Ecco Mancini: “Soldi e donne? Dio e la famiglia danno la felicità”

Ecco Mancini: “Soldi e donne? Dio e la famiglia danno la felicità”

giovedì 8 gennaio 2015
Fantasia in campo e fuori. Manuel Mancini, classe '83, da Ostia, arriva a Messina per dare il proprio contributo alla causa giallorossa, forte del suo essere talento dentro al rettangolo di gioco e uomo di saldi principi nella vita. Un personaggio sui generis: sorridente, sereno e gioviale fin dalle prima battute, ma allo stesso modo determinato e voglioso di fare bene nel godersi questa nuova esperienza in riva allo Stretto. E' un Atleta di Cristo, facente parte del movimento composto da sportivi di tutte le discipline che hanno in comune l’amore per Gesù e lo riconoscono come Signore e Salvatore della loro esistenza. Diversi coloro che, in Italia, hanno aderito: Hernanes, Nenè, Felipe Anderson, Fabiano, Gaetano D'Agostino, Ciro Capuano, Daniele Avantaggiato, Ilyas Zeytulaev, Stefano Frittitta e Rafael Bondi. Senza dimenticare Nicola Legrottaglie, che ha “consegnato” la ribalta a questo realtà religiosa.

Fede e altruismo, voglia di dare all'altro: «Spero di essere utile in questa grande piazza, con giocate di livello ma anche in termini umani e morali all'interno dello spogliatoio, magari con qualche consiglio per i compagni». Mancini ha nel cuore la forza del Signore, la solidità di un credo scalfito da anni belli e difficili allo stesso tempo. Oggi sa cosa vuole ma non sempre è stato così: «Sono stato un ragazzo difficile, credo che a vent'anni c'avessi il cervello solo per spartire le orecchie - rivela con chiaro accento romano -. Ho detto spesso le cose in faccia e questo nel mondo del calcio non sempre viene accettato. Talvolta sono arrivato al muro contro muro con allenatori e dirigenti, magari con un atteggiamento diverso avrei avuto una carriera migliore, ma sono felice, a 31 anni sono in una realtà stupenda come Messina, ho una famiglia che amo, faccio il mestiere che mi piace, non mi manca niente. Puoi avere donne e soldi, super macchine e frequentare discoteche ed essere sempre infelice, perché cerchi la gioia in ciò che non può dartelo. Lui è qualcosa in più che hai dentro, che puoi dare a chi ti sta vicino, anche giocando a calcio. Il bene e il sentirsi libero. Ma bisogna passare dalla sofferenza per scoprirsi umili. Dio non ti giudica, se ha preso uno come me c'è spazio per tutti», ha aggiunto sorridendo.

Bellissimo anche il racconto sul come si è accesa la scintilla della fede: «A 19 ho perso mio padre, che per me era un punto di riferimento. Mia madre è rimasta vedova con otto figli da crescere, mi sono sentito responsabilizzato e ho capito che da solo non ce l'avrei potuta fare, la forza del Signore mi ha aiutato in tanti momenti. Al terzo anno in cui ero a Taranto frequentavo Rafael Tesser, era sempre felice. Abbiamo letto la Bibbia insieme ed è iniziata la mia purificazione. Adesso prima delle partite prego, per me, per chi indossa la mia stessa maglia, per la città per la quale difendo i colori».

Emanuele Rigano
www.messinanelpallone.it