Nicola Legrottaglie. Io, Calciatore di Gesù

mercoledì 8 agosto 2007


(apparso sul numero 32/2007 di CHI, Mondadori Editore - 8 agosto 2007)

«Ho attraversato un periodo buio: andava tutto storto, dal lavoro  all’amore. Poi, un anno fa, la mia vita è cambiata grazie alla  preghiera e alla fede», svela il giocatore, che è entrato a far parte degli Atleti di Cristo, un movimento evangelico cui appartengono  diversi sportivi, tra i quali il milanista Kakà

Monica Mainardi

Nella vita credevo di avere ottenuto tutto quello che si potesse desiderare. Soldi, notorietà, belle ragazze, auto potenti e il lavoro che avevo sognato fin da ragazzino: il calciatore. Poi, due anni fa,  ho attraversato un momento di crisi. Tutto quello che avevo sembrava  non avesse più senso, in me sentivo un grande vuoto. Che ora è stato  riempito. Grazie alla fede in Cristo e alla preghiera».  Nicola Legrottaglie, difensore della Juventus (ma in predicato per un  possibile cambio di squadra), inizia così il racconto della sua storia recente, che l’ha portato a riscoprire la fede e ad aderire agli Atleti di Cristo, un movimento evangelico nato in Brasile nel 1984 che attualmente ha nel calciatore milanista Kakà il suo più noto portavoce (chi non ricorda le sue magliette con la scritta “I belong  to Jesus”, ossia “Io appartengo a Gesù”, e le sue preghiere sul campo  di calcio?). Ma che in passato ha avuto tra le sue fila altri grandi  campioni, come il pilota di F.1 Ayrton Senna, il pugile George  Foreman, i calciatori Amarildo e Taffarel.  Tra gli Atleti di Cristo, ora c’è anche lui, un italiano: Nicola Legrottaglie. Trent’anni, pugliese (è nato a Gioia del Colle, ma è cresciuto a Mottola, in provincia di Taranto) e una vita dedicata al pallone («già a 7 anni avevo in testa solo il calcio», ricorda), dopo aver militato nelle serie minori, approda in serie A nel 2001, con il  Chievo. Nel 2003 l’arrivo alla Juve, con un intermezzo prima nel Bologna e poi nel Siena, dove viene concesso in prestito. Ed è a Siena che Nicola ha iniziato la sua svolta esistenziale. Che l’ha cambiato anche nell’aspetto esteriore, senza più le mèches bionde che un tempo lo caratterizzavano.

Domanda. Come è avvenuta questa svolta?
Risposta. «Ha origini lontane. Sono stato guidato fin da piccolo alla fede in Dio da mia madre, che, dopo essere stata cresciuta nel cattolicesimo, entrò a far parte di una Chiesa evangelica, che tutt’ora frequenta. La passione per il calcio, però, aveva sempre avuto il sopravvento in me e non avevo mai approfondito il mio percorso di credente. Giocando, sono poi arrivati i soldi, la bella vita. Non mi sono fatto mancare niente. Mi sono divertito, come tanti altri colleghi che come me si trovano, poco più che ragazzi, a fare una vita da privilegiati. Poi, due anni fa, è arrivato un periodo buio. Avevo problemi sul campo, complice anche una pubalgia che non guariva, l’umore era a pezzi e andava male anche in amore: mi stavo asciando con la mia ragazza, Jessica. La vita che conducevo non mi piaceva più. Sentivo che dovevo cercare altro. Adesso so che quello che di cui ero alla ricerca era Cristo e la sua parola».

