tradotta in campo in una nuova padronanza della situazione anche nei momenti più difficili. Sabato sera è stato perfetto. Prima avrebbe traballato sotto l’incalzare delle truppe nemiche, ora regge bene l’urto. E dispensa consigli pure al neofita (per il ruolo di centrale) Chiellini. Ma senza spocchia, perché se prima si credeva il migliore, adesso vola basso e fa tesoro delle leggerezze della vita passata, quando voleva presentarsi in infradito anche alla cena di gala. Una volta dopo una partita di Champions con il Deportivo, una di quelle in cui i tifosi l’avrebbero inseguito con un randello nodoso, disse: «Dio è Legrottaglie». Attimi di imbarazzo, qualcuno stava già prenotando una stanza alla neuro chiedendo di murare la porta.
Era un estroso che si è riciclato in estraneo a tutto ciò che sa di futile. La Juve ha premiato il suo cambiamento. Voleva di nuovo liberarsi di lui, era tutto fatto con il Besiktas, poi il colpo di scena e il rientro nei ranghi con prolungamento del contratto e consacrazione come titolare inamovibile. Prima per necessità dopo l’infortunio di Andrade, quindi per convinzione. Ora guai a chi lo tocca e l’idea di tornare sul mercato dei difensori a gennaio è sparita. L’uomo schiavo dei desideri banali non c’è più. «Me ne sono liberato, ora il mio desiderio è che qualcuno mi segua». Non con un randello in mano. Con la Bibbia.