Carlos França, il bomber più letale d’Italia fino a 8 anni fa era un terzino

Carlos França, il bomber più letale d’Italia fino a 8 anni fa era un terzino

mercoledì 19 ottobre 2016
Ha segnato 83 gol negli ultimi 3 campionati di D e oltre 150 reti dal 2010 ad oggi: eppure non ha mai giocato una partita da professionista perché a 27 anni è stato costretto a fermarsi due anni per un tumore alla colonna vertebrale. A quasi 37 anni però non smette di segnare con una continuità disarmante e con la Triestina sogna di vincere il secondo campionato.

Se esistesse il fantacalcio di Serie D Carlos França sarebbe il primo nome sulla lista di ogni aspirante allenatore. Già perché i suoi numeri per la categoria non hanno nulla da invidiare a quelli di autentici monumenti del calcio mondiale come Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo, Messi o Suarez. 83 gol realizzati in 101 partite negli ultimi tre campionati di Serie D disputati con le maglie di Bogliasco, Cuneo e Lecco; 151 gol in 224 presenze dal settembre 2010 ad oggi: numeri che si commentano da soli e che sono straordinari se pensiamo che França il prossimo 1 gennaio compirà 37 anni ed ha iniziato a giocare stabilmente in attacco appena 8 stagioni fa. “Sono mancino di piede e per questo nelle varie rappresentative giovanili gli allenatori del Santos mi hanno sempre fatto giocare esterno sinistro o fantasista. Quando però mi sono affacciato in prima squadra mi hanno riciclato terzino di fascia. A me quel ruolo non dispiaceva affatto perché avevo tutto il campo da poter aggredire e la possibilità di portare il pallone in avanti. L’intuizione di farmi giocare punta è di Costanzo Celestini, ex compagno di squadra di Maradona nel Napoli del primo scudetto, che dal primo istante in cui sono arrivato alla Caperanese mi ha detto che avrei fatto il centravanti e soprattutto avrei fatto tanti gol. Non si sbagliava perché quell’anno feci 28 gol in 28 presenze, andai in gol per 15 partite consecutive e aiutai la squadra a vincere i playoff di Eccellenza. Da quel momento, se escludiamo la parentesi a Chicago nel 2009, in Italia ho sempre agito da prima o seconda punta trovando, grazie a Dio, il gol con una certa continuità”.

Per questo motivo la Triestina di Mauro Milanese, che dopo due annate turbolente e ricche di problematiche ed equivoci vuole riportare la formazione alabardata tra i professionisti, qualche mese fa non ha indugiato nemmeno un istante a puntare sul bomber di Jaguariuna che ci ha messo poco per diventare il beniamino della Curva Furlan: “Abbiamo giocato 7 partite ed ho segnato 7 reti, la cosa che mi fa più piacere però sono il primo posto e i 19 punti in classifica. Nelle ultime due annate ho vinto il campionato con il Cuneo e lo scorso anno i playoff col Lecco. So quanto è difficile vincere a questo livello e quanto sia importante rimanere sempre concentrati ed umili. Di certo c’è che mi sono già innamorato del clima che si respira al Rocco. Quando giochiamo in casa abbiamo sempre un sacco di tifosi che ci sostengono e sentire l’urlo e l’affetto della Furlan quando il pallone entra in rete mi fa sentire come un giocatore di Serie A. Da quando sono qui in Italia, la Triestina è la squadra più blasonata per cui ho giocato e, insieme ai compagni e al mister, farò il possibile per riportarla dove merita di stare: tra i professionisti”.