D. Come l’ha trovato?
R. «Giocavo nel Siena. Nel gennaio dello scorso anno arrivò dal Crotone il paraguaiano Tomas Guzman. Un giorno, in allenamento, mi sento bussare alla schiena. È Tomas, che mi fa una domanda rimastami nel cuore. Mi chiede se sono credente. Tomas è un Atleta di Cristo e, poiché aveva saputo che mia madre era evangelica, voleva sapere se anche io condividevo quella fede. Da allora la mia vita è cambiata.  Come se, attraverso quella domanda di Tomas, mi avesse chiamato Cristo. Ho cominciato a leggere la Bibbia, a pregare con regolarità.  E spesso lo facevo con Tomas, che era diventato mio amico e compagno di stanza quando andavamo in ritiro. Lui è molto preparato, anche perché è figlio di un pastore evangelico. E più il tempo passava, più vedevo in Tomas l’uomo che avrei voluto essere io. Sereno e felice,  sia nel lavoro che nel privato, con una moglie che amava e con cui condivideva la fede. Tutto ciò che faceva e diceva era coerente con la parola di Cristo. In lui c’era tranquillità, amore per il prossimo. Così io iniziato il mio percorso verso Gesù Cristo».

D. Quando è entrato a far parte degli Atleti di Cristo?
R. «Lo scorso anno».

D. Che cosa significa essere un Atleta di Cristo?
R. «Vivere secondo i dettami di Cristo, dare testimonianza della sua parola. Anche su un campo di calcio. Il movimento degli Atleti di Cristo in Italia è arrivato ufficialmente nel 2000, grazie a Zé Maria, Marco Aurelio e Chamot (rispettivamente ex calciatori di Inter, Vicenza e Milan, ndr.). Oggi il più noto Atleta di Cristo in Italia è Kakà, ma anche in passato hanno giocato da noi alcuni di loro. Da Taffarel ad Alemão, che si convertì quando era nel Napoli di   Maradona. Su di lui c’è un bell’aneddoto: Alemão era solito girare per Napoli armato di pistola. Poi, dopo l’incontro con Cristo, la sua arma divenne la Bibbia, che aveva sempre con sé».

D. Fate riunioni ufficiali?
R. «Due volte l’anno. Ci raccontiamo le nostre esperienze di vita, preghiamo, cantiamo. Ma siamo sempre in contatto: ci telefoniamo o ci si vede in campo».

D. Fa opera di proselitismo?
R. «Non faccio proselitismo. Noi non siamo una setta in cerca di adepti. Noi vogliamo dare testimonianza di Cristo, cercando di vivere come Lui ci insegnò. Se poi una persona ci cerca per una parola di conforto, noi ci siamo».

D. Frequenta una chiesa?
R. «La chiesa evangelica di Torino e quella di Beinasco. Ci vado almeno una volta a settimana. Spesso due. Si legge la Bibbia, si canta. E una volta al mese ricordiamo l’Ultima cena di Cristo».

D. Pensa di essere cambiato?
R. «Molto. Sono in pace. Prima ero rancoroso, volevo impormi e avere l’ultima parola, vivevo per piacere a me stesso. Oggi voglio piacere a Cristo. Ho imparato a essere temperante, a perdonare. Il mondo è pieno di tentazioni, ma Gesù ci aiuta a resistere».

D. Nessun collega calciatore  l’ha mai presa in giro?
R. «Talvolta, ma in modo scherzoso. Può “far specie” vedere che preferisco andare a pregare piuttosto che in discoteca».

D. E l’amore? È fidanzato?
R. «La donna con cui mi fidanzerò sarà mia moglie. Ma ho ripreso a vedere Jessica, la mia ex. Un giorno la invitai per un aperitivo a Milano, dove lei vive e lavora. All’inizio fu turbata dal mio cambiamento. Poi ha voluto capire e si è avvicinata alla mia nuova vita. Oggi frequenta una chiesa evangelica a Milano e così stiamo riprendendo a conoscerci».

D. Pensa sia la donna giusta?
R. «Sarà Gesù a farmelo capire: quando ti affidi nelle Sue mani, è Lui che gestisce la tua vita. E, se sarà un sì, ne sarò felice, perché la cosa che ora mia manca di più e che Gli chiedo è la famiglia».

D. Rimpiange qualcosa del Legrottaglie di un tempo?
R. «Francamente nulla».