“Invidio la fede di Guzman”

sabato 26 settembre 2009

Lucas Simon e la Bibbia di mamma Cristina

L’attaccante del Piacenza fa parte degli Atleti di Cristo, il movimento di sportivi di fede evangelica. “Nelle Scritture ho trovato un aiuto fortissimo” 

“A sedici anni vado via da casa per andare a giocare in un’altra città, sempre in Argentina. È la prima volta che devo lasciare la mia famiglia, i miei parenti, i miei amici”. Cristina, la mamma di Simon, prepara la valigia per il figlio. Apre l’armadio e sceglie tutto con cura:  le camicie, i maglioni, le magliette, le calze, le scarpe. E il solito paio di jeans, i preferiti di Lucas. Poi Cristina apre la tasca interna e ci infila dentro una copia della Bibbia. “L’ho trovata quasi subito e da quel giorno l’ho sempre portata con me - ricorda Simon -. Però l’ho aperta per la prima volta solo sei anni dopo, a Pescara”.

“Invidio la fede”. Lucas può dire tutto: il dribbling, il sinistro, il tocco di palla, la fantasia. “Cosa invidi al tuo compagno Guzman?”,  gli chiedono durante la presentazione ufficiale del Piacenza Calcio in piazza Cavalli, un paio di settimane fa. Simon ci pensa un attimo, uno solo. Poi,  deciso: “La fede”.
Guzman fa parte del gruppo degli “Atleti di Cristo”, un movimento di sportivi professionisti legati alla chiesa cristiana evangelica che si assumono la responsabilità di testimoniare Gesù nel mondo dello sport.  La fede, prima di tutto. La fede, sempre. “Anch’io, ormai da un anno, ho cominciato a interiorizzare gli insegnamenti di Dio e della Bibbia - dice Simon -. Guzman è  il mio esempio. Spiritualmente è fortissimo. Da quando lo conosco, si è  infortunato seriamente almeno tre-quattro volte a campionato, ma non si è mai buttato giù. Anzi. Guzman dice che è la croce a dargli la forza, nel calcio come nella vita”.
Prima, Nicola Legrottaglie. Anche il difensore della Juve ha scoperto la fede grazie a Guzman, ai tempi del Siena. Gli hanno fatto centinaia di interviste sui giornali, in tivù, alla radio. Nicola ha ripetuto sempre la stessa cosa: “Sono rinato grazie a Guzman”. Il prototipo del calciatore macho con le mèches e la fama di donnaiolo lascia spazio al credente che, a fine partita, esibisce la maglia con la scritta “Io appartengo a Gesù”. Puoi leggere la storia della sua conversione in un libro, “Ho fatto una promessa” (Piemme). Dopo Nicola, Lucas Simon. Che spiega: “Lì, sul palco di piazza Cavalli, ho risposto così proprio per questo motivo: un giorno vorrei avere anch’io la stessa forza spirituale di Guzman”.
“Ho iniziato a leggere la Bibbia l’anno scorso - dice ancora Simon - e ora l’ho quasi finita. Nei testi sacri ho trovato una grande pace, un’immensa soddisfazione e un aiuto fortissimo per vivere nel mondo attuale. Parlo tutti i giorni con Dio e tutti i giorni lo prego. È bello riunirsi con gli altri e parlare di queste cose”.

Al suo fianco la moglie. Intanto Tabatha, la moglie, è sempre lì, al suo fianco. Nata in una famiglia evangelica, come capita a tanti si era un po’ allontanata dalla preghiera. “Quando ho iniziato a leggere la Bibbia -  continua Simon - ho cominciato a parlarne con lei, che da allora mi accompagna nel mio viaggio verso Dio”.
Per capire fino in fondo le parole del giocatore del Piacenza devi riavvolgere,  devi tornare indietro. Periferia di Buenos Aires, primo agosto 1986. Lucas Simon nasce lì. Un campo dietro al campanile, due porte, un pallone, qualche amico con cui fare due tiri. “Io andavo a messa e poi a giocare. Almeno fino a quando hanno piantato gli alberi ai lati e in mezzo al campo, rendendolo inagibile.  Morale: ho smesso anche di andare in chiesa. Niente partitella, niente messa”.
Il tempo passa, Simon cresce. Diventa un calciatore professionista. Lucas fa l’attaccante: il gol come sola ragione di vita.  Nel 2005 ne fa dieci con la maglia del Nueva Chicago. Poi, un anno dopo, la telefonata del Piacenza Calcio:  “Ti aspettiamo qui”. In biancorosso gioca due campionati, uno con Iachini e uno con Remondina, poi sostituito da Somma. Nel 2008 va in prestito al Pescara. La Bibbia è sempre lì, nella tasca interna della valigia. Cristina sa che un giorno o l’altro il suo Lucas l’aprirà.


Filippo Merli