La ripartenza dopo il tumore

Se Carlos França stupisce per l’assurda media gol e per la capacità di essere, paradossalmente, più letale e decisivo ogni anno che passa va anche applaudito per la tenacia e la forza con la quale 10 anni fa ha saputo sconfiggere un tumore alla colonna vertebrale che lo ha costretto a restare per due anni lontano dai campi. "Era l’aprile 2006 quando iniziai ad avvertire i primi fastidiosi dolori alla schiena: a quel tempo giocavo in Serie C spagnola nel Club Esportiu Europa e, avendo disputata una stagione buona (6 gol in 20 presenze da terzino, ndr), avevo già proposte concrete di club di Serie B per la stagione seguente. All’inizio mi diedero un giubbino protettivo e mi sottoposero a degli esami che non evidenziarono alcun problema. Io però continuavo a non stare bene. Non potendo scendere il campo, ottenni il permesso per tornare in Brasile, feci altri esami e mi trovarono questo tumore alla colonna vertebrale. Mi dissero che andava tolto e che sarebbe stato un intervento delicato perché si andava ad intervenire in una parte del corpo dove solitamente non si svolgono questo tipo di operazioni. Entrai in sala operatoria nel gennaio 2007. L’operazione andò per il meglio ma il dottore fu subito chiaro: 'tornerai a vivere una vita normale ma non è detto che tu possa tornare a fare il calciatore come prima'. Quelle parole non mi hanno condizionato o ferito e mi sono messo nelle mani di Nibaldo Baldo, un fisioterapista brasiliano che ha lavorato al fianco di Marcio Amoroso per tutta la carriera, che ha scommesso con me e non si è arreso alle previsioni dei medici. Per 10 mesi sono stato la sua cavia, ha sperimentato nuovi esercizi e pratiche. Ogni giorno dalle 9 alle 17 ho lavorato nel suo studio facendo esercizi e piscina per recuperare tutta la funzionalità del mio corpo. E’ stato il periodo più duro della mia vita ma grazie alla fede in Dio sono riuscito a regalarmi una seconda chance…".

Svincolato da 18 mesi e senza nessuna squadra disposta a puntare su di lui, França nel novembre 2007 non ci pensa due volte ad imbarcarsi per l’Italia e a raggiungere il suo cugino Carlos Bodini, centrocampista della Virtus Entella a Chiavari: “Erano i primi anni della gestione Gozzi e la squadra militava in Eccellenza. Io ottenni il permesso di allenarmi ma non riuscii a convincerli a tesserarmi anche perché la rosa era già al completo. Una squadra però la trovai comunque la Caperanese, che lottava per non retrocedere. Giocai 6 partite e segnai 3 gol che aiutarono la squadra a mantenersi in Eccellenza. Nel 2010 dopo l’esperienza negli States sono tornato in Italia con l’intenzione di rimanerci. La mia famiglia si trova bene qui, i miei figli sono nati in Italia ed io mi sento italo-brasiliano al 100%. Ho anche la cittadinanza da più di 10 anni, i miei nonni, infatti, sono originari di Terni”.

Cannoniere con la valigia, dal 2010 ad oggi non ha mai vestito la stessa maglia per più di una stagione ed in carriera ha vestito le maglie di 16 club diversi giocando pure in Libano, França non nega che gli farebbe piacere mettere le radici a Trieste e giocare il prossimo anno la prima partita da professionista a 37 anni: “La Lega Pro non è mai stata un cruccio o un ossessione per me. Ripeto sempre a chi mi fa questa domanda, che la Serie D è la mia Serie A. E’ chiaro che mi farebbe piacere vedere se riuscirei a segnare con questa continuità anche al piano di sopra, però ci sta anche che club professionistici non vogliano scommettere su un ‘vecchietto’ come me e preferiscono valorizzare un giovane. Sinceramente però a me finora la carta d’identità non mi ha mai condizionato: anzi spero e credo di poter giocare ancora qualche anno a questo livello. Ho ancora molti aspetti del mio gioco da migliorare. Ad esempio nel gioco spalle alla porta non sono ancora al livello cui vorrei essere: per questo studio i video di Toni e Pazzini, due maestri in materia. Perché non si smette mai di imparare…”.

Stefano Dolci
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