Zé Maria, in Kenya la seconda vita: “Qui ho ritrovato il sorriso”

Zé Maria, in Kenya la seconda vita: “Qui ho ritrovato il sorriso”

martedì 6 dicembre 2016
La prima cosa che lo ha colpito del Kenya è stato il sorriso delle persone e anche se poi il traffico lo stava facendo scappare via, è stato proprio guardando quei volti sereni, malgrado la povertà, che José Marcelo Ferreira, Zé Maria, ex terzino brasiliano di Parma, Perugia e Inter ha capito che da Nairobi non se ne sarebbe andato. Non prima della scadenza del biennale firmato a marzo col Gor Mahia, che ha portato a un passo dal titolo e alla finale della Coppa.
L’avevamo lasciata ad aprile ‘15, Romania, la ritroviamo in Africa.

“All’inizio di quest’anno un amico che sta a Nairobi mi ha proposto la panchina del club più importante del Kenya, il Gor Mahia, che aveva vinto gli ultimi 3 campionati, la Juve locale. All’inizio ero titubante, ma ho deciso di andare a Nairobi per vedere cosa mi aspettava: a parte il traffico, mi sembrava di essere tornato nel Brasile degli anni 50. Si passa dalla povertà alla ricchezza attraversando solo una strada, ma nessuno si lamenta e tutti sorridono e ciò mi ha conquistato”.

Com’è stato l’impatto col club?
“Sono arrivato al 5° turno, il Gor Mahia era 12° con 4 punti, ma alla fine dell’andata eravamo primi, alla pari col Tusker. Dopo però la federazione ci ha penalizzati di 3 punti per l’invasione di campo dei tifosi nella sfida col Tusker e siamo precipitati al 4° posto. Di solito per un’invasione si dà multa o squalifica, non il k.o. a tavolino, e questo ci è costato molto, perché psicologicamente i miei ne hanno risentito”.

La stampa come l’ha accolta?
“All’inizio i giornalisti mi hanno accolto con diffidenza, perché adoravano il vecchio tecnico (lo scozzese Nuttal, ndr), ma poi sono stati conquistati dal mio lavoro, tanto che oggi sono i primi a scrivere che tutte le squadre in Kenya dovrebbero giocare come il Gor Mahia, perché facciamo il calcio migliore. Tatticamente preferisco il 4-3-3 o il 4-2-3-1; per quanto riguarda la squadra ci comportiamo come un club europeo, quindi andiamo in trasferta in aereo e non più in pullman, e a volte facciamo doppie sedute di allenamento, cosa cui i giocatori non erano abituati”.

E come l’hanno presa?
“Credo bene, ma a dire il vero li capisco se parlano in inglese, lo swahili è incomprensibile”.

A che punto è il calcio in Kenya?
“Il Paese sta crescendo molto, stanno arrivando capitali stranieri e anche il calcio è in espansione. Ovvio, a livello di organizzazione c’è ancora tanto da fare, perché nessun club ha un proprio centro sportivo, i campi sono condivisi e la Nazionale non ha una base tutta sua. Ma al Gor Mahia hanno deciso di seguirmi e di affittare un centro sportivo autonomo per il 2017 e questa è sicuramente una grande vittoria”.

Qualche nome da segnalare?
“Due della mia squadra potrebbero giocare in Europa: Musa, difensore centrale di 25 anni, fisicamente molto forte e con un controllo di palla incredibile, specie sui campi impossibili dove a volte giochiamo, ed Eric Ouma, 20 ani, detto Marcelo, perché ricorda quello del Real, anche se per me è più forte, perché calcia di destro e di sinistro. L’ho fatto esordire ad aprile, è già titolare della Nazionale e l’ho pure proposto a qualche club italiano. Ma in Italia gli extracomunitari sono un problema e si tende a preferire un brasiliano a un africano, pur se questi costa meno”.

E l’obiettivo di Zé Maria qual è?
“Ora preparo il ritiro precampionato di gennaio, che vorrei vicino a Roma, organizzando amichevoli con Roma e Lazio o con team di B. Quando tornerò in Kenya parlerò con la Federazione: tempo fa mi avevano offerto la panchina della Nazionale, ma avevo rifiutato perché mancavano le condizioni. Ora le cose si stanno evolvendo, può nascere qualcosa d’interessante. Il Kenya è fuori dalla Coppa d’Africa e l’obiettivo è il Mondiale del 2022, quindi si può lavorare tranquilli”.

Ma all’Italia non ci pensa?
“Certo, prima o poi torno di sicuro ad allenare una squadra, magari proprio l’Inter...”.

Simona Marchetti
La Gazzetta dello Sport