Nicola Legrottaglie racconta il suo incontro con Dio e la fede

Nicola Legrottaglie racconta il suo incontro con Dio e la fede

giovedì 18 dicembre 2014
L'appuntamento telefonico è a mezzogiorno: ho con me l’emozione che mi accompagna ogni qualvolta devo cominciare una nuova intervista, emozione composta e mista di ammirazione e curiosità. In questo caso, però, all’emozione solita, si unisce anche la mia consapevolezza di non avere grande dimestichezza con il calcio e trattandosi di un’intervista al calciatore Nicola Legrottaglie, questa dovrebbe essere una sorta di condicio sine qua non. Ma scoprirò che non è esattamente così. Con Nicola Legrottaglie affronteremo diversi argomenti nella ventina di minuti a disposizione, ma il calcio, per usare una metafora sportiva, fra le poche che conosco, resterà a bordo campo, sarà toccato appena con la punta del piede perché rientra nella vita del protagonista, ma non sarà di certo l’elemento fondamentale. Ne parleremo ma non ci soffermeremo se non con qualche delicata “scivolata” sugli esordi, sul successo, sulle vittorie: si parlerà di valori, di famiglia, di amore, di necessità di sostenere ed aiutare i bambini. La voce di Nicola Legrottaglie, una voce che mi sarei aspettata altisonante e voluminosa per tono, quasi come un’azione vincente nella metà campo, è calma, serena, delicata, è di quelle voci che vogliono dire lasciando depositare ciò che dicono, senza imporlo, senza dettarlo dall’alto.

Signor Legrottaglie, ci parla del suo rapporto con la fede che tanta parte occupa della sua vita: in che modo l’ha aiutata e cambiata anche nella carriera?
La mia fede è uno stile di vita giornaliero, una pratica costante, è la fede vista come opera e non come puro misticismo. Ciò che bisogna prefissarsi è una pratica dell’amore costante, rivolta agli altri, questo è fondamentale ed i benefici che ne scaturiscono si intravedono in tutto, dal lavoro alle relazioni, alle problematiche che si affrontano quotidianamente.

I giovani guardano solitamente ai calciatori come a modelli di successo e di potere: ma quale crede debba essere il messaggio che non solo il calcio, ma lo sport in genere, può veicolare alle nuove generazioni?
Io punterei soprattutto sul valorizzare i valori, nonostante il gioco di parole, credo sia necessario. I giovani otterranno poco se credono di poter affrontare tutto solo raggiungendo il successo o ciò che li appaga. E l’inizio di tutto ciò è nella famiglia, nella fucina dove vengono formate le nuove generazioni. E vedere Gesù come guida, come fonte di sostegno e di ispirazione, è il primo passo.

Chi era Nicola Legrottaglie da bambino? Il calcio è sempre stato il suo sogno?
Si, era la mia passione sin da bambino: è stato mio padre ad inculcarmi l’amore per questo sport, lui giocava a livello amatoriale, dilettantistico. Ho cominciato dando i primi calci sulle strade, nelle piazze, cose semplici che ormai non esistono più, complice anche l’uso anzi l’abuso della tecnologia che tende sempre di più ad isolare i ragazzi e a renderli sedentari. Per me il calcio, da ragazzino, era anche un momento di incontro, di possibilità di socializzare. Poi il mio talento è stato notato e da quel momento, ho cominciato a fare provini su provini, era un treno che stava passando e che non potevo lasciarmi sfuggire. Infatti ho realizzato così il mio sogno di giocare in squadre importanti.

Come si fa nel suo mondo a restare con i piedi per terra? Non è facile correre il rischio di perdere il senso della realtà? Lei come ci è riuscito e quali consigli darebbe?
Nonostante avessi un certo equilibrio e, soprattutto, alle spalle una famiglia solida con dei valori precisi, ho traballato anche io. Ti guardi intorno e ti rendi conto che è facile sentirsi a diversi metri da terra, la fama, la gloria, i guadagni, ti stordiscono. Poi però ad un certo punto ti rendi conto che successo e soldi sono fardelli troppo pesanti e che non puoi portarli da solo. Se ti rendi conto di questo sei salvo, se credi di poter fare tutto da solo e pecchi di orgoglio, allora sei pronto per precipitare, per cadere. Sono caduto anche io, sono caduto proprio nel momento in cui ho pensato che con i soldi ed il potere potevo fare tutto. Per questo ringrazio Dio che mi ha aiutato a restare con i piedi per terra e per questo consiglio alle famiglie di essere sempre presenti con i propri figli e di curare i nuclei familiari, perché quello è il momento fondamentale per formare una persona.

A chi ha dedicato la sua prima partita o il suo primo goal?
Ho sempre considerato la mia famiglia fondamentale: mi hanno dato tutto il sostegno di cui necessitavo e hanno condiviso i miei momenti di gioia e quelli di dolore. E ho sempre dedicato a loro i miei goal o le esperienze più belle. Ad un certo punto mi sono reso conto che davvero c’è molta più gioia nel dare che nel ricevere.

C’è un sogno che Nicola Legrottaglie non ha ancora realizzato?
Io vivo di sogni, attualmente faccio l’allenatore ed il mio sogno è quello di vedere il mio team capace di fare la differenza su tutti i campi, vederlo come ambasciatore di un messaggio di fede, pronto ad inculcare i valori nello sport e, di conseguenza, nei bambini e nei giovani.

C’è stato un incontro nell’arco della sua carriera a cui guarda con gratitudine? Una persona a cui deve tanto?
In un momento particolare della mia vita, otto anni fa, ho incontrato un collega, Tomas Guzman, che per me è stato fondamentale. Lui è sempre stato un uomo di fede e mi ha messo davanti Dio nel momento in cui ne avevo più bisogno. Questa è la dimostrazione tangibile che le persone diventano strumenti che Dio usa per aiutare e salvarci. Io in Guzman ho visto la potenza e l’amore di Dio.

Conosce il Ravello Festival? E le piacerebbe assistere ad uno degli eventi?
È bellissimo diffondere cultura e messaggi positivi attraverso la musica. Mi piacerebbe essere presente con la musica che amo, la mia musica come la chiamo io, quella degli Hillsong, un gruppo cristiano molto noto all’estero, dall’Asia agli USA all’Inghilterra e che veicola attraverso la musica messaggi importanti. Hanno cambiato tanti destini e tante vite con la loro musica intrisa di valori e positività, verrei con loro e con i miei ragazzi.

Un rimpianto di Nicola Legrottaglie?
È difficile dirlo, anche perché ho fatto tutto quello che potevo fare. Forse rimpiango di non aver incontrato Dio prima, avrei evitato di fare tante cavolate.

Il suo ultimo pensiero prima di dormire?
Leggo sempre la Bibbia e prego, ringraziando Dio per ogni giornata, ogni giorno in più è un dono. A volte diamo per scontate le cose, facciamo sempre la lista di ciò che ci manca e non guardiamo mai alle cose che già abbiamo, passano sotto gamba come se ci fossero dovute.

L’intervista si chiude qui, con il tono di serenità con cui si era aperta. E con quello straordinario senso di pace che lasciano solo le persone speciali.

Emilia Filocamo
www.ravellomagazine.com