Il Cuneo di Carlos França promosso in Lega Pro

Il Cuneo di Carlos França promosso in Lega Pro

mercoledì 13 maggio 2015
Cuneo ed il professionismo, un binomio che ritornerà a far parlare di sé a partire dal prossimo autunno. I biancorossi ce l’hanno fatta, riconquistando dopo un solo anno di Purgatorio la Lega Pro, al termine della trentottesima giornata di Serie D pareggiata 1-1 contro la Caronnese. Quel che bastava per raggiungere i 79 punti e fermarsi a +1 sul Sestri Levante secondo.

È superfluo soffermarsi sul match, surreale nel suo andamento blando (complice anche il caldo quasi estivo) e deciso da due lampi di classe nel torpore di una giornata con un protagonista annunciato (il Cuneo) ed un corretto sparring partner (la Caronnese, che non aveva nulla da chiedere al campionato). Prima al 33’, l’incornata perentoria di Soragna, bravissimo a svettare su un cross di Montante da sinistra e a direzionare la partita secondo i canoni sperati dai quasi 3 mila tifosi presenti al “Paschiero”; quindi il gol straordinario di Baldan, reo di aver gelato per un attimo la “torcida” biancorossa con un siluro dai trenta metri stampatosi all’incrocio dei pali (un bene per le telecamere Rai, che oggi trasmettevano in diretta nazionale).

È inutile, invece, lasciarsi andare ai facili moralismi di fine stagione, quando ormai tutto è compiuto. Meglio, invece, riassumere in tre immagini le ragioni di questo trionfo stupendo.

È stata la vittoria della voglia di vincere. Sembra paradossale, ma così è. Il Cuneo di Iacolino ha voluto più di ogni altra squadra vincere questo campionato. Indispensabile il complemento di specificazione: ha voluto trionfare il Cuneo di Iacolino, non un’altra squadra. Non ce ne voglia Milani, che non andrebbe forse nemmeno scomodato, ma non si può negare che gran parte dei meriti vanno attribuiti al tecnico che già fu trionfatore in questa piazza. La sua piazza. Ha vinto il suo Cuneo, che ha saputo conquistare quella continuità di risultati e mantenere quella costanza di rendimento utili per restare al vertice nel momento chiave della stagione. In un ipotetico campionato ridotto, a partire dalla decima giornata (quando subentrò Iacolino, in Derthona-Cuneo 1-1), i biancorossi avrebbero ottenuto 65 punti, contro i 60 del Chieri ed i 57 del Sestri Levante. Basti questo per rendersi conto della forza di questa squadra, che non ha voluto dare spettacolo sempre, inseguendo solo ed esclusivamente i tre punti in ogni gara, ottenendo l’intera posta in palio 24 volte su 38, più di ogni altro avversario. 79 punti (2.08 a partita) valgono il primato, ma hanno in sé l’intrinseca testimonianza delle difficoltà incontrate in questo campionato, uno dei più equilibrati degli ultimi anni, nonché il primo a 20 squadre.

È stata, poi, la vittoria del gruppo. Più forte della crisi di inizio stagione (alla sopracitata decima giornata era ad 8 punti dalla capolista Lavagnese) ma più forte, soprattutto delle singolarità presenti al suo interno. Certo, i 27 gol di França, capitano eterno ed atleta di Cristo sincero (a fine gara ha pregato con i “suoi”a metà campo), o i 15 di Soragna (42 reti in due!) hanno avuto un peso non indifferente, decidendo partite che avrebbero potuto avere esito diverso. Ma non è stata forse decisiva allo stesso modo la doppietta del giovane Begolo contro l’Oltrepovoghera a tre giornate dalla fine? Oppure le strepitose parate di Cammarota che blindarono il 2-1 nel derby di ritorno contro il Bra? O ancora, le sgroppate di Montante, la geometria di Lodi, la leadership difensiva di Carretto? Insomma, è stato un Cuneo di tenori ed ottime voci, inseriti all’interno di un coro perfetto, guidato da un grande maestro.

È stata, infine, la vittoria della società e di un’intera città. Del presidente, che ha avuto voglia e forza nel ricominciare dopo il suicidio della doppia retrocessione, investendo e restando vicino ai suoi anche quando altri “impegni” lo hanno chiamato a farsi da parte. Di tutti coloro, che, insomma, ha fatto le scelte giuste al momento giusto (inutile riaprire il solito elenco), sostenuti dall’affetto di un pubblico magnifico. 2500, forse tremila persone che non vedevano l’ora di confrontarsi nuovamente con il grande calcio e con il grande sport, dopo che, per ragioni sportive e non, nel giro di un solo anno avevano perso tutto il bello dello agonismo professionistico (calcio o volley che sia).

Ora la palla, come scritto più a chiare lettere su alcuni striscioni all’interno e all’esterno del “Paschiero”, passa a chi di dovere, per poter risolvere la solita, infinita “grana” dello stadio. Nulla, però, cancellerà questa rimonta storica.

Carlo Cerutti
www.ideawebtv.it